Scuole, trasporti e futuro, Bibi Giustizieri (AVS): «Pieno sostegno alla mobilitazione degli studenti aquilani»

Scuole, trasporti e futuro, Bibi Giustizieri (AVS): «Pieno sostegno alla mobilitazione degli studenti aquilani»
07 Nov 2026
Come segretario della Federazione Provinciale di Sinistra Italiana/AVS esprimo pieno sostegno alle ragioni della manifestazione promossa oggi dalle studentesse e dagli studenti aquilani. Una mobilitazione che pone questioni concrete, dalla condizione degli edifici scolastici ai trasporti, dai costi dell’istruzione alla necessità di disporre di spazi adeguati nei quali studiare, incontrarsi e crescere.
Facciamo nostro anche un loro slogan «Persino lo Stato mi ghosta», perché racchiude una contraddizione che riguarda il rapporto tra le istituzioni e le giovani generazioni. I giovani sono continuamente evocati nei discorsi pubblici, celebrati come il futuro della nostra società, corteggiati una volta diventati elettrici ed elettori. Quando, però, chiedono di poter esercitare concretamente i propri diritti, di vedere riconosciuti i propri bisogni e di trovare risposte alle proprie legittime aspirazioni, troppo spesso incontrano indifferenza, rinvii e promesse non mantenute.
La situazione dell’edilizia scolastica aquilana rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questa contraddizione. Ad oltre diciassette anni dal terremoto, nonostante gli interventi realizzati, la ricostruzione delle scuole rimane incompleta e centinaia di ragazze e ragazzi continuano a confrontarsi con condizioni che non dovrebbero appartenere alla normalità di una città che vuole guardare al futuro.
Studiare in edifici dignitosi, raggiungere la propria scuola senza dover essere pressati come sardine in autobus sovraffollati, avere accesso ad attività formative e spazi di socialità non sono concessioni delle istituzioni: sono diritti e condizioni essenziali per rendere effettiva l’uguaglianza delle opportunità.
L’Aquila è una città che dedica molte energie e risorse alla propria immagine, alla valorizzazione del centro storico e alla sua capacità di attrarre visitatori. Tutto questo rischia però di diventare una rappresentazione incompleta della città se non viene accompagnato da un’attenzione altrettanto significativa verso le condizioni materiali di vita delle cittadine e dei cittadini più giovani.
Una città non diventa più bella soltanto recuperando i propri palazzi o rendendo più accoglienti le proprie piazze: diventa una città migliore quando garantisce servizi, istruzione, opportunità e luoghi nei quali le nuove generazioni possano riconoscersi e costruire il proprio percorso.
Non bastano le pacche sulle spalle, le parole di incoraggiamento o le dichiarazioni di attenzione verso il mondo giovanile. Occorrono investimenti, scelte amministrative verificabili, tempi certi per la ricostruzione scolastica, un sistema di trasporto pubblico realmente accessibile e un confronto stabile con chi vive quotidianamente questi problemi.
C’è poi un altro aspetto della mobilitazione odierna che consideriamo particolarmente significativo e che va oltre le singole rivendicazioni.
Da alcuni anni le studentesse e gli studenti, in tutta Italia, hanno ricominciato a occupare fisicamente e politicamente le piazze della città, riconoscendosi come soggetti collettivi, capaci di elaborare proposte, esprimere conflitti e rivendicare un ruolo nella costruzione delle decisioni pubbliche.
È un fatto importante, che dovrebbe essere accolto con interesse, curiosità e rispetto da tutte le istituzioni.
La partecipazione giovanile non può essere considerata positiva soltanto quando assume le forme rassicuranti delle iniziative ufficiali o delle celebrazioni pubbliche. La democrazia vive anche del dissenso, della contestazione e della capacità delle nuove generazioni di mettere in discussione ciò che viene presentato come inevitabile.
In una fase nella quale la politica appare sempre più spesso ripiegata sulla gestione dell’esistente, incapace di immaginare alternative e di riconoscere la possibilità di trasformare il presente, la vitalità di queste ragazze e di questi ragazzi rappresenta un antidoto prezioso all’asfissia del dibattito pubblico.
Una generazione che torna in piazza, che non accetta passivamente le condizioni che le vengono imposte e che pretende di essere ascoltata è una generazione che sta esercitando pienamente il proprio diritto alla cittadinanza.
Non abbiamo bisogno di giovani ai quali chiedere soltanto di adattarsi a un mondo deciso da altri, abbiamo bisogno di riconoscerli come protagonisti della sua trasformazione.
Per queste ragioni sosteniamo la mobilitazione odierna, nel pieno rispetto dell’autonomia delle studentesse e degli studenti che l’hanno promossa, e chiediamo alle istituzioni cittadine di aprire un confronto concreto sulle questioni sollevate.
Se crediamo davvero che il presente possa essere trasformato, dobbiamo innanzitutto riconoscere il valore di chi, scendendo in piazza, dimostra di non considerarlo immutabile.
Le studentesse e gli studenti aquilani non stanno soltanto chiedendo scuole migliori, stanno rivendicando il diritto di essere parte attiva del territorio in cui vivono e del futuro che li riguarda.
Non ascoltare le giovani generazioni vuol dire rischiare di smettere di immaginare il futuro.

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