Mense scolastiche L’Aquila, Filcams CGIL proclama lo stato di agitazione alla Vivenda

Mense scolastiche L’Aquila, Filcams CGIL proclama lo stato di agitazione alla Vivenda
01 Ott 2026

Di Nunzia Masci

È scontro aperto sulla refezione scolastica all’Aquila. La Filcams CGIL provinciale, avrebbe ufficialmente proclamato lo stato di agitazione per tutto il personale dipendente della Vivenda S.p.A. impiegato nell’appalto. “Sul tavolo – fa sapere il Segretario Generale Andrea Frasca – ci sono vertenze aperte da circa quattro anni che riguardano la sicurezza degli operatori e drammatiche criticità legate alla stabilità reddituale”. Il sindacato ha richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione, invocando l’intervento urgente della Prefettura.

La vertenza affonda le radici nella riorganizzazione della sicurezza seguita alla tragica vicenda del 18 maggio 2022 all’asilo “Primo Maggio”, quando un’auto travolse diversi bambini provocando la morte del piccolo Tommaso D’Agostino. In seguito a quel dramma, le scuole hanno giustamente interdetto l’accesso dei veicoli alle pertinenze dei plessi. Tuttavia, denuncia il sindacato, la situazione è rimasta estremamente disomogenea: se in alcuni edifici il Comune è intervenuto con percorsi alternativi e delimitazioni fisiche per far accedere i mezzi in sicurezza, in molti altri vige ancora il divieto assoluto. Questo costringe i circa 150 lavoratori dell’appalto, che svolgono “quotidianamente un servizio essenziale per la comunità scolastica e per le famiglie del territorio”, a lasciare i furgoni sulla pubblica via e a movimentare manualmente i pasti all’esterno, esposti al traffico veicolare e ai pericoli della strada.

Oltre alla questione della sicurezza sul lavoro, a pesare come un macigno è la tenuta economica delle famiglie coinvolte. La stretta connessione dell’appalto con il calendario scolastico comporta ogni anno la sospensione totale dell’attività lavorativa dal 10 giugno al 15 settembre. Durante questo trimestre di stop, i dipendenti si trovano “nella condizione di non prestare attività lavorativa e di non percepire alcun reddito, pur rimanendo formalmente in essere il rapporto di lavoro”. Una condizione insostenibile considerando che le retribuzioni si attestano mediamente intorno ai 500 euro mensili, con conseguenze “ulteriormente aggravate dall’aumento generalizzato del costo della vita e, in particolare, dei costi di carburante necessari per raggiungere il luogo di lavoro”. A ciò si aggiunge l’impossibilità di pianificare correttamente la fruizione delle ferie, non essendo il periodo di chiusura scolastica equiparato a riposo retribuito.

Nonostante quattro anni di interlocuzioni con l’azienda, le istituzioni scolastiche e i ripetuti passaggi nella III Commissione consiliare comunale, l’ultima dei quali lo scorso 23 settembre, una soluzione definitiva non è stata ancora trovata. Il Comune aveva fatto sapere di aver contattato la Prefettura settimane fa, senza però ottenere una convocazione formale. Da qui la decisione drastica della Filcams CGIL di rompere gli indugi: si chiede l’apertura immediata di un tavolo istituzionale permanente che consenta di “monitorare l’attuazione delle soluzioni individuate e di intervenire tempestivamente sulle eventuali criticità sopra evidenziate”.

In assenza di risposte concrete e tempestive, il sindacato avverte che non esiterà a promuovere ulteriori iniziative di mobilitazione, riservandosi di procedere con “iniziative di astensione collettiva dal lavoro, nel pieno rispetto delle disposizioni della Legge n. 146/1990 e della disciplina applicabile ai servizi pubblici essenziali”.


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