CHIETI, 29 ottobre 2026 – Il lavoro di cura sostiene quotidianamente famiglie, bambini, anziani e persone fragili, ma continua a essere svolto prevalentemente dalle donne, spesso senza un adeguato riconoscimento economico e sociale. È il tema al centro dell’intervento di Daniela Primiterra, segretaria generale della Filcams Cgil Chieti e componente del Coordinamento Donne Cgil Chieti, in occasione della Giornata internazionale della cura e del sostegno, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata il 29 ottobre.
«La cura non è un fatto privato e non è un destino delle donne», sottolinea Primiterra, richiamando la necessità di riconoscere il valore di un’attività essenziale per il funzionamento della società, ma ancora caratterizzata da profonde disparità.
Il lavoro di cura pesa soprattutto sulle donne
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro richiamati dalle Nazioni Unite, le donne svolgono il 76,2% del lavoro di cura non retribuito, dedicandovi un tempo 3,2 volte superiore rispetto agli uomini.
Anche nel settore sanitario e dell’assistenza persistono significative differenze salariali, con retribuzioni femminili mediamente inferiori del 24% rispetto a quelle maschili, secondo i dati riportati dalla sindacalista.
Il problema è destinato ad assumere dimensioni ancora maggiori nei prossimi anni. Entro il 2030, infatti, si stima che saranno 2,3 miliardi le persone bisognose di assistenza, uno scenario che rende indispensabile investire nei servizi e nelle professioni della cura.
Senza interventi strutturali, avvertono le Nazioni Unite, il rischio è quello di una crisi globale dell’assistenza e di un ulteriore aggravamento delle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro.
Lavoro domestico, oltre 800mila occupati in Italia
Una realtà che la Filcams Cgil affronta quotidianamente attraverso la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori domestici.
Secondo i dati Inps relativi al 2025, in Italia si contano 804.464 lavoratori domestici, dei quali l’88,7% donne e il 68,9% cittadini stranieri.
Le badanti rappresentano ormai il 51,3% del totale, superando le collaboratrici domestiche già a partire dal 2024.
Un settore centrale per l’assistenza alle persone anziane e non autosufficienti, nel quale restano tuttavia aperte le questioni del lavoro irregolare, del riconoscimento delle competenze professionali e della piena applicazione delle tutele contrattuali.
L’intesa per il rinnovo del contratto collettivo, siglata il 28 ottobre 2025, ha introdotto aumenti retributivi e nuove garanzie, ma per la Filcams è indispensabile assicurare che le disposizioni trovino concreta applicazione.
In provincia di Chieti il divario occupazionale tra uomini e donne supera i 20 punti
Le disuguaglianze emergono anche osservando la situazione del territorio.
Secondo il Rendiconto sociale Inps Abruzzo 2025, in provincia di Chieti il tasso di occupazione femminile si attesta al 50,5%, contro il 70,6% degli uomini, con una differenza di oltre venti punti percentuali.
Anche l’età di pensionamento presenta uno scarto: 65,8 anni per le donne rispetto ai 64,2 degli uomini.
A pesare sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro è anche la carenza dei servizi dedicati all’infanzia e all’assistenza.
I dati Istat richiamati dalla Filcams indicano che i posti disponibili negli asili nido coprono il 31,6% dei bambini tra zero e due anni, una percentuale che nel Mezzogiorno scende al 19%. Inoltre, il 59,5% dei nidi non riesce ad accogliere tutte le richieste di iscrizione.
Una situazione che rende particolarmente complessa la conciliazione tra responsabilità familiari e attività professionale, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne.
Le richieste della Cgil: più asili, assistenza domiciliare e contrasto al lavoro nero
Per affrontare queste criticità, la Filcams Cgil Chieti chiede interventi concreti sul territorio.
Tra le priorità indicate figurano il potenziamento degli asili nido e dei servizi per l’infanzia, anche nelle aree interne, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e delle prestazioni rivolte alle persone non autosufficienti, il contrasto al lavoro irregolare e la piena applicazione del contratto collettivo del settore domestico.
Il sindacato propone inoltre la certificazione delle competenze professionali di chi svolge attività di assistenza e l’istituzione di un tavolo permanente sulla cura in provincia di Chieti, per favorire il confronto tra istituzioni, parti sociali e realtà del territorio.
L’obiettivo è anche promuovere una diversa distribuzione delle responsabilità familiari, coinvolgendo maggiormente uomini e ragazzi.
«La cura non è una questione femminile e va condivisa», ribadisce Primiterra.
«Una società che non si prende cura di chi cura si impoverisce»
L’appello della sindacalista è a un cambiamento culturale che accompagni gli interventi economici e organizzativi.
La cura, sostiene la Filcams, non deve più essere considerata un costo da scaricare sulle famiglie, e in particolare sulle donne, ma un investimento collettivo capace di generare benessere e coesione sociale.
«La forza delle donne non deve diventare una scusa per lasciarle sole», afferma Primiterra, evidenziando come la capacità femminile di sostenere molteplici responsabilità non possa giustificare l’assenza di servizi e di un’effettiva condivisione dei compiti.
Una riflessione che, nella Giornata internazionale della cura e del sostegno, assume un significato particolarmente attuale anche per il territorio abruzzese.
«Il lavoro di cura tiene in piedi il Paese: è ora che il Paese si prenda cura di chi cura», conclude Daniela Primiterra.
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