L’Aquila, viaggio nel Parco della Luna, la nostra isola non trovata

L’Aquila, viaggio nel Parco della Luna, la nostra isola non trovata
02 Apr 2025
di Alessandro Tettamanti 
Era una Perdonanza di più di 10 anni fa. In un afoso pomeriggio c’erano Stefania Pezzopane e la sua amica Fiorella Mannoia che parlavano di rinascita dell’Aquila e di quanto fosse bello il Parco del sole dove, lì affianco, a sera ci sarebbe stato il concerto.
Io però ero insoddisfatto, forse il capo degli insoddisfatti, ma non volevo parlare perché come sempre mi sembrava di non aver niente da dire. A sobillarmi però avevo dietro i baffi agitati di Mauro Zaffiri che parlandomi alle spalle mi intimava di prendere parola, e sì dovevo farlo proprio io.
Così mi faccio coraggio e dico: ok va bene il Parco del Sole dove adesso comodi parliamo di rinascita, ma se andate dall’altra parte c’e’ un’altra L’Aquila ancora distrutta, abbandonata dalle istituzioni, ma piena di potenziale e forza generatrice che non volete vedere. Se questo è il Parco del Sole, dall’altra parte c’è il Parco della Luna.
E’ cosi che viene fuori il “Parco della Luna”, da una scintilla imprevista accesasi tra le sinapsi del parlare parlando e poi divenuta il nome di un progetto.
L’Aquila dei lunatici, di quelli e quelle che un tempo sul colle vi furono rinchiusi per le loro diversità presunte, nascosti alla luce del sole, incastrati ancora nel chiarore riflesso tra gli alberi come sogni che restano al risveglio.
Che non ti scrolli di dosso come gli shock elettrici incisi dentro quelle mura del novecento, fatte di una pseudo scienza che scalpita per tornare.
Da qui l’importanza per la città di preservare la memoria di quelle vite, che da quella scintilla venisse adesso un’idea: di riscatto, inversa, splendente invece, come un luna park in cui i figli e figlie della luna possano finalmente sentirsi liber3, perché sentirsi liber3 è terapeutico, si sa.
Da qui il progetto del Parco della Luna di cui si parla ancora oggi. Dopo quella prima volta in cui davanti a Fiorella citai senza saperlo una canzone di Lucio (dalla non corsi), dopo averci dormito non so quanti notti, dopo che l’Amministrazione nel 2016-17 con quell’idea progettuale figlia della luna drenò 10milioni di euro, fino alla commissione di ieri, 1 aprile 2025, che non è stata uno scherzo.
Quel progetto nel tempo si è un po’ perso, ma matto come sono e siamo, sono certo ci sia ancora un siamo, percorriamo ancora quel pertugio che – NONOSTANTE TUTTO – da allora ad oggi è ancora aperto.
Che si provi a realizzare quella cittadella solidale della creatività che vuole mettere insieme le parole sociale, sanitario e culturale. Che vuole creare benessere di comunità e rimuovere per sempre ogni stigma. Che vuole fare prevenzione della salute mentale esaltando la creatività e la diversità, aiutando a trovare una propria strada per tutte e tutti, in tempi in cui è sempre più facile perdersi e restare sol3 dentro il manicomio di un algoritmo.
Riprendiamo da lì, da dove si era interrotto se riusciamo, che L’Aquila inizi a lottare davvero per i suoi territori, pezzo per pezzo, adesso che il senso sfugge e quindi è perentorio gli venga dato.

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