Superare il doppio cambio stagionale dell’ora e valutare l’introduzione dell’ora legale permanente attraverso una sperimentazione europea, scientificamente monitorata e fondata su dati trasparenti.
È questa la posizione sostenuta da Consumerismo No Profit, che aderisce alla campagna nazionale “Un’ora sola la vorrei”, promossa da Consumerismo No Profit e dalla Società Italiana di Medicina Ambientale.
L’iniziativa accompagna una risoluzione presentata alla Camera dei Deputati, con la quale si chiede al Governo di riaprire il negoziato europeo sulla proposta COM(2018) 639, di trasmettere alle istituzioni europee gli esiti dell’indagine parlamentare svolta dalla Commissione Attività produttive e di sostenere una possibile sperimentazione dell’ora legale permanente, con un monitoraggio degli effetti energetici, sanitari, economici e sociali.
Secondo i dati richiamati nell’indagine parlamentare e nella campagna, i sette mesi di ora legale del 2026 consentirebbero una riduzione dei consumi stimata in circa 302 GWh. L’estensione dell’ora legale anche ai mesi invernali potrebbe aggiungere ulteriori 160 GWh, per un risparmio complessivo stimato in circa 462 GWh annui e un beneficio economico indicato in circa 120 milioni di euro nel 2026.
Si tratta di dati che dovranno essere verificati e aggiornati dalle istituzioni competenti, ma che rendono evidente l’opportunità di affrontare il tema senza pregiudizi ideologici e con un approccio fondato sulla misurazione degli effetti reali.
«La questione dell’ora legale, riferisce l’Avv. Paolo Di Donato, non può essere liquidata come una semplice abitudine da calendario o come una disputa tra chi preferisce l’alba più luminosa e chi desidera più luce nel pomeriggio. Parliamo di una scelta che incide sui consumi energetici, sull’organizzazione delle attività economiche, sulla fruizione degli spazi urbani, sulla mobilità, sulla sicurezza e sulla qualità della vita delle famiglie. Come rappresentanti dei consumatori riteniamo necessario un cambio di metodo: meno contrapposizioni astratte e più dati. Non chiediamo una decisione presa sulla base di slogan, ma una sperimentazione europea seria, trasparente e verificabile, capace di misurare gli effetti sull’energia, sulla salute, sul sonno, sul lavoro, sulla sicurezza stradale, sul commercio e sul turismo. Il consumatore deve essere al centro anche di questa discussione. Un’ora di luce in più non risolve certamente i problemi economici di una famiglia, ma può contribuire a ridurre i consumi, favorire la vita sociale e rendere più fruibili le città, senza imporre nuovi adempimenti o costi diretti ai cittadini. Per questo Consumerismo No Profit, sostiene la campagna “Un’ora sola la vorrei”: non come una battaglia ideologica, ma come una richiesta di valutazione pubblica, scientifica e partecipata. Prima di decidere se mantenere l’ora legale tutto l’anno, occorre avere il coraggio di sperimentare e misurare».
La sfida fotografica del 24 e 25 ottobre
Per rendere visibile l’impatto del cambio d’ora, Consumerismo No Profit invita cittadini, associazioni e imprese a scattare:
– una fotografia alle ore 18:20 di sabato 24 ottobre 2026;
– una seconda fotografia alle ore 18:20 di domenica 25 ottobre 2026, dopo il ritorno all’ora solare.
Le immagini potranno essere condivise sui social network taggando Consumerismo e utilizzando i riferimenti della campagna “Un’ora sola la vorrei”. L’obiettivo è mostrare concretamente la diversa luminosità dello stesso luogo alla medesima ora, trasformando un tema spesso tecnico in una riflessione pubblica facilmente comprensibile.
La campagna è sostenuta anche da diverse realtà associative e organizzazioni di rappresentanza, tra cui Giovani e Futuro APS, SIRIP, FEDAPI, AEPI e A.R.T.E..
Un confronto che deve coinvolgere cittadini, imprese e istituzioni
La maggiore luminosità nelle ore pomeridiane e serali può rappresentare un’opportunità per le attività economiche e per la fruizione degli spazi pubblici, mentre gli aspetti legati al sonno, alla salute e all’organizzazione del lavoro richiedono valutazioni scientifiche e garanzie adeguate.
Anche il tema della sicurezza stradale merita un approfondimento rigoroso. Secondo lo studio richiamato da SIMA, il mantenimento dell’ora legale potrebbe produrre una riduzione potenziale delle vittime tra i pedoni nelle fasce orarie maggiormente interessate, con una stima indicata fino al 13%; si tratta tuttavia di un dato da valutare in relazione alle diverse condizioni di mobilità e alle caratteristiche dei territori.
«Il principio guida – conclude l’avvocato Paolo Di Donato – deve essere quello della neutralità e della trasparenza: nessuna scelta preconfezionata, ma un percorso pubblico nel quale vantaggi e criticità siano analizzati con metodo. Se l’Europa ha già aperto un confronto sul superamento del cambio stagionale dell’ora, l’Italia deve partecipare da protagonista, portando dati, proposte e tutela degli interessi dei cittadini».
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