“Siamo statə in sit-in presso l’ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale dell’Aquila per chiedere il ripristino del servizio di aborto farmacologico (RU486). Una delegazione di noi è stata ricevuta dal personale medico che, dopo un confronto, ci ha comunicato che dalla seconda metà di agosto il servizio verrà ripristinato!”, afferma FuoriGenere.
“Nonostante siamo soddisfatte del risultato ottenuto” – prosegue il collettivo transfemminista aquilano – “ancora ci chiediamo come sia stato possibile interrompere una pratica medica, che tutela un diritto, senza darne comunicazione alcuna. Inoltre, ci chiediamo perché le motivazioni addotte dal primario a distanza di qualche giorno non siano più sufficienti a interrompere il servizio. Pensiamo sia assurdo constatare quanto sia necessario ancora attivarsi, alzare la voce e protestare per vedere tutelato un nostro diritto. Questo dimostra che in un contesto in cui la sanità pubblica è al collasso, i diritti delle donne siano i primi ad essere sotto attacco. Vorremmo occuparci anche della maternità, ma purtroppo ogni volta ci ritroviamo a dover difendere un diritto che dovrebbe essere garantito, che sia dai movimenti politici, che finanziano gli antiabortisti nei consultori o che promuovono pratiche per colpevolizzare le donne o che sia dai ginecologi obiettori di coscienza. Quest’ultimi infatti, a L’Aquila sono ancora il 75%.”
“Siamo consapevoli che si tratta di una piccola conquista ed è per questo che continueremo a monitorare il nostro Territorio, assicurandoci anche che questa promessa venga mantenuta.
“Educazione sessuale per decidere, contraccezione gratuita per non abortire, aborto libero per non morire!”, conclude FuoriGenere.
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