di Fabio Pelini
Sul Reddito di Cittadinanza si è detto e scritto molto, ma quasi sempre il dibattito scivola rapidamente verso posizioni ideologiche, che poco hanno a che fare con la vita concreta delle persone che ne beneficiano e ancor meno con un contesto produttivo e occupazionale che, in maniera sempre più pervasiva, espelle senza più reintegrare messe di (ex) lavoratori, senza garantire le stesse opportunità a molti altri.
D’altra parte si tratta di un sussidio presente in molti Paesi europei, seppur in forme variegate, e che economisti di varia formazione considerano come uno strumento necessario. Il Reddito di Cittadinanza è stato istituito con il decreto legge n.4 del 28 gennaio 2019 dal Governo Conte I e da quel momento non ha smesso di far discutere.
Tra le tante testimonianze ascoltate e gli innumerevoli dibattiti a cui abbiamo assistito, quella che segue è una narrazione utile per comprendere a tutto tondo quanto, questo sussidio, abbia significato per qualcuno una fondamentale opportunità di ascensione sociale, proprio quella possibilità che la Costituzione repubblicana sancisce come diritto e promette solennemente, ma che sempre meno riesce a mantenere. L’autore dell’intervento è Michele Di Mauro, che ha inviato una interessante lettera a “il Fatto Quotidiano”. Scrive Di Mauro nella sua lettera datata 17 febbraio 2023:
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