di Melania Aio
Un tocco di giallo per la stagione teatrale pescarese. Al Teatro Cordova arriva Trappola per topi di Agatha Christie, il mistero più celebre del teatro mondiale.
Nel cinquantenario della morte della scrittrice (1976-2026), l’Associazione Culturale Profumo di Scena e la Compagnia Teatrale Ennio Flaiano®, di Rossella Mattioli e Paolo Rosato, riportano sul palco il “giallo dei gialli”: appuntamento venerdì 27 febbraio alle ore 21. In scena Antonio Barretta, Pietro Cerritelli, Tatiana D’Ambrogio, Marco Luigi D’Amelio, Emanuele De Marco, Mariachiara Di Michele, Roberta Gagliardi e Andrea Marino.
Trappola per topi è costruita come un ingranaggio perfetto: ritmo serrato, tensione che cresce scena dopo scena, attraversata da una vena di ironia sottile che alleggerisce senza mai tradire il mistero. I personaggi non sono semplici maschere di genere, ma figure sfaccettate, abbastanza eccentriche da sfuggire al cliché e abbastanza ambigue da tenere viva l’attenzione. È proprio qui che si inserisce la chiave della messa in scena: rispetto del testo, ma anche libertà interpretativa. Perché custodire un classico non significa imbalsamarlo, bensì restituirgli vita, ritmo, personalità.
A guidare la regia è Rossella Mattioli. Nel corso della sua carriera ha affiancato all’attività teatrale numerose esperienze televisive – tra cui partecipazioni a fiction come Un medico in famiglia, Rex, L’onore e il rispetto, Il bello delle donne e Ripley – oltre a diversi cortometraggi. Attiva sul palcoscenico fin dall’età di diciotto anni, ha collaborato con realtà culturali del territorio come il Florian di Pescara e firmato numerosi lavori che intrecciano musica e teatro, al fianco di orchestre, ensemble strumentali e solisti di fama internazionale.
Intervista al direttore artistico Paolo Rosato
Nonostante il successo internazionale, “Trappola per topi” è raramente inserito nelle stagioni italiane: cosa vi ha spinto a portarlo in scena a Pescara?
Le rappresentazioni, interrotte solo nell’anno del covid, dal 1952 a oggi, riguardano Londra. In Italia c’è stata una tournée, tra il 23 e il 25, con Ettore Bassi. Ma per il resto, non mi pare che sia un titolo inserito nelle stagioni tradizionali. A Pescara, per esempio, penso non sia mai andato in scena. Probabilmente lo stesso vale per la regione Abruzzo. Tra i nostri obiettivi c’è quello di spaziare quanto più possibile tra autori e titoli, anche passando da generi totalmente opposti. Non penso a un dialogo particolare col pubblico, diverso da quello che il teatro in genere può e deve intrattenere col pubblico contemporaneo. La risposta che stiamo avendo è però già molto soddisfacente.
Tra thriller cinematografici e serie crime, quale specificità può ancora rivendicare il giallo teatrale?
Il giallo teatrale ha la specificità di essere appunto “teatrale”. Per quanto cinema e televisione ricoprano un ruolo importante, il rapporto reale e concreto tra attori e pubblico in sala, l’incontro tra persone in presenza, è oggi quanto mai fondamentale, per rispondere ai rischi di degenerazione e virtualizzazione che la realtà sta subendo a causa dell’uso indiscriminato dei social.
Questa produzione punta molto sul coinvolgimento attivo dello spettatore: quanto è centrale, nella vostra idea di teatro, il ruolo del pubblico come parte integrante del meccanismo scenico?
Il coinvolgimento attivo del pubblico non è da intendersi come interazione verbale o fisica con la scena, almeno nella maggior parte dei nostri spettacoli. Dipende per lo più dalla capacità che tutti gli elementi messi in gioco – movimento, parola, musica, danza, luci, ecc. – hanno di sospendere lo spettatore dalla sua dimensione spaziale e temporale quotidiana.
Intervista alla regista Rossella Mattioli
In uno spettacolo dove ogni parola può essere un indizio o un depistaggio, come si lavora sulla misura, evitando sia l’eccesso sia la neutralità?
Si tratta di un lavoro molto delicato, anche in considerazione del fatto che, in questo caso, gli attori non sono dei professionisti nel senso pieno del termine. In questo spettacolo il carattere di certi personaggi chiede delle forzature che sono nelle loro corde, e naturalmente tali “forzature” non devono travalicare i limite della credibilità del personaggio stesso.
Nella sua regia ha privilegiato l’aspetto psicologico dei personaggi o la precisione del ritmo?
Ho cercato un equilibrio tra questi due aspetti. A volte il ritmo è esteriore, quasi visibile, e in certe scene del giallo è necessario seguirlo. Ma altre volte il ritmo è interno alla psicologia dei personaggi, e qui la cosa si fa più difficile. Spero alla fine di aver trovato un giusto equilibrio.
In Trappola per topi la suspense cresce scena dopo scena: attraverso quali scelte di regia ha costruito questa tensione? Può darci una piccola anticipazione, senza svelare troppo?
Il testo tende a questa crescita di tensione, ma effettivamente non basta seguire il testo per ottenere tale effetto. Ho visto qualche registrazione di altre messe in scena di “Trappola per topi”, anche con attori famosi, e a mio avviso la suspense non l’ho vista crescere affatto, forse anche a causa di tecniche di recitazione un po’ da “accademia.” Paradossalmente si può ottenere di più con attori amatoriali. Ma, in generale, le mie regie si costruiscono con elementi di movimento in scena non previsti dal copione, e con un uso attento della musica, in maniera ora convergente, ora divergente, per cercare di costruire una drammaturgia che è qualcosa di più della drammaturgia del testo teatrale in quanto tale.

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