di Melania Aio
Sulmona. Sacchi accumulati per giorni, cassonetti colmi che diventano ricettacolo di topi e insetti, bottiglie vuote e cartacce sparse: questa la fotografia che molti cittadini di Sulmona hanno scattato negli ultimi giorni, segnalando al giornale un disagio che ormai non è più episodico. Nel piazzale antistante la stazione, ad esempio, sono stati notati cumuli di bottiglie di birra, plastica e cartoni abbandonati: un mix di inciviltà e mancanza di cestini proprio nei punti più frequentati, come le fermate degli autobus urbani.
Il problema, però, non si limita al decoro. Nei cortili condominiali appena fuori dal centro storico, dove i cassonetti restano pieni a lungo, i residenti hanno denunciato la presenza di roditori, preoccupati per le conseguenze igieniche e sanitarie. Una situazione che esaspera la cittadinanza e alimenta la sensazione che la città sia abbandonata a sé stessa.
Il prossimo 10 ottobre si annuncia come una data spartiacque. Sarà allora che l’assemblea dei soci di Cogesa dovrà esprimersi sul consuntivo 2024.Nel frattempo, il controllo analogo è tornato a funzionare dopo mesi di stallo, affidando la presidenza al Sindaco Tirabassi e la vicepresidenza al primo cittadino di Campo di Giove, Michele Di Gesualdo.
Ma il quadro resta appesantito da una serie di problemi che si accumulano. Come riporta Il Germe, la società deve fare i conti con spese crescenti e con vertenze interne: i primi decreti ingiuntivi sono già arrivati, frutto delle cause vinte dai dipendenti per mansioni superiori. Quattro procedimenti soltanto, su 54 aperti. Una zavorra che rischia di mettere in ginocchio un piano di risanamento già fragile, soprattutto se venisse meno l’appalto della città capoluogo.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la decisione del Comune di Sulmona di rimettere a gara pubblica i servizi di raccolta e spazzamento. Ufficialmente Cogesa non è esclusa, perché potrà concorrere come qualsiasi altro operatore. Nei fatti, però, la società perde la garanzia della gestione in house, entrando in una competizione che la vede partire con svantaggi strutturali: costi di personale elevati e margini finanziari ridotti.
Palazzo San Francesco ha presentato la scelta come una soluzione transitoria, una sorta di “ponte” di due o tre anni in attesa della riforma dell’ambito unico prevista per il 2029. L’idea sarebbe quella di alleggerire Cogesa dai servizi più onerosi, lasciandogli la gestione dell’impianto. Ma le domande restano aperte: che fine faranno i dipendenti? La clausola sociale può attenuare l’impatto, ma non chiarisce cosa accadrà.
Sul campo, intanto, restano i segni visibili della crisi. Tra cassonetti stracolmi e assemblee societarie dai toni accesi, il futuro della gestione rifiuti a Sulmona rimane un’incognita. Per i cittadini resta la rabbia quotidiana davanti a un servizio che non funziona. Per i lavoratori di Cogesa si aprono scenari incerti e frammentati, con il rischio di diventare “vittime collaterali” di una partita politica che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto tutelare il bene comune.




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