Italia, il crepuscolo di Zenica: oltre la sconfitta serve una rivoluzione di sistema

Italia, il crepuscolo di Zenica: oltre la sconfitta serve una rivoluzione di sistema
01 Apr 2026

Red

 

L’eliminazione subita in Bosnia non è solo un risultato sportivo nefasto, ma il sintomo terminale di un calcio italiano che continua a guardarsi allo specchio senza riconoscere i propri lineamenti sfocati. Mentre l’intero Paese si interroga sul terzo fallimento mondiale consecutivo, la cronaca di una disfatta annunciata ci obbliga a distinguere tra l’episodio del campo e il disastro strutturale che lo sottende.

Il paradosso della notte nello “stadio infernale” Bilino Polje di Zenica è che, per lunghi tratti, si è vista una delle versioni più coraggiose dell’era Gattuso. Fino al momento dell’espulsione — un peccato originale di ingenuità e mancanza di disciplina tattica che a certi livelli non è ammesso — gli Azzurri avevano approcciato la gara con una personalità da Italia, palleggiando in faccia a un avversario aggressivo e dominando il ritmo della contesa.

Anche in inferiorità numerica, l’Italia ha saputo soffrire senza disunirsi, arrivando a sfiorare la qualificazione sul campo in almeno quattro occasioni nitide che gridano ancora vendetta. Paradossalmente, il gruppo guidato da Rino Gattuso appare qualitativamente meno fragile e più identitario rispetto alle gestioni che hanno fallito l’accesso ai Mondiali negli ultimi dodici anni. Ma il calcio, giudice severo e spesso ingiusto, non premia il “meno peggio” quando il sistema che lo sostiene è marcio alle radici.

Il vero problema non risiede nei piedi dei calciatori, ma negli uffici dove si decidono i regolamenti. Come testata ci siamo spesso occupati della necessaria riforma della Serie D e dei campionati minori, sottolineando come l’attuale gestione del calcio dilettantistico e semiprofessionistico sia fallimentare. L’obbligo di schierare gli “Under” per regolamento e non per merito ha creato una generazione di calciatori “a scadenza”.

Ogni anno le squadre di C e D sono popolate da ragazzi che giocano solo perché lo impone il manuale delle norme, o per garantire la monetizzazione del minutaggio, diventando improvvisamente superflui non appena superano l’età minima. Questo sistema non forma talenti, li usa come figurine burocratiche per poi scaricarli verso la Promozione o la Prima Categoria non appena smettono di essere funzionali al “bonus”. Il risultato è una dispersione tecnica senza precedenti, dove il merito è l’ultimo dei criteri di selezione.

Anche il progetto delle Squadre B, che avrebbe dovuto emulare i modelli di successo di Spagna, Portogallo Germania, è scivolato in una caricatura deludente. Invece di diventare fucine per la Nazionale, molte di queste formazioni sono state riempite di stranieri di seconda fascia, togliendo spazio e ossigeno a piazze storiche del calcio italiano che vantano tradizioni e bacini d’utenza fondamentali per la sopravvivenza del movimento.

Il divario diventa poi incolmabile sul piano delle infrastrutture. È romantico pensare al calcio di strada che forse è rimasto solo in Sudamerica, ma oggi il talento si costruisce nei laboratori. Mentre all’estero le Academy sono integrate nel sistema scolastico, permettendo ai giovani di triplicare le ore di addestramento tecnico e tattico rispetto ai nostri settori giovanili, in Italia le strutture restano fatiscenti o inadeguate. Formare un calciatore oggi significa formare un uomo a 360 gradi, con un supporto educativo e tecnico che il nostro sistema semplicemente non è più in grado di offrire con continuità.

Non c’è più spazio per le analisi di circostanza o per le promesse di facciata. Questa sconfitta è il capolinea di una gestione federale che ha preferito il mantenimento dello status quo alla terapia d’urto necessaria. Le dimissioni dei vertici sono l’unico atto dovuto nei confronti di una nazione che non può più accettare di restare fuori dall’élite del calcio mondiale. Serve una riforma che parta dalla base, che premi il merito, che abbatta i vincoli d’età artificiali e che investa seriamente sui centri federali territoriali.

Se non si ha il coraggio di cambiare adesso, dopo tre schiaffi mondiali consecutivi, il calcio italiano è destinato a rimanere una nobile decaduta della storia sportiva. Il tempo dei rinvii è scaduto a Zenica, insieme alle nostre speranze mondiali.


Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

Abruzzo terra di cinefili: è quinto in Italia per passione per il grande schermo

di AP L’AQUILA – L’Abruzzo si scopre terra di cinefili e conquista il quinto posto in Italia per passione per […]

di Alessandra Prospero 17 Set 2026
L’Aquila spreca, l’Atletico Ascoli resta tabù: 0-0 al Gran Sasso

Un punto, quello di oggi, che porta L’Aquila a quota 7 dopo tre giornate, alle spalle della Vigor Senigallia a punteggio pieno e insieme al Teramo.

16 Set 2026
Addio a Ruggero, L’Aquila si stringe nel dolore

L’Aquila piange Ruggero Canocchi, 16 anni, morto dopo il grave incidente in minicar sulla via Mausonia. Cordoglio di Comune e Rugby Experience.

16 Set 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *