Accadde Oggi, 29 Novembre 2012: l’ingresso della Palestina nell’ONU. Le speranze e le prospettive di un popolo

Accadde Oggi, 29 Novembre 2012: l’ingresso della Palestina nell’ONU. Le speranze e le prospettive di un popolo
29 Nov 2023

di Francesco Rosettini

Il 29 novembre del 2012 è una data intrisa di significato nella storia della Palestina, poiché simboleggia il riconoscimento di questo popolo sofferente nel palcoscenico internazionale, attraverso il suo ingresso come Stato osservatore dell’ONU, deliberato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con 138 voti favorevoli, 41 astenuti e 9 sfavorevoli (Israele, Nauru, Palau, Isole Marshall, Micronesia, Panama, Canada, Repubblica Ceca e USA).

Questo passo cruciale offre l’opportunità di esaminare le prospettive per la questione palestinese, un problema che ha plasmato il destino di intere generazioni.

Il riconoscimento della Palestina come membro dell’ONU rappresenta un importante passo verso la legittimazione internazionale delle aspirazioni palestinesi per uno stato indipendente. Tuttavia, questo riconoscimento, per quanto significativo, non ha portato automaticamente a una risoluzione concreta delle sfide quotidiane che i palestinesi affrontano nei territori occupati.

Oggi è quindi un giorno di riflessione e di domande cruciali. Cosa significa davvero il riconoscimento se l’occupazione, la costruzione di insediamenti illegali e la mancanza di progressi sostanziali sul tavolo dei negoziati persistono?

Le prospettive della questione palestinese non possono essere valutate solo attraverso l’obiettivo raggiunto, ma anche attraverso l’impatto tangibile sulle vite delle persone.

La Palestina continua a fronteggiare sfide immense: dalla restrizione della libertà di movimento alla mancanza di accesso alle risorse fondamentali. La situazione umanitaria nei territori occupati rimane precaria, e la popolazione palestinese subisce le conseguenze di un conflitto prolungato e di decisioni politiche complesse.

Gli avvenimenti del 7 ottobre 2023 nel territorio di Israele, ovvero il terribile attacco terroristico da parte di Hamas che in un solo giorno ha ucciso 859 civili israeliani, 278 soldati e 57 membri delle forze dell’ordine, 30 bambini, e ha commesso altre inenarrabili atrocità, è solo l’ultimo atroce capitolo di una storia complessa e irrisolta.

La reazione Israeliana non è stata meno cruenta: ospedali bombardati, civili massacrati, popolazione agonizzante senza cibo, medicinali e beni di prima necessità come acqua e energia elettrica.

La comunità internazionale dovrebbe  affrontare con coraggio le realtà sul terreno, cercando soluzioni concrete e azioni decisive per porre fine alle sofferenze e garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Va ricercata una Pace giusta che veda 2 popoli e 2 stati, con Gerusalemme come città autonoma con uno status speciale garantito dall’ONU.

Questa data dovrebbe servire come richiamo all’umanità sull’urgenza di una soluzione giusta e duratura per la questione palestinese. Questo implica il riconoscimento del diritto alla autodeterminazione del popolo palestinese, la fine dell’occupazione, la rimozione degli insediamenti illegali e la creazione di uno stato palestinese indipendente e sovrano.

Le prospettive per la questione palestinese devono essere illuminate dalla luce della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità umana. Solo attraverso un impegno globale e un sostegno internazionale coerente sarà possibile costruire una pace autentica che rispetti i diritti di entrambe le parti coinvolte.

In conclusione, il 29 novembre non dovrebbe essere solo un giorno di commemorazione, ma anche un giorno di impegno rinnovato per una pace giusta e duratura nella regione, una pace che rispecchi le aspirazioni legittime del popolo palestinese e ponga fine a decenni di sofferenze e ingiustizie.


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