L’Aquila, allarme verde: persi oltre 5.600 ettari di bosco in vent’anni

L’Aquila, allarme verde: persi oltre 5.600 ettari di bosco in vent’anni
18 Lug 2025

di Melania Aio

In Abruzzo si respira l’aria dei boschi, ma sempre meno. La provincia dell’Aquila, da sola, ha perso oltre 5.600 ettari di copertura arborea dal 2001 al 2024. Lo rivela una nuova analisi del portale Global Forest Watch, che conferma il capoluogo abruzzese come uno dei territori più colpiti da deforestazione e incendi boschivi a livello regionale.

 Secondo i dati, ogni anno si perdono in media 67 ettari di bosco solo a causa dei roghi, spesso alimentati da periodi di siccità e vento forte, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico. A ciò si sommano tagli regolari o abusivi, ampliamenti infrastrutturali e un controllo frammentato del territorio. Le conseguenze si vedono a occhio nudo: colline spoglie, perdita di biodiversità. Gli incendi boschivi, sempre più frequenti e distruttivi, hanno causato la scomparsa di almeno 1.620 ettari di foreste nella sola provincia dell’Aquila. Gli altri 4.000 ettari si sono persi per effetto di disboscamenti, espansione urbana e fenomeni naturali. Ogni anno, solo nella provincia, vanno in fumo mediamente 67 ettari di superficie boscata. Un numero che, seppur possa sembrare contenuto, assume un peso drammatico quando si osserva l’andamento complessivo nel tempo e l’impatto ambientale che ne consegue.

A livello regionale, secondo i dati dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC) e dell’ISTAT,  l’Abruzzo vanta una delle più alte percentuali di superficie forestale in Italia: circa il 44% del territorio regionale, pari a 389.000 ettari, è coperto da boschi. Ma la provincia dell’Aquila, da sola, concentra oltre il 68% della perdita forestale dell’intera regione. Il dato è eloquente: L’Aquila è il territorio più colpito da questo lento processo di deforestazione. Gli ultimi rapporti della Protezione Civile regionale e del Comando dei Carabinieri Forestali confermano la crescente gravità del fenomeno. Nel 2024 si sono verificati 55 incendi boschivi in Abruzzo, che hanno colpito oltre 430 ettari di aree boscate. Il 2023 non è andato meglio: 44 incendi hanno distrutto circa 547 ettari di foreste. Anche in questi casi, gran parte degli eventi si è concentrata proprio nelle zone montane e interne dell’Aquilano, dove l’abbandono delle attività agricole e forestali ha reso il territorio più vulnerabile.

Il verde non è solo una risorsa estetica o paesaggistica. Secondo le stime, un solo ettaro di bosco può assorbire fino a 22 tonnellate di CO₂ all’anno. Questo significa che i boschi abruzzesi, complessivamente, sequestrano circa 8 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno, contribuendo concretamente alla lotta contro il cambiamento climatico.

La nostra regione ospita anche 38 foreste vetuste, riconosciute a livello europeo per il loro valore ecologico. Sono luoghi dove il bosco si rigenera in modo naturale, senza intervento umano, e dove si trovano specie rare come l’orso marsicano, il lupo appenninico, il picchio nero e la Salamandrina dagli occhiali. La distruzione anche parziale di queste aree ha conseguenze enormi sul fragile equilibrio dell’ecosistema appenninico. Le istituzioni non sono rimaste a guardare. La Regione Abruzzo ha recentemente stanziato quattro milioni di euro per la prevenzione degli incendi, il rinnovamento forestale e la gestione sostenibile del bosco, grazie a fondi del nuovo Piano Strategico PAC 2023–2027. Sono previsti interventi di pulizia del sottobosco, realizzazione di viali tagliafuoco e opere di consolidamento delle aree a rischio. Inoltre, è stato rilanciato il ruolo dei vivai forestali regionali, considerati fondamentali per il mantenimento delle specie autoctone e per il rimboschimento controllato.

Ma non basta. Diverse associazioni ambientaliste, tra cui Italia Nostra, denunciano ancora ritardi strutturali, carenza di controlli sul territorio e difficoltà nell’attuazione concreta delle politiche forestali. Il patrimonio boschivo regionale, sebbene vasto, è ancora poco gestito: il prelievo legnoso annuo in Abruzzo è inferiore al 10% del potenziale sostenibile, lasciando così accumulare materiale secco che aumenta la pericolosità in caso di incendio.

In questi giorni, il tema del Parco Polsinelli è diventato emblematico e simbolo di un conflitto più ampio tra esigenze urbanistiche e tutela ambientale. Sebbene sia opportuno precisare che il verde urbano viene generalmente considerato separatamente e non rientra dunque nel calcolo dei 5600 ettari, rappresentando superfici più frammentate e di dimensioni ridotte rispetto ai boschi,  ha un’importanza cruciale per la qualità della vita nelle città. Il progetto del Comune dell’Aquila, che prevede la realizzazione di un parcheggio e la rimozione di trenta alberi ritenuti malati o pericolosi. ha suscitato un’ondata di protesta da parte di cittadini, rappresentanti politici e comitati. Alcuni esponenti politici del centrosinistra si sono recati ieri sul posto per esprimere la loro contrarietà all’intervento, denunciando una mancanza di trasparenza e la necessità di una maggiore partecipazione pubblica. Il Comune, dal canto suo, ha ribadito che non ci sarà nessun taglio indiscriminato, e ha assicurato la piantumazione di nuovi alberi in numero doppio rispetto a quelli rimossi, oltre all’ampliamento dell’area verde complessiva. In una città come L’Aquila, che secondo il progetto ISPRA-MIRIFICUS registra differenze di temperatura al suolo fino a 7,8 °C tra centro urbano e aree rurali, la perdita anche parziale di alberature rappresenta un rischio concreto per il benessere microclimatico. Intervenire su uno dei pochi polmoni verdi cittadini senza una visione ecologica integrata significa ignorare la crescente esposizione della città agli effetti estremi dell’isola di calore.

Un esempio chiaro e preoccupante di come il patrimonio verde stia rapidamente diminuendo.

L’Aquila, allarme verde: è una sfida che riguarda tutti.


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