Di Nunzia Masci
Il peso dell’energia torna a minacciare con forza l’economia italiana e la quotidianità delle famiglie, con scenari che rischiano di superare persino i picchi registrati durante la crisi del 2022. Secondo le ultime elaborazioni diffuse dalla CNA, proiettando sull’intero anno l’andamento dei consumi e della spesa per carburanti, luce e gas, il conto complessivo per il 2026 potrebbe oltrepassare la soglia dei 200 miliardi di euro. Nello scenario intermedio delineato dall’associazione di categoria, che ipotizza un aumento del venti per cento dei prezzi finali medi rispetto al 2025, la spesa finale raggiungerebbe la cifra record di 206 miliardi di euro. Si tratterebbe di un balzo di oltre 33 miliardi rispetto ai 172,5 miliardi stimati per lo scorso anno, superando anche i 202 miliardi toccati nel drammatico 2022.
Tradotto nella vita di tutti i giorni, un simile scenario si convertirebbe in una vera e propria stangata. Per ciascuna famiglia italiana l’incremento medio della spesa sfiorerebbe i 500 euro su base annuale, mentre per il tessuto produttivo delle aziende l’aggravio medio supererebbe i 4.500 euro. L’analisi della CNA valuta tuttavia anche ipotesi differenti. Nel caso in cui l’aumento dei prezzi di elettricità e gas si fermasse al dieci per cento e i carburanti mantenessero i livelli attuali, la spesa totale si attesterebbe sui 195 miliardi, con una crescita comunque pesante di 22,6 miliardi rispetto al 2025. Al contrario, se la fiammata dei prezzi dovesse spingersi fino al trenta per cento, il saldo finale salirebbe fino all’incredibile cifra di 217 miliardi di euro, segnando un incremento di quasi 44,5 miliardi.
Particolarmente significativa è la dinamica che sta interessando i carburanti, dove l’impatto del rialzo dei prezzi sta nettamente prevalendo sulle variazioni nei volumi consumati. I dati relativi ai primi otto mesi del 2026 mostrano infatti che, a fronte di una flessione del quattro e tre per cento nei consumi di gasolio per autotrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la spesa sostenuta dagli utenti è comunque salita del dodici e sei per cento. Per quanto riguarda la benzina, all’aumento dei volumi del quattro e otto per cento è corrisposta una crescita della spesa sfiorante il dieci per cento. Mantenendo questo ritmo, la fattura annuale per i due carburanti destinati alla mobilità lieviterebbe complessivamente da 66,6 a 74,4 miliardi di euro.
Parallelamente, le proiezioni tengono conto anche della costante ripresa dei consumi elettrici e di gas. Confermando nei dodici mesi il trend registrato da inizio anno, che ha visto una crescita del cinque per cento per l’energia elettrica e dell’uno per cento per il gas, e applicando l’ipotesi di rialzo medio dei prezzi del venti per cento, la spesa per la luce toccherebbe quota 87,8 miliardi di euro, mentre quella per il gas destinato agli utilizzatori finali raggiungerebbe i 43,8 miliardi.
Dinanzi a questo quadro di forte incertezza e pressione finanziaria, la presidenza nazionale della CNA sollecita risposte immediate e strutturali da parte delle istituzioni. “Ridurre i prezzi dell’energia deve diventare una priorità della politica economica — afferma il presidente della CNA, Dario Costantini —. Per gli artigiani e le piccole imprese, bollette più pesanti significano meno risorse per investire, innovare e creare occupazione. Nella prossima legge di bilancio chiediamo di istituire un fondo da un miliardo di euro l’anno dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione delle micro e piccole imprese. È un intervento concreto per ridurre i costi, rendere le imprese meno esposte alle oscillazioni dei mercati e accelerare la transizione energetica”.
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