Morte di Massimo Ciarelli, aperta un’inchiesta: la famiglia contesta la ricostruzione dell’incidente

Morte di Massimo Ciarelli, aperta un’inchiesta: la famiglia contesta la ricostruzione dell’incidente
03 Lug 2026

La dinamica dell’incidente costato la vita a Massimo Ciarelli, il 43enne morto nella serata di ieri al termine di un inseguimento tra Città Sant’Angelo e Silvi, è ancora tutta da chiarire. Mentre la Procura di Teramo ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, al momento senza indagati, la famiglia della vittima contesta la ricostruzione finora emersa e sostiene che l’uomo non fosse alla guida del mezzo.

Secondo i familiari, assistiti dall’avvocato Laura Filippucci, Ciarelli viaggiava come passeggero sullo scooter e sarebbe stato sbalzato dalla sella dopo l’impatto con una Jeep dei carabinieri. Una versione che si discosta da quella sulla quale stanno lavorando gli investigatori e per la quale la famiglia si prepara a nominare un proprio consulente tecnico.

Le indagini sono state affidate alla Polizia Stradale di Teramo, coordinata dalla Procura. Il pubblico ministero Elisabetta Labanti dovrà decidere nelle prossime ore se disporre l’autopsia sulla salma, trasferita all’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo. Nel frattempo saranno acquisiti tutti gli elementi utili a ricostruire quanto accaduto, a partire dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Non si esclude inoltre una consulenza tecnica sul Yamaha T-Max e sulla Jeep Renegade dell’Arma coinvolti nello scontro.

L’incidente si è verificato durante un inseguimento avviato da una pattuglia dei carabinieri di Montesilvano, con il supporto di una seconda pattuglia proveniente dalla stazione di Città Sant’Angelo. Resta ancora da chiarire per quale motivo il conducente dello scooter abbia ignorato l’alt imposto dai militari.

In base agli accertamenti finora eseguiti, il mezzo avrebbe attraversato il ponte sul torrente Saline e affrontato la rotatoria dell’Expò 2000. In quel tratto il passeggero sarebbe caduto dallo scooter e sarebbe stato immediatamente fermato dai carabinieri, mentre il conducente avrebbe proseguito la fuga imboccando la carreggiata contromano fino allo schianto frontale con la Jeep dell’Arma.

Un altro elemento al centro degli accertamenti riguarda la posizione giudiziaria di Ciarelli. Il 43enne si trovava in regime di semilibertà e avrebbe dovuto fare rientro entro le 21 nel carcere di San Donato, a Pescara. Stava scontando una condanna a 17 anni di reclusione per l’omicidio di Domenico Rigante, il tifoso del Pescara ucciso il primo maggio 2012.


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