di S.R.
Tra indagini svolte “su Google”, sequestri di pistole giocattolo e l’arrivo di osservatori internazionali, continua a L’Aquila il processo ad Anan Yaeesh e altri due cittadini palestinesi, chiamati a rispondere del sostegno di Yaeesh alla resistenza palestinese all’occupazione di Israele che, solo negli ultimi venti mesi, ha ucciso 60mila persone e bombardato cinque stati diversi. Oggi alle 18 un corteo partirà da Collemaggio
Tre giorni di manifestazioni e dibattiti, ma anche poesia performativa e musica: da oggi L’Aquila si prepara ad accogliere attivisti e attiviste da tutta Italia, in occasione di tre udienze del processo ad Anan Yaeesh e altri due cittadini palestinesi. I tre imputati, accusati di associazione a delinquere con finalità di terrorismo a causa della partecipazione alla resistenza all’occupazione israeliana in Palestina di Yaeesh, appariranno davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila il 25, 26 e 27 giugno.
“Durante le giornate di udienze contro Anan Yaeesh, partigiano della resistenza palestinese, ci sarà una mobilitazione generale per ribadire a gran voce il nostro totale disprezzo per l’asservimento dell’Italia allo Stato terrorista di Israele e alla sua politica genocidiaria nei confronti della popolazione palestinese”, annuncia Casematte L’Aquila. Dopo l’udienza di questa mattina, un corteo partirà dal prato di Collemaggio per sfilare nel centro della città.
Arrestato oltre un anno fa nel capoluogo abruzzese, Yaeesh si trova tutt’ora nel carcere di Terni. Era stato tratto in custodia cautelare dopo la richiesta di estradizione dello Stato di Israele, poi respinta quaranta giorni dopo dalla Corte d’Appello dell’Aquila: nello stato israeliano, dove era stato già torturato e bersaglio di un tentato assassinio, la Corte riconosceva che correva il rischio di essere sottoposto a trattamenti degradanti. Nel frattempo, però, proprio negli stessi giorni in cui veniva negata la consegna del ragazzo alle autorità dello Stato ebraico – quello che sta ammazzando in queste ore le persone in fila per il cibo nella Striscia di Gaza- la Procura dell’Aquila aveva aperto un fascicolo per “terrorismo”, coinvolgendo altri due ragazzi palestinesi residenti sul territorio abruzzese. Dopo il rinvio al giudizio inizia comunque un processo al militante palestinese, ma in Italia: il reato contestato è quello di associazione terroristica ex 270bis. Un reato che, affinchè possa essere formulata un’accusa, ha bisogno di almeno due componenti a cui essere imputato. Nel marzo dello scorso anno vengono arrestati anche i due amici di Yaeesh, per poi essere rilasciati sei mesi dopo per assenza di elementi a giustificazione della presunta pericolosità, al punto privarli della loro libertà. Rinviati successivamente al giudizio, anche loro sono tutt’ora sotto processo.
Fin dai primi giorni dopo il loro arresto, in decine di presidi di solidarietà in tutta Italia – ma anche all’estero, come ad esempio in Francia – si chiede la liberazione di Yaeesh e l’assoluzione degli altri due, sottolineando che la resistenza del popolo palestinese alla potenza occupante israeliana, anche armata, è considerata legittima anche per il diritto internazionale, come sancito dalla risoluzione Onu 37/43 del 1982.
“Sono accusati di associazione terroristica ex art 270 bis cp, perché unitamente alla resistenza palestinese della Cisgiordania avrebbero partecipato moralmente alla lotta armata contro l’occupante straniero, fenomeno resistenziale ricondotto dalla magistratura
requirente e giudicante alla categoria del terrorismo invece che al legittimo diritto alla autodeterminazione dei popoli”, scrivono in una nota Ludovica Formoso, Pamela Donnarumma e Flavio Rossi Albertini, avvocati del team legale della difesa.
Oltre ad attiviste e attivisti, a seguire le udienze in aula ci sarà un osservatore di Amnesty International, organizzazione internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani e che, in questa occasione, monitorerà lo svolgimento del processo al fine di verificare che sia equo e trasparente. Un processo che assume dei tratti al limite del grottesco, in cui gli esami sulle armi sequestrate rivelano che si tratta di giocattoli e in cui chi ha fatto le indagini (sulla base delle quali tre persone sono state private della propria libertà), interrogato in aula, afferma che le ricerche sui gruppi armati di resistenza palestinese e sui luoghi in Cisgiordania in cui sarebbero stati pianificati presunti attentati le ha fatte “su Google”.
Il caso sancirà un precedente importante, soprattutto in una fase storica in cui è in corso uno dei più grandi massacri a cui l’umanità ha mai assistito, ai danni del popolo da cui provengono i tre ragazzi imputati in Italia. “Il processo ad Anan e A. e M., oggi, è la causa più importante legata alla Palestina in Italia. Deve essere una priorità. E’ il processo alla resistenza palestinese e creerà un precedente, sia che finisca con la liberazione, che con una condanna”, spiega in un’assemblea cittadina aquilana D. dei Giovani Palestinesi.
Il programma
L’appuntamento è alle 9.30 davanti al Tribunale dell’Aquila. Nel pomeriggio, alle ore 18, è previsto un corteo che partirà dal prato di Collemaggio per attraversare il centro storico della città. “Abbiamo deciso di farlo sfilare lungo il centro della città per portare i riflettori sulla vicenda e per coinvolgere la cittadinanza, perché questa è una lotta che riguarda il nostro territorio”, affermano le attiviste e gli attivisti di Casematte e Fuorigenere. Intorno alle 21.30 c’è la cena sociale a Casematte, seguita dallo spettacolo di poesia performativa di Sergio Garau e musica dal vivo con Anafem.
Il 26 l’udienza avrà inizio alle 10.30. A fine udienza ci sarà un’assemblea pubblica a Casematte, seguita dalla cena sociale e il concerto del duo Mirkorizo.
Il 27 l’appuntamento è alle 9.30 in tribunale.
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