GORIANO SICOLI (AQ). Una statua per valorizzare la zona del “Ginocchio di Santa Gemma” a Goriano Sicoli e avere un luogo di raccoglimento per i fedeli. L’iniziativa voluta dal comitato feste guidato dalle famiglie Cerasoli-Bucciarelli, rientra nelle attività per il sesto centenario della morte della Santa. La statua è stata posta nella zona, poco fuori dal paese, dove la tradizione vuole che la pastorella Gemma pregasse con un ginocchio poggiato sulla dura roccia. La sua passione nella preghiera era tale da spingere il divino a manifestarsi facendo diventare la roccia molle al punto da aprirsi e farsi modellare dalla forma del ginocchio. Il segno, ancora presente, è stato da sempre identificato come il frutto della forza della fede che può modellare la roccia e superare le avversità della vita. “Abbiamo voluto dare risalto a questa zona con una statua che si affianca all’edicola votiva da sempre al centro del culto della nostra Santa Gemma e del segno del suo ginocchio impresso nella dura roccia. L’opera”, ha detto Cesidio Cerasoli procuratore del comitato feste, “è stata realizzata anche con il contributo di volontari che non hanno fatto mancare la loro preziosa collaborazione per realizzare un luogo più consono alla preghiera e al raccoglimento”. A benedire la statua, con una cerimonia solenne, il vescovo di Sulmona-Valva, monsignor Michele Fusco. Oltre ai tanti devoti che hanno partecipato alla processione sono intervenuti, il vice presidente del consiglio regionale Marianna Scoccia e la consigliere regionale Antonietta La Porta con loro anche il sindaco di Goriano Sicoli Rodolfo Marganelli. La festa di Santa Gemma si tiene nei giorni dell’11 e 12 maggio. Il culto di Santa Gemma è molto sentito nella zona e la pastorella, nata a San Sebastiano nei Marsi, ancora fanciulla seguì la famiglia a Goriano Sicoli. Di lei si racconta che, mentre giovinetta pascolava il gregge, fu tentata da Ruggieri, conte di Celano che la lusingava con una vita agiata al suo fianco. Lei però aveva scelto la strada della Fede e il Conte costruì per lei una cella presso la chiesa di San Giovanni Battista, con una finestrella che le permetteva di vedere l’altare. Qui visse reclusa fino alla sua morte quando avvennero molti miracoli. L’anno seguente il vescovo di Sulmona, Bartolomeo Vinci, fece la ricognizione del suo corpo e lo trovò prodigiosamente conservato.

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