Fir, Famiglie in rete, il coordinamento di associazioni di familiari impegnate nell’ambito della salute mentale, che coinvolge circa 5mila persone in tutta Italia, esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai familiari di Abderrahim Fakir, deceduto a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine e dei servizi di emergenza. Auspichiamo che le indagini in corso consentano di accertare con chiarezza e serenità quanto accaduto e le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti.
“Come associazioni di familiari”, dice Enrico Sponton, presidente di Fir, “riteniamo, tuttavia, che questa vicenda richiami l’attenzione su un tema più generale, che riguarda la gestione delle situazioni di grave agitazione e alterazione comportamentale, qualunque ne sia l’origine. In questi casi, infatti, non sempre è possibile comprendere immediatamente se ci si trovi di fronte a un problema prevalentemente sanitario, sociale, relazionale, conseguente all’uso di sostanze, o ad altre condizioni che richiedono interventi differenti. Proprio per questo occorrono prudenza, competenza e capacità di valutazione condivisa. L’esperienza delle famiglie mostra come la migliore gestione delle crisi inizi molto prima dell’emergenza. Servizi territoriali accessibili, continuità delle cure, presa in carico tempestiva, interventi domiciliari quando necessari e Centri di salute mentale adeguatamente dotati di risorse rappresentano il primo e più importante strumento di prevenzione delle situazioni di grave sofferenza e disorganizzazione comportamentale. Investire nella qualità delle cure territoriali significa anche ridurre il rischio che le difficoltà delle persone degenerino fino a richiedere interventi urgenti e complessi”.
Le situazioni di crisi possono evolvere rapidamente e il modo in cui avviene il primo contatto con la persona è spesso determinante. Le tecniche di de-escalation, l’ascolto, la capacità di comunicare in condizioni di forte tensione e la conoscenza dei rischi associati alle diverse forme di contenzione dovrebbero costituire un patrimonio comune di tutti gli operatori che intervengono nelle emergenze.
Per questo riteniamo fondamentale promuovere programmi permanenti di formazione e verifiche periodiche sull’effettiva adozione delle buone pratiche nella gestione dell’agitazione psicomotoria, affinché le conoscenze disponibili si traducano concretamente nei comportamenti operativi dei diversi servizi coinvolti.
Inoltre, è importante evitare ogni contrapposizione semplicistica tra approccio sanitario e approccio di sicurezza. La tutela della persona in stato di agitazione, la sicurezza degli operatori e quella dei cittadini sono obiettivi che devono procedere insieme. Nessuna professionalità, da sola, possiede tutte le competenze necessarie per affrontare le situazioni più complesse.
Negli stessi giorni in cui si discute del caso Fakir, il mondo della salute mentale è impegnato anche in un confronto sul ruolo delle forze dell’ordine nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc, reparti ospedalieri pubblici dedicati alla cura dei disturbi mentali gravi in fase acuta), dove si evidenziano problemi di segno apparentemente opposto: operatori sanitari lasciati soli nella gestione di episodi di violenza e grave rischio per le persone presenti.
Anche questo dibattito richiama la necessità di definire meglio ruoli, responsabilità e modalità di collaborazione tra i diversi servizi.
Da entrambe le situazioni emerge una stessa esigenza: costruire percorsi di formazione congiunta tra servizi di salute mentale, emergenza sanitaria, forze dell’ordine e altri operatori coinvolti nella gestione delle crisi; promuovere protocolli condivisi; favorire occasioni strutturate di confronto e revisione dei casi critici; valorizzare le competenze relazionali e di de-escalation in tutti i contesti operativi.
Famiglie in rete continuerà a sostenere una cultura dei servizi aperti, della cura di comunità e del rispetto dei diritti delle persone, nella convinzione che sicurezza e cura non debbano essere considerate alternative tra loro. Le tragedie e i conflitti che si verificano nelle situazioni di crisi ci ricordano quanto sia necessario investire nella collaborazione tra competenze diverse, unite dall’obiettivo comune di proteggere la vita, la dignità e la salute di tutti.
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