di Melania Aio
Secondo i dati ufficiali forniti dal Comando Carabinieri Forestali della Regione Abruzzo e Molise, l’estate 2024 ha visto un totale di 55 incendi boschivi, che hanno interessato complessivamente 789,8 ettari di territorio. Di questi, circa 430 ettari sono stati boschi, mentre i restanti 360 ettari riguardano superfici non boscate. Le fiamme hanno colpito ambienti di grande valore ecologico, come la Majella, il Gran Sasso, le colline tra Atri e Penne, la Riserva del Borsacchio e persino porzioni del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le alte temperature, il vento e la siccità hanno aggravato una situazione già delicata, in alcuni casi alimentata da azioni dolose.
I dati forniti dalla Regione Abruzzo e dalla Protezione Civile raccontano di una macchina di soccorso imponente: circa 1.500 operatori tra Vigili del Fuoco, volontari AIB e Carabinieri Forestali hanno operato con 166 mezzi in tutta la regione, con una spesa straordinaria che ha superato il milione di euro. Particolarmente grave l’incendio del 12 settembre nella Riserva di Punta Aderci, e più precisamente sul costone retrostante il promontorio, dove sono bruciati oltre 100 ettari di vegetazione mediterranea. L’Abruzzo ha infatti rafforzato il Piano Antincendio Boschivo con l’attivazione anticipata dello stato di massima pericolosità, il potenziamento dei presidi nelle zone a rischio e l’acquisto di 25 nuovi mezzi antincendio. Saranno inoltre attivi due elicotteri regionali e una rete di oltre 1.200 volontari AIB, con un coordinamento più capillare garantito dalla Sala Operativa Unificata Permanente.
Un ruolo chiave nella prevenzione lo sta assumendo la tecnologia. Progetti come “Bosco Sicuro” hanno introdotto sistemi intelligenti basati su sensori termici e intelligenza artificiale, in grado di rilevare precocemente anomalie e incendi latenti. I risultati sono già tangibili: solo nei mesi autunnali del 2024, questi dispositivi hanno segnalato 15 alert incendi in Abruzzo, 9 dei quali nella Riserva regionale Lecceta di Torino di Sangro e nella Riserva del Bosco di Don Venanzio. La rete di sensori, sviluppata da INWIT in collaborazione con Legambiente, è stata installata sulle infrastrutture TLC e sta fornendo anche un supporto utile alle forze dell’ordine per contrastare gli illeciti ambientali.
La stessa rete tecnologica ha permesso anche un monitoraggio approfondito della qualità dell’aria in sette comuni abruzzesi e limitrofi a parchi e riserve naturali. I dati, raccolti con il supporto dell’Università del Molise, mostrano un quadro complessivamente positivo, ma con alcune eccezioni che richiedono attenzione. In particolare, Civitella Roveto, Vasto e Roccaraso hanno fatto registrare le concentrazioni medie più elevate di PM10 tra maggio e ottobre, con diverse giornate oltre i limiti di legge. L’analisi dell’aria in queste aree non è solo una questione sanitaria, ma anche ecologica: resta da comprendere l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla biodiversità dei parchi. Accanto alla tecnologia, la formazione riveste un ruolo centrale nella strategia di prevenzione e risposta agli incendi boschivi. In quest’ottica si inseriscono le due giornate di formazione specialistica tenutesi il 22 e 23 marzo 2025 presso il nuovo Centro di Formazione Regionale per la Protezione Civile di Preturo, nell’ambito del progetto europeo HANDY, finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia. L’iniziativa ha visto la partecipazione di operatori e volontari provenienti da Italia e Croazia, impegnati in sessioni teoriche e pratiche sull’utilizzo del modulo Heliskid, delle tecniche di spegnimento in aree impervie e delle procedure di avvicinamento all’elicottero. Un’esperienza ad alto contenuto tecnico che rafforza la capacità operativa e la cooperazione transfrontaliera nella gestione delle emergenze ambientali.
Sul piano istituzionale, il Ministero per la Protezione Civile ha ribadito l’importanza del ruolo dei sindaci, invitando le amministrazioni locali ad aggiornare i piani comunali di protezione civile, informare la popolazione sui rischi e rafforzare il coordinamento dei volontari. Particolare attenzione è richiesta per le aree d’interfaccia urbano-rurale, spesso più esposte a incendi improvvisi. In vista della stagione estiva 2025, dunque, il sistema antincendio regionale si rafforza non solo sul fronte operativo, ma anche attraverso una più stretta collaborazione tra istituzioni, enti locali e cittadini. Le amministrazioni comunali sono chiamate a intensificare le attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione sui rischi presenti, promuovere l’aggiornamento dei Piani di Protezione Civile, anche in forma semplificata, e collaborare con le autorità regionali per la mappatura dei territori a rischio.
Un’attenzione particolare viene richiesta per le aree di interfaccia urbano-rurale, dove è essenziale sviluppare procedure di allertamento efficaci e specifici piani di emergenza per insediamenti e infrastrutture vicine a zone boschive. Il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, oltre a garantire la disponibilità dei propri mezzi antincendio, continuerà a fornire bollettini previsionali, supporto operativo e monitoraggio costante, coordinando la risposta alle emergenze a livello nazionale e internazionale.
In questo quadro si inserisce anche l’importante contributo dell’Anci, che ha redatto insieme al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco un Vademecum per la protezione delle abitazioni dal rischio incendi di interfaccia, strumento prezioso che i Comuni sono incoraggiati a diffondere capillarmente. L’obiettivo condiviso è chiaro: aumentare la resilienza dei territori e ridurre al minimo l’impatto degli incendi boschivi, a tutela della sicurezza delle persone e del patrimonio ambientale abruzzese.
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