“Censurato dal TAR, stangato dalla Corte dei Conti, bacchettato persino dal governo amico di Giorgia Meloni, il sindaco dell’Aquila invece di chiedere scusa per aver lasciato la città senza un Comandante di Polizia municipale per più di 8 anni, con l’aggravante che il Comune, e quindi le cittadine e i cittadini con le loro tasse, hanno dovuto pagare le spese per ricorsi e controricorsi assolutamente infondati, si lancia in velate minacce e accuse sgangherate alla passata amministrazione di centrosinistra che, lo ricordiamo a Biondi, non governa più la città dal luglio 2017.”
Così in una nota il PD L’Aquila.
“Il sindaco dell’Aquila dovrebbe semplicemente rispondere ad una domanda: come mai si è ostinato, per più di 8 anni, a non nominare un Comandante di Polizia municipale? Come mai ha voluto testardamente affidare la guida del corpo a fedelissimi del suo ‘cerchio magico’, violando le norme e provando addirittura ad aggirarle? Cosa c’è di inconfessabile dietro questa ostinata battaglia contro il Tar, il Consiglio di Stato, persino contro esponenti della maggioranza di destra in Regione contrari alla sua richiesta di modificare la legge regionale pur di non adempiere alla nomina?”
“Avendo esposto il Comune ad un danno erariale, e continuiamo ad auspicare un intervento della Corte dei Conti, Biondi dovrebbe spiegare alla città il motivo che sta dietro questo disastro amministrativo invece di urlare alla luna provando a scaricare le responsabilità su altri.”
“Abbia il coraggio di chiarire una vicenda che si fa, di giorno in giorno, più oscura” prosegue il PD.
“E la città abbia la forza di chiedere conto di ciò che sta accadendo a Palazzo Margherita, di indignarsi per l’utilizzo – oramai sfacciato – della carica di sindaco non per fare il bene della città ma per soddisfare appetiti politici sempre più voraci.”
“L’Aquila non può accettare di essere sacrificata sull’altare della costruzione di un futuro politico nazionale per chi dovrebbe amministrarla e, invece, l’ha abbandonata, continuamente in giro per l’Italia, tra un evento e l’altro, una kermesse di partito e l’altra, e mai in città a dare risposte a cittadine e cittadini oramai esasperati. L’Aquila non può accettare di essere utilizzata per soddisfare gli interessi di un ‘cerchio magico’ di fedelissimi, amici, parenti e testimoni di nozze variamente assortiti, che passano da un incarico all’altro, da una poltrona all’altra, da una partecipata all’altra, alimentando un insopportabile amichettismo che, oramai, si fa beffe persino della decenza.”
“Come altro definire il fatto che figure vicinissime al ‘cerchio magico’ partecipino a concorsi che si tengono a centinaia di km di distanza dalla città, in Toscana in particolare, dove siede in commissione l’ex segretario comunale chiamato alla guida di Asm non appena pensionato, entrando così in graduatorie da cui il Comune dell’Aquila, o altri Enti del territorio – guarda il caso… – attingono per le assunzioni? Come altro definire ciò che, da anni, accade nelle società partecipate, in faccia a giovani aquilane e aquilani, preparati ma senza ‘santi in paradiso’ che, sempre più numerosi, sono costretti ad andare via da questa città? Come altro definire le procedure di affidamento diretto di commesse pubbliche per milioni di euro, sempre alle stesse fortunate imprese? È ora di dire basta, di farlo con forza: è ora di chiedere conto a Biondi di ciò che sta accadendo all’Aquila.”
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