Di Nunzia Masci
Un gazebo in piazza, due tavolini, qualche modulo per il tesseramento e una scatola di cartone trasformata nel bussolotto delle idee. È bastato questo, nel cuore di Paganica, la frazione più popolosa dell’Aquila, per compiere un piccolo miracolo di partecipazione collettiva. La Pro Loco locale rischiava di spegnersi, sopraffatta dal peso di una gestione rimasta sulle spalle di appena quattro persone. “Eravamo rimasti in quattro – racconta Luana Masciovecchio, vicepresidente dell’associazione – e portare avanti le iniziative era diventato difficile. Così abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e di riportare al centro della piazza principale del nostro paese l’attenzione sulla Pro Loco e la volontà di non mandare all’aria gli sforzi fatti fino ad oggi per preservare quanto di buono si è fatto”. La risposta della comunità è stata straordinaria: circa cento nuovi tesserati in un solo fine settimana, un segnale chiaro di affetto e la dimostrazione che i cittadini non sono disposti a lasciar morire la memoria e la socialità del proprio territorio. “Siamo soddisfatti del riscontro ottenuto – hanno commentato dal direttivo – perché è indice del fatto che è stato compreso lo sforzo di mantenere in vita la ricchezza culturale e tradizionale che la nostra comunità possiede”. Il successo dell’iniziativa di Paganica non è soltanto una bella notizia di cronaca locale, ma rappresenta uno spaccato emblematico di quanto la presenza delle Pro Loco sia vitale, oggi più che mai, per l’intero tessuto sociale dei piccoli e grandi centri italiani, in particolar modo nelle aree interne.
Per comprendere appieno la portata di questo fenomeno, occorre ricordare che le Associazioni Pro Loco nascono formalmente in Italia verso la fine dell’Ottocento, precisamente a Pieve Tesino nel 1881, con lo scopo primario di accogliere i viaggiatori e valorizzare le bellezze naturali e paesaggistiche locali. Con il passare dei decenni, e in modo capillare nel corso del Novecento, queste realtà si sono trasformate da meri uffici di informazione turistica in autentici presidi culturali e sociali. Nel contesto specifico dell’Abruzzo interno, storicamente caratterizzato da una geografia complessa e da una forte identità di paese, il ruolo delle Pro Loco è diventato fondamentale. In queste terre, dove l’inverno lungo e rigido spinge naturalmente le persone a chiudersi nelle case favorendo un progressivo isolamento, la Pro Loco ha sempre rappresentato quella fiammella capace di mantenere vivo il calore della comunità. È l’ente informale che organizza la festa patronale, la sagra che valorizza le tipicità locali, il dibattito pubblico, la giornata dedicata agli anziani o il laboratorio per i bambini.
Oggi, tuttavia, il panorama in cui operano queste associazioni si è drasticamente complicato. Il cambiamento della composizione sociale, il disinteresse verso il luogo in cui spesso si va solo a dormire quando il lavoro ci porta lontano, lo spopolamento inesorabile delle aree interne, la fuga dei giovani verso i grandi centri urbani e il conseguente invecchiamento della popolazione hanno ridotto ai minimi termini la forza lavoro volontaria. A questo si aggiunge un passaggio del testimone generazionale che risulta spesso conflittuale o del tutto assente: da un lato la resistenza delle vecchie guardie a cedere le redini dell’organizzazione, dall’altro la difficoltà delle nuove generazioni a trovare spazi di espressione adatti ai propri linguaggi. Quando la continuità si interrompe, il rischio non è solo quello di cancellare una singola festa di paese, ma di accelerare la dispersione del nucleo sociale, sfilacciando definitivamente quel senso di appartenenza che tiene insieme una comunità.
In questo contesto in rapida evoluzione, la storia di Paganica insegna che per salvare il patrimonio culturale non basta preservare la tradizione, ma occorre cercare con coraggio l’innovazione. Il tessuto sociale è mutato: le esigenze dei cittadini moderni, anche nei centri più piccoli, richiedono attività diverse, capacità di fare rete con le altre associazioni del territorio e strumenti di ascolto innovativi come il semplice bussolotto delle idee messo in piazza dal nuovo direttivo. Guardare al futuro significa creare sinergie, promuovere eventi culturali inclusivi, dibattiti su temi attuali e spazi intergenerazionali dove i bambini possano imparare dagli anziani e i giovani possano portare idee fresche e digitali. Le Pro Loco non devono essere intese come nostalgici custodi di un passato che non c’è più, ma come laboratori dinamici di cittadinanza attiva. L’esperienza di Paganica lo dimostra.
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