di Federica Adriani
La seduta odierna del Consiglio comunale, conclusasi intorno alle 18:00, è stata costellata di interventi appassionati. Veri e propri appelli ad opporsi a un disegno di legge che, se approvato dalla Camera, farà sprofondare le regioni del Sud nel baratro dei cosiddetti “Livelli essenziali di prestazione”, già un sinonimo di mediocrità del servizio pubblico.
Con 14 voti contrari e 11 favorevoli, l’ordine del giorno “Autonomia differenziata che spacca il Paese” è stato respinto.
Di fronte all’assenza in aula non tanto del presidente della Regione Marsilio, quanto del sindaco dell’Aquila Biondi, la minoranza tutta ha il più possibile fatto sentire la propria voce.
E lo hanno fatto anche gli auditi. Dalla segretaria Cgil Flc Miriam Del Biondo, passando per la vicepresidente dell’Anpi Betti Leone, fino al presidente dell’Unione dei Comuni montani Lorenzo Berardinetti, hanno senza eccezione fatto presente alla giunta Biondi quanto questa legge sarà penalizzante per l’istruzione dell’entroterra abruzzese, andando di conseguenza ad inasprire il fenomeno dello spopolamento giovanile.
Il disegno di legge sull’autonomia differenziata, lo ricordiamo, concede maggiori poteri alle amministrazioni regionali su 23 materie, tra cui la sanità e l’istruzione. Ideato del ministro con delega alle regioni Roberto Calderoli (Lega), di fatto sembra realizzare la secessione tanto auspicata dal padre del Carroccio Bossi.
Secondo Stefania Pezzopane, prima firmataria dell’ordine del giorno, si tratterebbe di “una legittimazione dell’esistenza di più sistemi sanitari, a diversa efficacia e sicurezza, a scapito del carattere nazionale voluto dalla L.833/78”.
“L’autonomia differenziata da il colpo di grazia al sistema sanitario pubblico. Non mi stupisce l’assenza del sindaco, del presidente Marsilio e dei rappresentanti in parlamento del centrodestra – fa sapere Pezzopane in una nota a seguito della seduta – Non hanno nulla da dire, stanno favorendo la follia di spaccare il paese col ddl Calderoli e preferiscono evitare il confronto. Il Ddl concede alle regioni che danno allo Stato più di quanto ricevono, e sono tutte al nord, la possibilità di trattenere più gettito fiscale”.
Accorati gli interventi dei consiglieri Enrico Verini (Azione con Calenda), Simona Giannangeli (Pd), Stefano Albano (Pd), Massimo Scimia (Il passo possibile), Lorenzo Rotellini (L’Aquila Coraggiosa) e Stefano Palumbo (Pd).
“In difetto è stato stimato che arriveranno circa 600milioni in meno – chiosa Giannangeli – una cifra di cui un territorio regionale non potrà fare a meno. Come farà la nostra regione a legiferare e garantire i servizi con risorse enormente diminuite e senza l’incremento dei gettiti fiscali. Possibile che sia una preoccupazione solo di una parte politica?”
Mentre l’opposizione ha fatto presente quanto già i risultati disastrosi dell’autonomia regionale nel campo della sanità siano sotto gli occhi di tutti, la maggioranza ha insistito in maniera compatta sui vantaggi che questa legge porterà per l’Abruzzo.
Secondo gli assessori Gianluca Marinelli (Lega), Gloria Nardecchia (Udc), Leonardo Scimia (FdI) uniti in fronte compatto, la legge sarà una grande opportunità “di poter prendere decisioni in base alle proprie necessità specifiche”, come detto da Marinelli.
Sottolineando come sia importante rappresentare prima di tutto il proprio territorio, Verini ha spiegato che, nonostante alcuni del suo partito siano favorevoli al provvedimento, “non sono favorevole perché prima di tutto sono un aquilano e una riforma di questo tipo sarebbe contro la mia città. Stacccatevi dall’appartenenza al partito ad ogni costo”.
E alla fine arriva il Senatore Michele Fina (Pd), bloccato dal traffico venendo all’Aquila.
“Volevo esserci, dovevo anche partecipare ad una trasmissione televisiva – dice Fina –ho seguito il consiglio indiretta streaming venendo qui”, dice il Senatore, e ammette l’esistenza dei sogni secessionisti di qualcuno che potrebbero avverarsi con questo disegno di legge.
“Quando stavamo finendo i lavori in Commisione una senatrice, anche simpatica,, del Veneto ha sventolato la bandiera del Veneto, e tutta l’aula si è impietrita”.
“È evidente che una regione del sud come l’Abruzzo si ponga degli interrogativi – spiega il Senatore – il processo dell’autonomia non si è mai fermato, il punto è se noi possiamo giudicare utile l’autonomia differenziata, cioè un assetto statuale nel quale alcune regioni svolgono alcune competenze a livello regionale e altre invece restano in appalto allo stato centrale, e se questa differenziazione non incida sul residuo fiscale: se io mantengo questa competenza a livello regionale devo mantanerne anche le risorse economiche e il personale”.
“Se disegniamo uno stato così – continua l’Onorevole – alla fine non so se saremo in grado di ad avere uno stato unitario. Se sulla bilancia c’è il premieranno, c’è il rischio che alla fine avremo un premier o una premier eletta da tanti piccoli regni”.
Fina riferisce di lavori in Commissione parlamentare sul disegno di legge accompagnati da “una discussione molto profonda, anche dei saggi, scelti dal ministro Calderoli, che poi si sono dimessi”.
E conclude: “18 sigle sindacali, da Confindustria alla Cgil, hanno fatto un lavoro capillare sull’autonomia differenziata, per capire quali saranno gli effetti economico sociali che si avranno sull’Abruzzo così come la legge è oggi. Lavorare con loro può essere un grande vantaggio per tutte le parti politiche. Così com’è, nel ddl non c’è un impegno economico dello stato neanche per garantire le prestazioni”.
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