Valter Lavitola resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dai difensori dell’ex giornalista ed editore, detenuto dal 10 agosto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. I giudici hanno inoltre confermato nei suoi confronti l’aggravante del metodo mafioso.
Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’azione contro il giornalista, avvenuta il 16 ottobre scorso a Pomezia, dove un ordigno rudimentale composto da gelatina da cava ha gravemente danneggiato le auto di Ranucci. Secondo l’impianto accusatorio della Procura di Roma, l’ex editore avrebbe pianificato l’azione con l’aiuto del suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, indicato come intermediario con il gruppo che avrebbe materialmente eseguito l’attentato.
Nei giorni scorsi Lavitola era comparso in videocollegamento dal carcere di Rebibbia davanti ai giudici del Riesame, chiedendo di poter ottenere gli arresti domiciliari a Noepoli, in provincia di Potenza, località nella quale ha trascorso l’infanzia e dove, secondo la difesa, non disporrebbe di una rete di conoscenze né di possibili vie di fuga.
Nel corso dell’udienza aveva ribadito il rapporto di profonda amicizia con Ranucci, sostenendo che attraverso quella relazione sperava di ottenere una sorta di riscatto sociale. Lavitola aveva inoltre affermato che l’utilizzo di una bomba sarebbe stato deciso da Tavares e che il mandato da lui impartito prevedeva che nessuno dovesse essere ferito.
La difesa, con una memoria di 72 pagine, aveva chiesto anche di far cadere l’aggravante del metodo mafioso. In subordine, i legali avevano sollecitato il trasferimento del procedimento alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, facendo riferimento alla provenienza campana della banda e dell’esplosivo utilizzato. Il Riesame ha però confermato sia la custodia cautelare in carcere sia l’aggravante contestata.
La stessa aggravante era già stata confermata a luglio dal Riesame per i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. Le indagini proseguono per ricostruire tutti i passaggi della vicenda e chiarire definitivamente il movente dell’azione contro il giornalista.
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