I nuclei di cure primarie e quella lotta per la sanità pubblica che passa per la stanza occupata nella Asl

I nuclei di cure primarie e quella lotta per la sanità pubblica che passa per la stanza occupata nella Asl
di Alessandro Tettamanti

Nell’algido edificio della direzione Asl dell’Aquila, in un quartiere che è un non luogo fatto di soli uffici ed attività commerciali – cresciuto per lo più nel dopo terremoto -, c’è ora uno stanzone al piano terra che da ieri è stato occupato ed è diventato un simbolo della lotta per difendere la sanità pubblica sul territorio, oltre che un luogo di vita dove ci si incontra 24h.

Occupazione, o presidio che dir si voglia, avvenuta in conseguenza della giornata di mobilitazione di ieri, indetta dai sindacati Cgil, Fimmg, Smi e Snami ,a cui hanno partecipato più di 300 persone coinvolgendo, tra gli altri, ma in prima linea, vari esponenti politici regionali e comunali delle minoranze di centrosinistra. 

Sindacati, politici, medici, infermieri, attivisti, cittadine, chiedevano insieme un incontro con il direttore della Asl Ferdinando Romano, con il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e il Presidente della Regione Marco Marsilio per trovare una soluzione in merito, in particolare, alla situazione in provincia dell’Aquila dei nuclei di cure primarie,  cioè quelle forme organizzative di assistenza sanitaria territoriale composte da medici di famiglia e che funzionano  ininterrottamente per 12 ore al giorno (solo nella città dell’Aquila ce ne sono quattro).

Per questi centri infatti la Asl 1 non sta permettendo lo stanziamento di fondi per  il subentro di nuovi medici di medicina generale  in sostituzione del personale medico collocato in pensione. Così però, dicono i sindacati, questi centri moriranno perché non saranno più sostenibili. 

Attualmente, a causa dei mancati subentri, la situazione nella sola città dell’Aquila è questa: 5  medici in meno nel nucleo di “Collemaggio 1”,  4 in quello del centro commerciale  Agorà, 2 in quello di Via Aldo Moro. Undici medici in meno in totale dunque che, tenendo conto del massimale di 1.500 utenti per medico di base, fanno 16.500 utenti in meno che possono ricorrere h12 ai nuclei, super utilizzati dalla cittadinanza. E che a breve rischiano di scomparire del tutto perché  medici che vi lavorano sono troppo pochi per sostenere da soli le spese che tali nuclei comportano per affitti e perdonale.

Non mantenerli significa far tornare gli utenti ai soli orari dei medici di base che visitano nel loro studio, perdendo così il servizio h12 dei nuclei con le loro comode segreterie e con la possibilità di essere visitati anche se non c’è il proprio medico curante.

L’ incontro richiesto ieri dai sindacati però non è stato concesso da nessuno dei soggetti chiamati in causa, che hanno rimandato la possibilità di un abboccamento tra le parti solo dopo il 10 marzo, ossia il giorno delle elezioni regionali. Motivo per cui l’occupazione (o presidio che sia) sta  continuando almeno fino a lunedì giorno in cui è stato indetto all’Aquila, da settimane, un Consiglio comunale straordinario sulla sanità, a cui pure bisognerà vedere quali istituzioni parteciperanno, visto l’atteggiamento adottato finora dalla politica.  

Ieri la Asl ha risposto a mezzo stampo che “in base a un parere espresso dalla SISAC (Organo Governativo che regola i rapporti tra medici di famiglia e ASL) i compensi e le indennità riconosciute a tutte le forme associative, compresi i Nuclei di Cure Primarie, possono essere erogati solo nei limiti delle risorse dedicate, ormai esaurite da tempo”. 

“La SISAC è stata informata male dalla ASL – afferma ad Abruzzo Sera il dottor Guido Iapadre del sindacato SMI – in quanto la SISAC è competente solo per l’accordo collettivo nazionale, ma i nuclei invece fanno riferimento agli accordi regionali per i quali i fondi non sono esauriti”.

In più nelle altre province i nuclei sono stati rifinanziati. E’ probabile dunque che la Asl aquilana che ha un debito maggiore delle altre, di ben 66milioni, abbia ben pensato di tagliare proprio qui, promettendo la costituzione in futuro delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) che sono in programma per quanto riguarda la sanità territoriale.

“Dicono – afferma sempre Iapadre –  che tra un po’ arriveranno i nuovi nuclei UCCP e AFT, ma nella fase intermedia, ora, non si può smantellare tutto, noi chiediamo di sopravvivere fino ad allora. Anche perché la trattativa per costituirli va avanti da un anno e ora con le elezioni si è fermata del tutto. Fino a che non c’è l’accordo, sul territorio ci sono i nuclei di medicina primaria che poi sono quelli che diventeranno UCCP, ma non se li hai sfasciati prima.  Noi diciamo semplicemente manteneteci in piedi fino a quando non entreranno in vigore gli altri, come sta succedendo nelle altre province”. 

Insomma in quella stanza di cui parlavamo all’inizio si sta compiendo una lotta concreta per la difesa della sanità pubblica, grazie a chi si è intestardito stavolta a non voler indietreggiare su quel terreno che coinvolge praticamente tutti e tutte le cittadine che beneficiano del servizio sanitario pubblico e che ha che fare con un bene così essenziale come la salute.

Ciò nonostante critiche sono arrivate su una possibilità strumentalità elettorale della protesta per via delle elezioni regionali che risaranno il 10 marzo.

“I vertici della Asl provinciale dell’Aquila e i responsabili della sanità regionale ritengono la nostra una battaglia dal sapore elettorale per cui rinviano ogni confronto a dopo il 10 marzo, salvo però accogliere in pompa magna il ministro della Salute Orazio Schillaci, che martedì prossimo sarà complice dell’ennesima passerella elettorale, quella sì, al San Salvatore, e di un pranzo con gli operatori sanitari” ha risposto il capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale dell’Aquila, Stefano Albano, stamattina durante la conferenza stampa dei gruppi di centrosinistra svoltasi proprio nello stanzone occupato nella sede della direzione generale della Asl provinciale.

Una conferenza stampa che ha voluto ricordare il consiglio sulla sanità di lunedì prossimo a Palazzo Margherita. “Servirà  a riprenderci la parola – ha affermato Stefania Pezzopane –  se il sindaco non ci sarà significa che non è il sindaco vero di questa città e che non difende i cittadini ma gli interessi di Marsilio e della Meloni. Questa è una vertenza territoriale che deve cambiare il destino della sanità aquilana”.

Sulle critiche riguardo la strumentalità legata alle elezioni, si consenta qui una riflessione: normalmente le critiche sopraggiungono giustamente a sindacati e forze politiche per non difendere abbastanza i diritti della cittadinanza come quello fondamentale alla cura. Se per una volta questa difesa si sta compiendo, addirittura con l’occupazione, seppur di un piccolo stanzone, della direzione sanitaria, ben venga, poco importa se a breve si vota. Piuttosto bisogna interrogarsi sull’ancora molto estesa passività di tantissimi cittadini e cittadine di fronte gli evidenti passi indietro del servizio pubblico. Chissà se questo stanzone occupato possa segnare un cambiamento in positivo anche in tal senso.


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