L’ultimo viaggio del Comandante: il giorno in cui Santa Clara riabbracciò Che Guevara

L’ultimo viaggio del Comandante: il giorno in cui Santa Clara riabbracciò Che Guevara
17 Ott 2026

17 ottobre 1997. Il tempo a Cuba parve fermarsi, sospeso in un silenzio carico di emozione, memoria e storia. A trent’anni dalla scomparsa in terra boliviana, i resti di Ernesto “Che” Guevara e dei sei compagni che morirono con lui fecero finalmente ritorno nel cuore dell’isola.

Non fu un semplice funerale, ma un tributo solenne di immenso impatto emotivo. Il corteo funebre giunse da L’Avana in un lungo e composto incedere di automobili, trasportando le piccole teche di legno su rimorchi trainati da jeep militari. L’intero Paese accompagnò il passaggio della carovana con dolore e orgoglio. Ad attendere i resti a Santa Clara — la città simbolo della storica vittoria del Che — si radunò una folla oceanica di centinaia di migliaia di persone.

Ad aprire la cerimonia fu un momento di profonda commozione: un coro di giovanissimi scolari intonò le celebri note di “Hasta Siempre” di Carlos Puebla, l’inno che per decenni custodì la memoria e il mito del Comandante.

Subito dopo, la voce di Fidel Castro rompe il silenzio della piazza. Il Líder Máximo, di fronte alla moltitudine commossa, pronunciò un discorso destinato a rimanere scolpito nella storia, sfidando il significato stesso della morte del suo compagno d’armi:

«Perché pensano che uccidendolo avrebbe cessato di esistere come combattente? Oggi è in ogni luogo, ovunque ci sia una giusta causa da difendere. Il suo marchio indelebile è ormai nella storia e il suo sguardo luminoso di un profeta è diventato un simbolo per tutti i poveri di questo mondo.»

Le parole del discorso furono seguite dal rimbombo solenne di ventuno colpi di cannone, il massimo onore militare riservato ai grandi eroi della nazione.

Con quella solenne cerimonia, le spoglie del Che trovarono la loro dimora definitiva nel mausoleo di Santa Clara. Ma, come risuonò forte in quelle ore, il messaggio lasciato dal rivoluzionario argentino travalicò i confini di una sepoltura: la sua figura si trasformò definitivamente in un’icona universale di riscatto e speranza per i diseredati di tutto il mondo.


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