Sette anni dalla valanga che travolse Rigopiano, ferita ancora aperta per l’Abruzzo

Sette anni dalla valanga che travolse Rigopiano, ferita ancora aperta per l’Abruzzo
18 Gen 2024

Era il 18 gennaio del 2017, quando poco prima delle 17 una valanga travolse il famoso resort di Rigopiano. 

Erano giorni di forte innevamento e scosse di terremoto, ma nessuno arrivò per aprire la strada che portava all’albergo, da dove ospiti e lavoratori, impauriti, volevano andar via e chiedevano aiuto.

Solo 11 di loro si salveranno, 29 vite furono spezzate sotto la valanga, con responsabilità ancora da chiarire.

Forte di certo resta la richiesta dei parenti delle vittime di ottenere verità e giustizia per quanto accaduto, con la sentenza di appello in arrivo per il prossimo 9 febbraio.

Il processo di primo grado  si è concluso con 25 assoluzioni e 5 condanne, al  sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (2 anni e 8 mesi) , al il dirigente del settore viabilità della Provincia di Pescara e il responsabile del servizio viabilità dell’ente, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio (3 anni e 4 mesi per ognuno), e all’ex gestore dell’albergo della Gran Sasso Resort & SPA, Bruno Di Tommaso, e al tecnico per l’intervento sulle tettoie Giuseppe Gatto ( sei mesi di reclusione ciascuno).

Una ferita per l’Abruzzo dunque, Rigopiano, che si sarebbe dovuta evitare, e ha fatto emergere un’impreparazione diffusa di fronte la prevenzione degli specifici rischi correlati alle  aree interne montane, per lo più sismiche.  L’assenza all’epoca di una carta delle valanghe, costituisce un’enorme responsabilità politica che  avrebbe impedito la costruzione, e in ogni caso l’agibilità, di un hotel in quel punto.

Una regione – si è detto – in cui la montagna si amministra troppo spesso dalla spiaggia. Affinché quanto accaduto a Rigopiano non possa più ripetersi, l’Abruzzo ha bisogno dunque di maggiore consapevolezza del suo territorio montano, che ha bisogno di un’adeguata progettazione per la prevenzione dei rischi, fatta di saperi e competenze che partono proprio da quei territori, di cui bisogna contrastare in prima istanza lo spopolamento se si vuol mantenere attivi. Perché le aree interne della nostra Regione sono meravigliose, quanto difficili, ed è necessario dare loro specifica attenzione e mezzi economici, tecnici ed amministrativi.

Oggi, nel giorno della commemorazione, nel pomeriggio ci terrà prima la messa e poi alle 15 la fiaccolata fino all’obelisco che ricorda le vittime, dove il coro Pacini d Atri, alle 16:49, ora esatta della valanga, eseguirà  il canto del Signore delle cime.

Di “ferita ancora aperta per l’Abruzzo e l’Italia intera” ha parlato anche il Presidente della Regione Marco Marsilio sui suoi canali sociali in cui ha voluto ricordare anche “lo sforzo eroico di soccorritori e volontari”.

“Le immagini di quella notte, la colonna dei soccorsi, il silenzio – ha scritto anche lui sui social il senatore abruzzese Michele Fina – sono lì a ricordarci le tante ferite che il nostro Abruzzo ha subito e sono un monito a non abbassare mai la guardia sulla prevenzione, a partire dal garantire le necessarie attenzioni e risorse a tutti le operatrici e gli operatori pubblici che lavorano per garantirci salute e sicurezza”.


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