“No, anche questa volta secco e deciso come per la recente campagna referendaria. No ad un’interrogazione con obiettivi politici, no a meccanismi poco chiari, all’incertezza delle fonti, alla schedatura dei docenti, alle liste nere nei luoghi di istruzione.
Come ormai noto due scuole teatine, il liceo classico G.B. Vico e lo scientifico Filippo Masci, figurano tra i 41 istituti inseriti nell’interrogazione parlamentare presentata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, accusati di non aver dato “adeguato seguito” al Giorno del Ricordo”.
La FLC CGIL di Chieti interviene con fermezza e senza ambiguità: questa operazione non ha nulla a che fare con la tutela della memoria storica. È propaganda.
“La ricorrenza del Giorno del Ricordo è stata istituita con una legge del 2004 e il ministero, ogni anno, invita le scuole a organizzare iniziative coerenti con questo spirito, senza imporre alcun obbligo rigido. Il perimetro normativo, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, non prevede meccanismi sanzionatori. Rampelli e i cofirmatari lo sanno bene. Ciononostante, puntano a trasformare quella che fino a oggi è stata una sollecitazione ministeriale in qualcosa di più vincolante e prescrittivo. Non è tutela della memoria: è pressione politica travestita da adempimento istituzionale.
Rifiutiamo con decisione l’introduzione di qualsiasi meccanismo punitivo nei confronti delle scuole e dei docenti. La legge non lo prevede, la Costituzione lo impedisce: l’articolo 33 garantisce la libertà dell’insegnamento, e l’autonomia scolastica non è un privilegio corporativo ma un presidio democratico”.
L’interrogazione si basa su “testimonianze raccolte”, senza specificare la natura e la provenienza delle segnalazioni. Viene da chiedersi: chi ha segnalato? Attraverso quali canali le notizie sono arrivate ai deputati di FdI? Le informazioni che stanno alla base dell’atto parlamentare risultano non adeguatamente verificate e docenti degli istituti citati hanno già smentito i presupposti dell’interrogazione, precisando che il tema delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è regolarmente affrontato nell’ambito della programmazione didattica. Chiediamo che le fonti vengano rese pubbliche. Le comunità scolastiche hanno il diritto di sapere da dove provengono le accuse.
“Non possiamo tacere il contesto in cui questa iniziativa si inserisce. Non è la prima volta che la destra di governo punta il dito contro la scuola pubblica, sistematicamente rappresentata come un ambiente ostile o ideologicamente orientato. La schedatura dei docenti “di sinistra” era già stata uno strumento di intimidazione intollerabile. Oggi si aggiunge un nuovo tassello: elenchi di istituti messi alla berlina davanti all’opinione pubblica sulla base di segnalazioni anonime. Non è vigilanza democratica. È un lavoro di pressione e intimidazione nei confronti di istituzioni che devono poter lavorare in piena autonomia e serenità”.
La FLC CGIL Chieti difende con forza la libertà di insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. “Non si tratta di un valore astratto: è la condizione necessaria perché la scuola possa svolgere la sua funzione fondamentale, formare cittadini capaci di pensiero critico, di ricerca della verità storica e scientifica, di resistenza a ogni forma di conformismo intellettuale e di omologazione culturale.
Questa esigenza è oggi più urgente che mai. Nell’era della disinformazione di massa e dell’intelligenza artificiale, il pensiero critico e l’approccio divergente non sono lussi pedagogici: sono strumenti di sopravvivenza civile e democratica. Ogni interferenza politica nella didattica esplicita o intimidatoria indebolisce questo presidio e rende la scuola più fragile, e con essa l’intera società.
La scuola non è un terreno da sorvegliare o schedare. È uno spazio di elaborazione critica e di pensiero libero. Noi siamo qui a difenderlo”.
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