Aspettando il Circoletto, happening della Sinistra aquilana tra emozione ed aneddoti

Aspettando il Circoletto, happening della Sinistra aquilana tra emozione ed aneddoti

di Federica Adriani

“È un incontro di saluto e di augurio, perché a quindici anni dal terremoto questo posto verrà finalmente ricostruito. Prima che diventi un cantiere abbiamo potuto oggi approfittare di questa giornata di sole per fare una reunion”, esordisce Fulvio Angelini, presidente provinciale dell’Anpi L’Aquila e rappresentante della fondazione Abruzzo Riforme, in occasione del convivio di “arrivederci” tenutosi ieri mattina in ciò che resta della leggendaria sezione del Partito Comunista dell’Aquila “P. Ventura”, poi sede del Partito dei democratici di sinistra, più famosa come “il Circoletto”.

Come spiega Angelini, “il consorzio di cui fa parte l’immobile ha faticato molti anni per arrivare all’esito finale. I lavori sono stati assegnati all’impresa Pierluigi Frezza e la progettazione si sta concordando nel dettaglio con gli uffici dell’Usra e del Comune. A breve dovrebbe aprire il cantiere, è una questione di pochi mesi. Una volta pronto, vogliamo riportare questo posto ad essere uno spazio di cultura, dibattito e sana socialità”.

Oggi di proprietà della Fondazione Abruzzo Riforme, deputata a recuperare e salvaguardare il patrimonio immobiliare, storico e culturale del Pci, il Circoletto prende vita dall’esigenza di un gruppo di compagni, lavoratori prevalentemente artigiani, di avere un luogo comune in cui ritrovarsi e passare del buon tempo insieme. 

Costeggiando Piazza San Pietro lungo via Minicuccio d’Ugolino, venendo da via Roma, si nota ad un certo punto una porticina racchiusa in muretti di pietra. Dietro di essa, basta salire pochi gradini per ritrovarsi in un cortile. Sul fondo due sale e una cucina. Nato nel 1956 “come sezione del Pci intitolata a Pietro Ventura, fondatore del Partito Comunista dell’Aquila, da allora è diventato un luogo di richiamo per intere generazioni – spiega Angelini – perché fungeva da luogo politico e associativo. La cucina e i compagni che ne garantivano l’apertura e la frequentazione continua era una gran cosa. E l’esperienza dei compagni del Circoletto è stata fondamentale per decenni nella gestione del ristorante delle Feste de L’Unità”.

La storia del luogo affonda le sue radici nella Resistenza antifascista e antinazista. Tra i suoi primi frequentatori, infatti, c’era anche il fratello di Anteo Alleva, uno dei nove martiri aquilani. Lo ricorda Sergio Tobia, tra i fondatori e primi attivisti del Pci aquilano: “Il circoletto nasce intorno al 1956. Ho diretto per diversi anni questo posto. All’epoca, feci fare un giradischi per le feste da ballo, raccogliere un po’ di soldi e pagare l’affitto. Negli anni iniziali c’era anche Filaro insieme a me, era il fratello di Alleva, uno dei nove martiri”. Solo nel 1991, infatti, la struttura fu poi acquistata dal partito.

Nonostante l’apparenza diroccata, sabato mattina il circoletto ha comunque riunito nel suo piccolo cortile oltre cinquanta persone, dai centenari testimoni degli albori del Pci aquilano ai ragazzi appena ventenni che non vedono l’ora di tornare a vivere il posto preferito dei racconti dei loro nonni e bisnonni. 

“È emozionante vedere una mescolanza di generazioni – osserva Angelini – dal più anziano Vittorio Agnelli, che compirà cento anni tra qualche mese, ai più giovani, di età compresa tra i 22 e i 23 anni. Abbiamo chiamato Giggetto Rotondi, che oggi ha 94 anni, Sergio Tobia, che ne ha più di 90, Paolo Cantalini, Luciano Cococcetta. Insieme a loro ci sono gli eredi, le mogli, i figli o i nipoti delle persone che non ci sono più, come Antonello e Federico figlio e nipote di Alvaro Ricci, detto l’africano“.

Vera e propria fucina della sinistra aquilana, ad omaggiare la vecchia sede del Pci erano presenti tra gli altri, anche Massimo Cialente, Giovanni Lolli, Pierpaolo Pietrucci, Stefania Pezzopane, Betti Leone, Totò Di Giandomenico, Rita Ferri, Lea Contestabile, Guido Iapadre, la famiglia Bafile e tanti altri. E poi le generazioni più giovani di frequentatori, la sinistra giovanile, l’ex Udu, gli studenti universitari e delle scuole superiori, che a quel punto erano già protagonisti degli eventi.

“Pur essendo una sezione di compagni che dal punto di vista gerarchico non avevano un particolare ruolo – dice Angelini – dal punto di vista intellettuale, politico e culturale erano dei quadri politici, nonché persone di cui avere un sacro timore. Venivano da una cultura politica ortodossa, molto rigorosa, estremamente selettiva. Riuscire ad essere invitati al Circoletto era un onore. E intervenire negli incontri politici era una grande responsabilità”.

Negli anni in cui nasceva il Circoletto i dirigenti del Pci aquilano si ritrovavano in un altro luogo, forse un po’ più esclusivo che, come nelle migliori tradizioni filo-sovietiche si chiamava ‘La Dacia’. Si trovava in un’area bellissima di proprietà di D’Alfonso, un imprenditore e compagno di ritorno dagli Stati Uniti, che di fianco alla propria abitazione aveva costruito questa casetta frequentata dal gruppo dirigente del Pci locale. Stiamo parlando di Federico Brini, Eude Cicerone, Alvaro Iovannitti, e altri”. Nella sua lunga vita il Circoletto, in tutta la sua modestia, ha accolto personaggi intellettuali e politici con incontri culturali, presentazioni di libri, commemorazioni storiche.

“A volte si organizzavano delle iniziative per promuovere le sottoscrizioni – ricorda Fulvio – Le più importanti coinvolgevano Spallone, mitico medico personale di Palmiro Togliatti che vantava l’amicizia di Gorbacev e della moglie Raisa e poi divenne Sindaco di Avezzano. Essendo una persona molto facoltosa veniva chiamato nelle occasioni più importanti, come il 7 novembre, anniversario della Rivoluzione sovietica. Spesso gli si faceva, per così dire, la corte e lui concedeva cospicue donazioni al Circoletto”.

E se Spallone ancora adesso viene nostalgicamente ricordato anche per la sua generosità, Gianni Minà – altro ospite illustrissimo – è passato alla storia per aver provato a introdurre il vegetarianesimo nella cucina del Circoletto, ovviamente senza successo. L’episodio è racchiuso nelle cronache di aneddoti aquilani riportati rigorosamente in dialetto dall’illustre arbitro di rugby Mario Angelantoni. Riportiamo di seguito il passaggio sul cosiddetto confronto tra lo scomparso Alvaro Ricci “l’africano” e Minà.

Chi era specializzato a ffà a magna era Alvaro Ricci ma non tutti sapeano che se chiama cusci. Spesso succete che ju soprannome deju patre passa aiji fiji e siccome ju patre era ‘J’Africanu’ pure isso se chiama J’Africanu come ju fratellu cchiù rossu. Ju fratellu cchiù picculu invece era ‘Motore’. Mbè, ‘na sera, non saccio come, capirete a cena Gianni Minà. Mo’ a tuttu i Compagni aveano penzatu meno che Gianni Minà era vegetarianu. Avoja a inziste: “e magnete questo!” “e magnete quest’atru! E quijiu: Gnente! Non ji piacea gnente. Ajj’Africanu però sta situazzio’ ji rope nu pocu le palle. Avea cucinatu bonu come sempre e francamente a veté che quiju faccia ju schizzignusu e se schifea de tuttu quello che ji metteano sottu ju muccu, se sentèa de fotte e mancu pocu. A nu certu puntu, se mette na mani ‘nzaccoccia, caccia ju portafojiu, pija 5000 lire e prima de mettejele ‘nmani ji fa: ‘Tè ècchete 5000 lire e vatte a comprà quello che te piace!’”

Infine, dopo il terremoto, il Circoletto è stato meta delle visite di Diego Bianchi, “Zoro” che con Propaganda Live ha dedicato tanta attenzione all’Aquila e alla sua ricostruzione.

L’augurio e l’impegno assunti ieri è che il Circoletto possa tornare ad essere un luogo aperto di impegno politico, di incontro sociale, di convivialità e cultura: uno spazio pubblico nel cuore della città di cui L’Aquila ha un enorme bisogno.


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