Sul Reddito di Cittadinanza, una riflessione (senza pregiudizi)

Sul Reddito di Cittadinanza, una riflessione (senza pregiudizi)

di Fabio Pelini

Sul Reddito di Cittadinanza si è detto e scritto molto, ma quasi sempre il dibattito scivola rapidamente verso posizioni ideologiche, che poco hanno a che fare con la vita concreta delle persone che ne beneficiano e ancor meno con un contesto produttivo e occupazionale che, in maniera sempre più pervasiva, espelle senza più reintegrare messe di (ex) lavoratori, senza garantire le stesse opportunità a molti altri.

D’altra parte si tratta di un sussidio presente in molti Paesi europei, seppur in forme variegate, e che economisti di varia formazione considerano come uno strumento necessario. Il Reddito di Cittadinanza è stato istituito con il decreto legge n.4 del 28 gennaio 2019 dal Governo Conte I e da quel momento non ha smesso di far discutere.

Tra le tante testimonianze ascoltate e gli innumerevoli dibattiti a cui abbiamo assistito, quella che segue è una narrazione utile per comprendere a tutto tondo quanto, questo sussidio, abbia significato per qualcuno una fondamentale opportunità di ascensione sociale, proprio quella possibilità che la Costituzione repubblicana sancisce come diritto e promette solennemente, ma che sempre meno riesce a mantenere. L’autore dell’intervento è Michele Di Mauro, che ha inviato una interessante lettera a “il Fatto Quotidiano”. Scrive Di Mauro nella sua lettera datata 17 febbraio 2023:

La mia storia col Rdc è particolare, ma poco melodrammatica: non ho bocche da sfamare, a parte la mia, e non chiedo un posto in miniera perché tornare a casa con mani e schiena spaccate è “proletariamente poetico”. Ho 35 anni e tra 13 esami potrei essere medico. Sì, sono “grande”, ma non mi pare che la legge impedisca di fare l’università alla mia età: gli ultimi 10 esami li ho dati grazie al Rdc. Non mi piace fare la vittima, per cui vi risparmio tutta la solfa biografica – papà morto, mamma malata psichiatrica, una relazione naufragata… – e gli anni di lavoro nero, sottopagato, che mi hanno fatto lasciare indietro gli studi. Ma il Rdc ha ribaltato le cose: non più lasciare l’università per il lavoro, ma lasciare il lavoro sottopagato e in nero per studiare. Avere la possibilità di essere studente finalmente a tempo pieno, senza dover chiedere niente a nessuno, vivendo del mio poco senza lamentarmi. Mantenermi una casetta da 340 euro al mese e pagarmi le tasse universitarie con meno ansie.
Io m’ero illuso, prendendo il Reddito di cittadinanza, che le cose stessero finalmente andando come avrebbero dovuto: la comunità avrebbe dato a me un sostegno e io avrei restituito alla comunità il mio essere un bravo medico. Adesso mi ritrovo a sentirmi come a 20 anni: nauseato e schifato da questo Paese e dal suo governo, e pure dal suo elettorato piccolo-borghese che osa chiamarmi fannullone e drogato, mentre io sto facendo fatica sui miei appunti di Cardiologia. Noi oggi stiamo andando oltre l’idea che, per un povero, finire l’università è un capriccio o un lusso. C’è un salto di qualità nel linguaggio, col quale le solite idee padronali e regressive vengono espresse: i “bamboccioni” di Padoa-Schioppa, i “choosy” della Fornero, gli “sfigati” di Martone… Ma ora è anche peggio, perché i politici te lo dicono in faccia, senza eufemismi: sì, il padrone comanda e il servo obbedisce. Vuoi diritti? Fatti padrone! Servire le pizze anche da laureato è giusto, perché il sacrificio è bello. Che questo sacrificio non ti porti da nessuna parte, pazienza. Lo hanno fatto i tuoi nonni, lo fai anche tu. E la fretta, la fretta con cui si sono avventati sul Rdc, senza imbastire alcuna alternativa. A dire: intanto il sussidio lo perdi, parassita. I crampi della fame ti faranno venire voglia di lavorare. Se questo non è regresso, se non è inciviltà, cos’è esattamente? È giusto, accettabile, possibile che, a 13 esami dalla laurea in Medicina, debba farmi il problema di finire in mezzo alla strada o in un dormitorio per barboni? Lasciare la mia casa, mettermi a bussare alle case dei parenti come un pezzente… o, forse, finire a fare il magazziniere in un supermercato o il cameriere? Nella speranza che in questo Paese in retromarcia possa trovare udienza e visibilità anche la storia di chi ha usato il Rdc come strumento di emancipazione“.

Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

Didacta Italia arriva in Abruzzo: a Lanciano 200 appuntamenti dedicati alla scuola del futuro

Didacta Italia Abruzzo arriva a Lanciano dal 21 al 23 ottobre 2026: 200 eventi, workshop e incontri su IA, innovazione e nuove metodologie didattiche.

18 Set 2026
Abruzzo terra di cinefili: è quinto in Italia per passione per il grande schermo

Non una graduatoria stilata direttamente dalla SIAE, dunque, ma un indice che mette insieme più indicatori per fotografare il rapporto degli italiani con il cinema.

di Alessandra Prospero 17 Set 2026
L’Aquila spreca, l’Atletico Ascoli resta tabù: 0-0 al Gran Sasso

Un punto, quello di oggi, che porta L’Aquila a quota 7 dopo tre giornate, alle spalle della Vigor Senigallia a punteggio pieno e insieme al Teramo.

16 Set 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *