Red
Fischi assordanti, imbarazzo generale e la sensazione, l’ennesima, che la nostra Nazionale si sia smarrita. La prestazione contro il Belgio ha restituito l’immagine di un’Italia fragile, dominata per un tempo intero e salvata solo dalle parate di un monumentale Donnarumma. Un primo tempo deprimente, chiuso sotto di un gol ma con la netta impressione che il passivo potesse essere ben più pesante di fronte a un avversario superiore per idee e gamba.
Eppure, a mente fredda, fermarsi alle macerie e al cinismo di chi vorrebbe tutto e subito sarebbe un errore imperdonabile. La strada è ancora lunghissima e c’è una montagna di lavoro da scalare, ma etichettare questo gruppo come irrecuperabile vorrebbe dire negare l’evidenza: le possibilità di tornare a costruire una Nazionale altamente competitiva esistono eccome. A una sola e irrinunciabile condizione: dare fiducia, tempo e coraggio a questo blocco di giocatori.
In mezzo alle difficoltà tattiche e a una prima mezz’ora da incubo — in cui i debuttanti, Romano non è Rodri, e la mediana hanno comprensibilmente sofferto l’impatto con campioni del calibro di De Bruyne — ci sono anche alcune certezze e individualità di altissimo profilo che giocano ai vertici del calcio europeo.
Pensiamo alla spina dorsale della squadra: la classe e l’esperienza internazionale di elementi del calibro Donnarumma, Barella, Tonali e Calafiori dimostrano che il talento c’è. Davanti, la generosità e la verve di un buon Kean e la freschezza di Pio Esposito hanno dimostrato che la materia prima su cui costruire c’è. Il trio davanti con Cambiaghi o Zaniolo può non sfigurare a livello internazionale. Da più da pensare la difesa, da sempre anima della nazionale azzurra. Ieri assenti Di Marco per un problema fisico e Bastoni per squalifica, il reparto non ha convinto con la coppia Mancini Coppola presa sistematicamente in mezzo dalle giocate dell’attacco belga. Di Lorenzo in affanno su chiunque. Nulla più e poco da aggiungere, se non un diffuso senso di imbarazzo per un’Italia che, in questa notte storta, fatica a specchiarsi. Ma che ha il dovere di guardare avanti senza paura.
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