Ciao, Stefano

Ciao, Stefano
09 Set 2025

di Federico Del Monaco

 

Ciao, Stefano.

Il Cinno, eterno ragazzo fattorino, è in testa a tutti, con un mazzo di fiori colorati, faccia seria tradita da un’andatura leggermente ciondolante. Il tecnico che sembra mormorare qualcosa tra sé e sé, Bovinelli l’aggiustatutto e il professore che con la coda dell’occhio ispeziona le forme circostanti, sono subito dopo, con il contegno di chi, ahinoi, non è la prima volta che si trova a presenziare ad un corteo funebre.
A volare via è il loro creatore, l’inventore di personaggi e mondi indimenticabili, prendendo ispirazione proprio dalla fioca luce dei dimenticati.
La fantastica sfilata prosegue con il grande Pozzi, il ciclista il cui cuore batte solo tre volte al giorno, insieme al suo eterno rivale, Girardoux, elegantissimo. Accanto a loro il mito vivente, il calciatore più forte di sempre, proprio lui, Piva.
Conosco un posticino adatto per ricordare uno scrittore come Benni, che ha insegnato a scrivere a molti appassionati con la sua penna leggera e graffiante, un ristorante troppo fuori mano, impossibile da raggiungere con il navigatore, scomodo e senza parcheggio ma pieno di prelibatezze, qualcosa per tanti ma non per tutti.
Dietro tutti gli altri, che ora nominare può sembrare perfino superfluo. Per i più accaniti c’è un nonno con una teca che ospita la Luisona e due pugili che continuano a punzecchiarsi.
È solo la sezione del Bar Sport, una delle opere più divertenti e scanzonate dello scrittore, eppure è decisamente nutrita e sentita.
Stefano Benni ha scritto molto altro e siamo qui per ricordarlo, con un trasporto trainato dall’inventiva, a rimpiangere un talento che con quattro pennellate poteva metterti in mutande. Più avanti e dietro, altri personaggi delle tante altre opere, qui con quelli del bar è come partecipare ad un funerale di famiglia. Ecco il playboy…
È stato un compagno di molte solitudini, per molti una parte indimenticabile di pubertà e adolescenza, certi grandi si percepiscono dalle piccole cose.
La sfilata si è fermata, dev’esserci un contrattempo, un po’ più avanti.
Uno degli scrittori più amati, soprattutto uno dei più ricercati per una seconda, terza lettura.
Ah ecco, stanno recitando una sua poesia con il megafono… che è quasi finita.
«Io ti amo, e se non bastasse…»
Alla parolaccia un applauso scrosciante.
Sipario.

Come dice il suo grande amico Alessandro Bergonzoni, i funerali andrebbero fatti ai vivi, mettere il soggetto ancora in possesso del respiro in una bara e far avvicinare i congiunti. Al primo che sospira:
«Ah, se potesse sentirmi potrei dirgli…»
Si potrebbe subito rispondere:
«Guarda che è qui, e ti ascolta, quindi diglielo, non aspettare di non averne più occasione!»
Ma la vita e la morte, non vanno così. La letteratura non risponde alle leggi di natura.
In certi casi, come questi, ci si aggrappa al sentimento, alla tradizione e, se si è fortunati, alla fede.
Con una certa imprecisione, un disordine narrativo ispirato dal suo genio, una maniacale esattezza nella purezza del dispiacere.

Ciao, Stefano, vola dove puoi, noi continueremo a rileggerti, per sempre.


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