In un dibattito che rischia di esaurirsi nella dimensione esclusivamente tattica di costruzione del cosiddetto “campo largo”, ci sarebbe bisogno di un confronto ampio sull’orizzonte strategico da dare alla coalizione progressista, tanto a livello nazionale, quanto ai vari livelli locali. Dal dialogo, senza infingimenti, tra Paolo Tella e Edoardo Caroccia, emergono alcune questioni centrali per L’Aquila e l’Abruzzo. Abruzzo Sera vuole essere uno spazio aperto al contributo di quanti intendano offrire idee e contenuti per il futuro delle nostre città e della nostra Regione.
Paolo Tella: Come sai io sono stato tesserato per due anni con il PD e, dopo aver sperato che con la segreteria di Elly Schlein ed il nuovo segretario Avellani, ci fosse la tanto auspicata “apertura e rinnovamento”, ne sono uscito perché non vedo una reale capacità di intervento soprattutto a livello locale nonostante la nomina di nuovi organismi che avrebbero dovuto favorire un nuovo intervento più attuale. Oggi secondo te come e dove sta andando il partito?
Edoardo Caroccia: Credo che il PD abbia ancora difficoltà a trovare un profilo netto, una visione del futuro in grado di mobilitare le coscienze dei cittadini, di far sognare i giovani, di costruire un programma di governo credibile. Sulla guerra siamo stati troppo subalterni, timidi. Subito con forza dovevamo chiedere un processo di pacificazione, la diplomazia non doveva lasciare spazio a questi novelli eredi del dottor Stranamore. La Schlein ha avuto il merito di arrestare il declino del PD e rilanciarlo riportandolo al centro del polo progressista, ma non basta. I diritti civili sono importanti ma la costruzione di un programma alternativo alle destre passa fondamentalmente anche su altri temi. Il Sud sprofonda in una crisi drammatica ed accentua il suo distacco dal nord e dall’Europa, le migliori risorse giovanili emigrano dal sud ed anche dall’Italia, i salari sono da terzo mondo e conseguentemente anche gli altri settori sono in grande sofferenza penso alla sanità ed alla scuola. Tu non hai ripreso la tessera, ed anche tanti altri non l’hanno ripresa. Gli iscritti sono pochissimi, le periferie del partito nonostante l’impegno della Scheiln sono una palude mefistofelica dove ancora imperversano cacicchine e cacicchini. Non c’è solo De Luca in Campania, anche da noi abbiamo situazioni simili ed il dramma è, che a volte, anche i giovani hanno questa cultura senza avere la capacità ed il consenso che ha De Luca.
PT: Per restare sul nazionale, tutte le forze politiche, ed anche il “nostro” PD, si giudicano da quello che fa, non da quello che dice. Ora vediamo la posizione in Europa in cui si è votato insieme alla destra. Questi non sono errori o incidenti di percorso, ma temo che rispecchino la natura di un partito neo-liberista. Eppure il campo progressista era lì, a portata di mano; molti iscritti storici del PD hanno dichiarato “votate uguale alla destra, addio!”. Schlein ha sbagliato tutto, da Renzi alla Von der Leyen passando dagli incontri segreti con Draghi. E’ sua la responsabilità come fu di Letta nel 2022. Il PD che sabota ogni possibilità di sconfiggere la destra è progressista?
EC: Il dubbio è questo, purtroppo esteso a molti simpatizzanti ai quali non resta che l’astensione.
PT: Per tornare al locale, si sente parlare da tempo di un dibattito interno al PD locale che ha portato alla creazione di un gruppo di dissidenti rispetto alla linea degli attuali organi direttivi, anche con una serie di defezioni da parte di nuovi iscritti delusi e molto critici…
EC: Si, c’è stato un accenno di dibattito tra iscritti che da poco erano entrati nel partito e che chiedevano trasparenza e democrazia, persone libere senza nessun interesse a cariche o ruoli se non l’impegno civile dentro un partito. C’era anche qualche quinta colonna che interagiva per interessi personali, ma dai più nessuna fronda, solo richiesta di partecipazione. Non è stata data nessuna risposta. D’altronde i gruppi dirigenti del partito sono impoveriti, spoliticizzati. Abbiamo subito una sconfitta terribile alle regionali nella nostra provincia, il segretario non ha avuto nessun sussulto di dignità dimettendosi ma è rimasto tranquillamente al suo posto e ha fatto da padrino al nuovo candidato segretario. Bisognava fare un convegno, che ritengo necessario e fondamentale per il futuro della città, sono state costituite delle commissioni che sono andate letteralmente deserte tanto che il convegno non si realizza più. Ma la cosa più disdicevole, per usare un eufemismo, è che alla guida di queste commissioni sono stati messi dirigenti che da cinquanta anni imperversano, che hanno fatto di tutto fino a consegnare la città alla destra e sono ancora lì. Credo che abbiano un problema patologico con il potere, per voler essere buoni, e questa patologia la riversano sul partito e sulla città ed anche i gruppi dirigenti nuovi spesso sono loro figliocci e devoti. E’ scomparsa la gioia e l’allegria della militanza dell’appartenenza, recarsi davanti ad una fabbrica, una scuola, fare nuovi iscritti, far funzionare i circoli. Una visione generalizia del partito e purtroppo senza truppe.
PT: Si era preannunciata una tre giorni di lavori per definire un programma in vista della nuova elezione della segreteria provinciale, a cui l’unico candidato è oggi Stefano Albano (ex segretario della sezione dell’Aquila), ma queste tre giornate di lavori non si sono svolte per l’assenza di partecipazione degli iscritti, come del resto succede in tutte le riunioni convocate dal segretario cittadino Nello Avellani e cui partecipano pochissimi iscritti e non portano a decisioni.
EC: Anche per l’elezione del segretario un gruppo di dissidenti, tutte persone senza alcun legame tra di loro e nessuna sete di potere ha cercato di fare un ragionamento unitario, visto anche il fallimento delle commissioni e del convegno sui destini della città, quindi una riflessione sul nostro insediamento sociale, sulla disaffezione dei cittadini alla politica, la bassissima affluenza al voto ne è la cartina di tornasole, insomma chiedevano di cambiare metodo, di avere trasparenza nelle scelte, non c’è stato nulla da fare, a loro interessava solo riempire la casella del segretario con un fedelissimo della filiera di potere. Non interessa costruire nuovi insediamenti sociali, eleggere dirigenti espressione della società, nulla, solo autoreferenzialità. Oggi si diventa dirigenti ed anche onorevoli facendo il portaborse. Basti pensare a quello che accade alla nostra città, tagliata fuori dalle decisioni regionali, danni irreversibili al suo patrimonio architettonico, svuotamento del centro storico, le frazioni abbandonate a se stesse, ma l’opposizione tace, silente, ci sono situazioni al limite della legalità, ma il nulla avvolge l’opposizione, c’è da pensare che ci sia connivenza, perché al di là del comunicatificio o di qualche bandierina di fuffa, la possibilità di metter assieme dei cittadini per protestare contro queste vere e proprie azioni da talebani nei confronti della civiltà non c’è altro che il nulla. Questa destra sta cambiando l’identità, la storia, la bellezza architettonica di una delle città più belle d’Italia come si affermò da parte di tutti subito dopo il terremoto. Dallo storico mercato di piazza Duomo, allo svuotamento del centro, agli interventi urbani, il ponte strallato con uno sperpero di denaro pubblico che dovrebbe richiamare l’attenzione della Corte dei conti, lo stravolgimento di piazza Duomo, le frazioni abbandonate e potrei continuare con l’imbarbarimento dei rapporti sociali ed altro ancora. Non capisco se è totale ignoranza di cosa è una città, se c’è una volontà dettata da oscuri interessi, se è il rancore della campagna contro la città, certo dopo il terremoto, tra com’era e dov’era, e l’ammodernamento cialtronesco privo di studio e visione di questa destra sta distruggendo questa cara e amata città. Nessuno scatto d’orgoglio, nessuna memoria della città che egemonizzava l’intera Regione, una opposizione di bassissimo conio, a volte prona per qualche piccolo favore.
PT: Parli del “comunicatificio” e capisco a cosa ti riferisci; io ho provato a dare indicazioni che vengono dalla mia esperienza che mi ha portato a gestire strategie dal 1989, ma non sono stato proprio capito e nemmeno ascoltato su temi essenziali: si è continuato a fare comunicati ritenendo che i post su facebook possano determinare la modifica degli orientamenti di voto. Inoltre mi sono trovato, quando ero iscritto, a non ricevere informazioni sulle decisioni della segreteria e del comitato direttivo, avevamo una sola chat su whatsapp in cui venivano pubblicate solo le copie dei quotidiani senza una rassegna stampa, che invece avrebbe richiesto un selezione commentata delle notizie di politica per orientare almeno gli iscritti più vicini. Più volte ho chiesto di inviare a tutti le relazioni (alcune molto interessanti) ai tesserati per dare modo a tutti di intervenire anche nei dibattiti nel passaparola, anche per strada. Mai una email, mai una sintesi delle decisioni, mai un approccio di partecipazione; solo cene di piccoli gruppi ed assemblee (una ogni sei mesi) senza alcuna possibilità di instaurare riflessioni strategiche approfondite. Per me è stata un’esperienza demotivante in cui non ho ritrovato niente dei buoni propositi che Avellani aveva scritto nella sua mozione presentata per la sua elezione a segretario cittadino. Tu che sei tesserato da molti anni ed hai esperienza ultradecennale nella vita di partito, ricevi le informazioni?
EC: Veniamo chiamati sempre a cose fatte, riescono persino a fare riunioni segrete, cercando di farci credere che le organizza il segretario nazionale, la Schlein, una sconcezza. Sono spregiudicati e pronti a qualsiasi cosa per mantenere il loro potere. Guarda, “vengo da lontano” e non ho mai visto una mancanza di democrazia e di spoliticizzazione di legame al potere come oggi. Guarda quello che sta succedendo alla regione. Si è fatta una campagna elettorale contro la legge mancia, il massimo della clientela ed una mortificazione dell’intelligenza e del voto dei cittadini ed il gruppo del PD, nonostante la ferma opposizione di D’Amico, partecipa alla spartizione. L’impegno preso in campagna elettorale non ha più valore. La sanità, i servizi sociali, i trasporti, le esigenze delle scuole di montagna, possono aspettare uno scandalo. Poi si lamentano se i cittadini non vanno a votare. Sarebbe da chiedere ai consiglieri cosa ci fanno con questi soldi e con quelli che hanno incassato negli anni scorsi, come vengono spesi, parliamo di oltre 22 milioni di euro, una cifra enorme
PT: La crescita del centro destra, e di Fratelli d’Italia, è iniziata dalle vittorie elettorali abruzzesi. In cosa si differenzia il PD in particolare ed il centrosinistra in generale dai partiti di governo?
EC: Si, tutto è partito dalla città dell’Aquila. Il fatto inaccettabile è che a dirigere la politica del PD ad Aquila sono gli stessi che hanno consegnato l’Aquila e l’Abruzzo alla destra. Dirò di più, c’è un paradosso insopportabile, mentre la destra si presenta unita, cura i sindaci dei comuni, gli iscritti, cerca di costruire consenso all’interno della società, di insediarsi nel profondo, di rappresentare categorie e ceti sociali, da noi avviene l’esatto contrario, come ha affermato sempre l’autorevole onorevole a lui non interessa avere sindaci o circoli forti ma gli bastano un consigliere di opposizione fedele, perché cosi non si apre a nessuna possibile concorrenza. Dividere, questa è la loro attività politica, anche se questo porta in alcune realtà all’estinzione del partito. Nella provincia dell’Aquila, alle Regionali, abbiamo subito una sconfitta terribile, in alcuni paesi l’intera coalizione ha raggiunto il 25% e quando è andata bene siamo al 30%; un deserto, un solo consigliere eletto, mai una disfatta come questa. All’Aquila eravamo riusciti a fare un miracolo con un’azione unitaria, avevamo creato entusiasmo e partecipazione con il risultato di diventare il primo partito. Questo, secondo me, ha allarmato i maggiorenti, c’era il rischio che all’Aquila si vincesse alle prossime elezioni. Con queste ultime scelte sono riuscite a dividere il partito anche qui e a creare le premesse per una nuova sconfitta, ma per il gruppo dirigente l’importante è eleggere solo dei fedelissimi, un sindaco all’Aquila, creerebbe fastidio a chi governa il PD a Pescara ed anche nell’Aquilano. Un disastro, ed io non voglio essere complice di un partito così. Finché avrò forza, continuerò a battermi da semplice militante contro questi metodi che arrecano danno ai cittadini, al territorio ed alla grande e nobile bellezza della Politica.
PT: Che cose pensi del futuro? Ad esempio della prossima competizione elettorale per il futuro Sindaco dell’Aquila?
EC: In questo momento sono pessimista circa il futuro della città. I nodi da sciogliere sono tanti, si tratta di individuare un progetto che ridia un ruolo al Comune capoluogo di regione. La difesa delle zone interne, i servizi, la cultura con le università ed i centri di ricerca, le infrastrutture, l’elenco è lunghissimo, occorrerebbe uno sforzo lungo e duraturo come affermava un grande dirigente del passato, ma non vedo all’orizzonte una classe dirigente forte, determinata, in grado di invertire la rotta di questa città. Cittadini disinteressati capaci di fermare il declino dell’Aquila, della provincia e delle zone interne. Un sindaco non subalterno ad altri poteri che stazionano in altri luoghi e che barattano la nostra città per conquistare nuove realtà che si vanno costruendo. Sia chiaro, non è che non esistono in assoluto. Ci sono forze e cittadini che corrispondono a queste caratteristiche, ci sono intelligenze capaci di dialogare con il mondo e che conoscono profondamente il nostro territorio, ma bisogna far saltare questo tappo che blocca qualsiasi innovazione, difenderla da incursioni esterne, e fare in modo che siano i cittadini aquilani a decidere e non delle sigle che rappresentano solo interessi personali. Per fare ciò, permettimi una citazione della mia gioventù, “bisogna bombardare il quartier generale”.
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