Da Pubblica Amministrazione a Politica
di Paolo Tella
Dal dizionario Treccani si rilevano due significati molto distanti tra di loro: “1. In generale, il fatto di prendere parte a una forma qualsiasi di attività, sia semplicemente con la propria presenza che con la propria adesione; 2. Il fatto di concorrere insieme con altri alla costituzione e allo svolgimento delle attività di un istituto, di un ente, di un’azienda …”
La seconda definizione è l’essenza della democrazia e va ben oltre il voto.
E’ evidente la differenza tra la partecipazione come spettatore e la partecipazione alle decisioni come attore di un processo.
La Costituzione della Repubblica Italiana afferma l’esigenza di una «effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»; si auspica quindi la partecipazione degli studenti al governo della scuola, la partecipazione degli operai alla gestione delle fabbriche, la partecipazione alle scelte della Pubblica Amministrazione ed alla vita dei partiti.
Un maggior coinvolgimento degli interlocutori costituisce per tutti una risorsa decisiva: aumenta la visibilità dell’operato, permette agli interlocutori un confronto immediato fra le posizioni emergenti; diventa una condizione importante per l’efficienza delle politiche pubbliche e delle strategie d’impresa, è utile per la composizione dei conflitti legati alle scelte e per la responsabilizzazione reciproca.
La scorsa amministrazione del Comune dell’Aquila, ad esempio, aveva attivato i Consigli Territoriali di Partecipazione in ogni frazione, l’Urban Center come associazione partecipata da associazioni culturali e dal Comune per discutere e proporre progetti e favorire l’ascolto, ha approvato un Regolamento per la Partecipazione attraverso cui qualsiasi gruppo di cittadini poteva interloquire direttamente con l’Amministrazione.
In sostanza si attivava la partecipazione alle scelte attraverso un sistema di ascolto strutturato e diffuso; fu uno dei Comuni più avanzati in questo senso e poi, grazie al ministro Barca, il Comune ha contribuito a gestire per quattro anni il Festival Nazionale della Partecipazione mettendo a confronto le esperienze di tutta Italia su questo tema. Era uno dei cinque eventi nazionali finanziato per la ripresa sociale ed economica dopo il terremoto del 2009.
Non ne è rimasto niente a parte l’Urban Center, basato esclusivamente sul volontariato e partecipato da molte associazioni culturali, che continua a svolgere il suo ruolo come unico e prezioso strumento di partecipazione, fornisce indirizzi idee e progetti al Comune che, in alcuni casi, ne tiene conto.
Nella Pubblica Amministrazione il coinvolgimento è definito come l’interazione e la comunicazione bidirezionale tra i cittadini e il governo. Comunicazione bidirezionale come in realtà dovrebbe essere ogni attività di comunicazione: in andata con il messaggio emesso ed in ritorno con l’ascolto attivata; i giornalisti danno informazioni non fanno comunicazione, gli smanettoni dei social diffondono card non fanno comunicazione. Con la partecipazione i processi decisionali vengono migliorati coinvolgendo le persone interessate e intimamente legate alle sfide della società. Sebbene i mezzi tradizionali come i forum pubblici, gli incontri nei municipi e così via siano ancora rilevanti, forme più innovative e convenienti di coinvolgimento diretto dei cittadini stanno facendo progredire i modi in cui questi ultimi possono partecipare alle procedure di governo ed alle decisioni.
Nonostante le diverse forme di coinvolgimento dei cittadini, l’ideale è che la partecipazione sia caratterizzata da un obiettivo chiaro, da una struttura e da un processo chiari, da un’influenza documentata sui processi decisionali e da opportunità di rappresentanza inclusiva e continua. La partecipazione deve essere informata.
In questo modo, e solo in questo, la democrazia diventa partecipata da interlocutori che hanno a cuore i destini di una città e di un territorio, in questo modo gli eletti diventano responsabili operativi dell’attuazione degli indirizzi dei cittadini che forniscono indicazioni sulle proprie esigenze e l’amministrazione decide in maniera trasparente e fuori dalle segrete stanze.
Ma esiste anche un’importante differenza tra i need holders (portatori di esigenze) come i cittadini, e gli stake holders come le imprese.
Naturalmente la partecipazione a scelte di governo può essere attuata coinvolgendo gli stake holders (imprese e soggetti economici) che hanno generalmente interessi contrastanti con quelli dei need holders (cittadini, associazioni): immaginiamo la realizzazione di un parco con verde pubblico che va contro la realizzazione di centri commerciali o nuovi quartieri edificati. Immaginiamo l’attrazione di nuove imprese che potrebbero portare occupazione e che va incontro alle esigenze dei giovani in cerca di lavoro ma che non deve creare concorrenza con quelle già esistenti e dovrebbe andare incontro alle specializzazioni esistenti e create dalle università locali.
E’ un lavoro di pianificazione strategica che ogni Comune dovrebbe fare e che viene riassunto da un termine molto usato “idea della città futura”.
Questo è il ruolo della Politica.
Immaginiamo una città futura come polo universitario tecnologico con imprese ad alta specializzazione, oppure una città turistica pronta ad accogliere turisti religiosi o turisti della montagna? Immaginiamo una città dormitorio per chi lavora Roma e necessita di una ferrovia veloce oppure servono alberghi per convegni in cui discutere del futuro delle aree interne che potrebbero essere attrattive per investitori specializzati in incoming montano e del benessere compreso le produzioni alimentari tipiche di alta qualità?
L’dea della città futura deve essere presentato da chi si candida alle elezioni e, anche in questi casi, la differenza la fa la partecipazione e l’ascolto dei residenti: cittadini, imprenditori, studenti, università, associazioni di categoria.
Servirebbe un disegno condiviso, una vision, una visione del futuro che sia coerente con la storia della città.
Abbiamo appena visto concludersi una campagna elettorale importante e possiamo comprendere chi ha applicato l’ascolto per favorire la partecipazione e chi non lo fa; esiste una scuola ormai decennale sullo sviluppo locale e non sarebbe difficile favorire la partecipazione per aumentare i consensi ma, soprattutto, per capire veramente cosa serve a chi, e cosa si può effettivamente mettere in campo tra le poche risorse disponibili per ottenere cosa.
L’aspetto più evidente, ancora una volta, è la differenza tra destra e sinistra: mentre a destra vige un populismo che propone/impone soluzioni che poi vengono diffuse come promesse, a sinistra vige un teorico metodo di ascolto e di partecipazione che si dichiara in campagna elettorale ma non viene portato in fondo.
Il contrario di populismo è democrazia, e la democrazia si attua con la partecipazione.
I risultati dell’ascolto dovrebbero essere diffusi come giustificativo e rafforzativo delle proposte di governo, cosa che non è stata fatta.
Pertanto la dichiarazione di campagna di ascolto viene immediatamente smontata come non coerente, ed a poco bastano le grandi qualità di un candidato riconosciute da tutti, amici e nemici.
Il M5S di fatto non attua partecipazione alle decisioni, segue la linea nazionale del leader come FdI, Azione ed Italia Viva. Qui ci sono leaders senza partito e la loro tradizione populista li porta a perdere elettori quando devono spiegare cose non coerenti con i motivi di forte contestazione che li ha fatti crescere quando erano all’opposizione.
La Lega ha un forte dibattito interno come Forza Italia, ma l’influenza del leader è determinate e condiziona tutto come nella miglior tradizione populista.
M5S ha acquisito consensi con il Vaffaday ed oggi li perde quando si allea con il PD.
Lo stesso PD, il partito più importante e più grande della coalizione a sinistra, ha attivato il suo nuovo corso sulla spinta di Elly Schlein ma non va oltre le dichiarazioni: infatti lo slogan “apertura e rinnovamento” non trova ancora applicazione in un meccanismo di ascolto dei tesserati che spesso non vengono coinvolti nelle decisioni mentre si era dichiarato che si sarebbero tenute assemblee frequenti ed aperte a tutti gli iscritti.
La partecipazione alle decisioni è difficile da attuare perché serve una struttura organizzata ed una capacità di porre le questioni in maniera comprensibile ed informata: non può partecipare alle decisioni chi non conosce le tematiche in cui è chiamato a partecipare. Quindi la raccolta delle esigenze e degli interessi deve essere differenziata per tipologia di cittadino e serve una modalità flessibile e fortemente trasparente in modo da far comprendere, ad esempio, a chi vuole le piste ciclabili quali sono le conseguenze per tutti gli altri utenti e fare sintesi trovando equilibrio tra tutti.
Altrimenti meglio fare i populisti che promettono tutto e poi fanno quello che riescono a fare, ma senz’altro con una grande semplificazione derivante dall’inesistente partecipazione, dalla tutela di soli interessi dei pochi che riescono ad indirizzare scelte economiche, dal mancato rispetto di esigenze collettive e dalla mancanza di una visione futura della città.
Il contrario di populismo è democrazia, e la democrazia è molto difficile da gestire.
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