Morte sul lavoro a Scerni, Cgil e Udu: «Servono interventi»

Morte sul lavoro a Scerni, Cgil e Udu: «Servono interventi»
15 Ott 2026

La morte di un giovane lavoratore e studente universitario di 21 anni, avvenuta questa mattina nella cantina sociale San Panfilo di Scerni, nel Chietino, riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il ragazzo ha perso la vita mentre lavorava con un macchinario. In attesa che le indagini chiariscano la dinamica dell’accaduto, arrivano le condoglianze e la richiesta di interventi concreti da parte della Cgil Teramo e dell’Unione degli Universitari (Udu) Teramo.

Le due organizzazioni esprimono vicinanza alla famiglia della vittima e sottolineano la necessità di andare oltre il cordoglio, affrontando le condizioni che continuano a esporre troppe persone a rischi durante l’attività lavorativa.

Sicurezza sul lavoro, i numeri di un’emergenza

Nel comunicato, Cgil Teramo e Udu richiamano i dati nazionali relativi agli infortuni e alle malattie professionali: in Italia si registrerebbero mediamente oltre mille morti sul lavoro ogni anno, circa 600mila denunce di infortunio e 98mila denunce di malattia professionale.

Numeri che, secondo le organizzazioni, impongono un cambio di passo nelle politiche di prevenzione. La sicurezza, sostengono, non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia, ma deve diventare una priorità quotidiana attraverso controlli efficaci, formazione adeguata fin dal primo giorno e responsabilità chiare lungo tutta la filiera produttiva.

Nel documento viene inoltre evidenziato il legame tra sicurezza e qualità dell’occupazione. La precarietà, i contratti di breve durata e la frammentazione delle responsabilità negli appalti e nei subappalti possono aumentare la vulnerabilità dei lavoratori, soprattutto quando il timore di perdere il posto rende più difficile segnalare situazioni pericolose o rifiutare mansioni non sicure.

Giovani tra lavoro e diritto allo studio

Un altro aspetto evidenziato dalla Cgil Teramo e dall’Udu riguarda le difficoltà delle giovani generazioni, spesso costrette a conciliare studio e lavoro per sostenere le spese universitarie, pagare l’affitto e garantirsi l’autonomia economica.

Una condizione che può tradursi in ritmi insostenibili, meno tempo per il riposo e una maggiore esposizione a situazioni lavorative poco tutelanti. Secondo le due organizzazioni, la necessità economica rischia così di compromettere sia il benessere personale sia il diritto alla formazione.

«Nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria salute per pagarsi gli studi, né a rinunciare alla propria formazione per poter vivere dignitosamente», sottolineano nel comunicato.

La richiesta è quella di garantire condizioni che permettano ai giovani di lavorare e studiare senza essere costretti a sacrificare la propria sicurezza o il proprio futuro.

«La salute e la sicurezza non sono un costo»

Per Cgil Teramo e Udu Teramo, la morte di Scerni deve rappresentare un richiamo alla responsabilità collettiva. Le due organizzazioni chiedono interventi immediati sulle cause degli incidenti, investimenti nella prevenzione e maggiori tutele per chi lavora.

«Basta promesse future e basta indignazione destinata a esaurirsi dopo ogni tragedia», è l’appello contenuto nella nota, che sollecita risorse adeguate e misure capaci di rendere effettiva la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il principio ribadito è che la tutela della salute non può essere considerata una spesa da ridurre, ma un investimento indispensabile per salvare vite e garantire dignità.

«Perché nessuno deve perdere la vita lavorando e nessuna giovane persona sia costretta a sacrificare la propria salute o il proprio futuro per riuscire semplicemente a vivere», concludono le organizzazioni.


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