Dissesto idrogeologico, quasi 900 cantieri Pnrr ancora aperti

Dissesto idrogeologico, quasi 900 cantieri Pnrr ancora aperti
19 Ott 2026

Oltre 4,3 miliardi di euro destinati alla gestione del rischio idrogeologico e delle risorse idriche, ma a giugno 2026 risultava concluso soltanto il 60,8% dei progetti finanziati. È quanto emerge dall’analisi di Openpolis sui dati aggiornati al 13 giugno e dalla relazione della Corte dei conti, che richiama l’attenzione sui ritardi nella realizzazione di numerosi interventi.

Il dissesto idrogeologico interessa gran parte del territorio italiano e rappresenta una delle principali criticità per la sicurezza delle comunità. Frane e alluvioni, rese più frequenti e intense anche dai cambiamenti climatici, mettono a rischio abitazioni, infrastrutture e attività economiche. Per contrastare questi fenomeni, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha previsto investimenti per la messa in sicurezza dei territori e il miglioramento della gestione delle risorse idriche.

Nonostante il governo abbia dichiarato raggiunti tutti gli obiettivi finali previsti per le misure esaminate, i dati disponibili restituiscono un quadro ancora incompleto: su 2.260 progetti finanziati, 1.374 risultavano conclusi e 886 erano ancora in corso.

Il raggiungimento degli obiettivi concordati con l’Unione europea non coincide necessariamente con il completamento di tutte le opere. I target, infatti, possono prevedere il conseguimento di un numero minimo di interventi e, in alcuni casi, sono stati ridimensionati nel corso delle revisioni del Piano. La Corte dei conti ha quindi evidenziato la necessità di accelerare i lavori e ha segnalato possibili discrepanze tra l’avanzamento procedurale e i pagamenti effettuati.

Rischio idrogeologico, il 95% dei comuni è esposto

Secondo il quarto rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, pubblicato nel 2024, il rischio riguarda quasi tutto il Paese, seppure con caratteristiche differenti da territorio a territorio.

In particolare, il 56,8% dei comuni italiani presenta contemporaneamente un rischio idraulico e uno da frana. Nel 19,9% dei comuni è presente soltanto il rischio idraulico, mentre nel 16,2% si registra esclusivamente quello da frana. Appena il 7% non presenta nessuna delle due criticità.

La distribuzione dei fenomeni rispecchia in larga parte le caratteristiche geografiche del territorio: il rischio idraulico interessa soprattutto pianure e fondovalle, mentre quello da frana riguarda prevalentemente le aree montane e appenniniche.

Anche la popolazione esposta è significativa. Nelle aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata vivono circa 1,28 milioni di persone. Altri 2,43 milioni di abitanti si trovano in zone caratterizzate da un’elevata pericolosità idraulica.

Considerando insieme i due fenomeni, si arriva a un massimo stimato di 3,7 milioni di persone esposte a un rischio idrogeologico elevato o molto elevato. Si tratta di una stima potenziale, perché alcuni residenti possono essere conteggiati in entrambe le categorie.

Oltre 4 miliardi dal Pnrr per la sicurezza del territorio

Le risorse del Piano destinate alla gestione del rischio idrogeologico e delle risorse idriche ammontano complessivamente a circa 4,3 miliardi di euro. Gli investimenti si articolano in tre principali ambiti: la gestione del rischio di alluvione e la riduzione del rischio idrogeologico, le infrastrutture idriche primarie e la resilienza dei sistemi irrigui agricoli.

La prima misura dispone di circa 1,5 miliardi di euro e finanzia interventi per la messa in sicurezza dei territori colpiti da eventi calamitosi, con particolare attenzione alle aree alluvionate di Emilia-Romagna, Toscana e Marche nel maggio 2023.

Proprio questo investimento ha subito una revisione significativa. Nel 2024 erano stati individuati oltre mille progetti, per circa 1,2 miliardi di euro. Le nuove alluvioni dell’autunno dello stesso anno e la complessità delle progettazioni hanno però reso difficile completare tutte le opere entro il 2026. Il target è stato quindi ridotto a 190 interventi, con una dotazione finanziaria scesa a 290 milioni di euro per la parte interessata dalla revisione.

Molte opere sono state ricondotte a fondi nazionali, privi dei vincoli temporali europei. Il governo ha dichiarato di aver superato l’obiettivo, indicando 225 interventi completati rispetto ai 190 richiesti. La Corte dei conti ha tuttavia segnalato che, a giugno, diversi progetti risultavano ancora in fase di collaudo e che i pagamenti non sempre apparivano adeguati allo stato di avanzamento.

Infrastrutture idriche e irrigazione, persistono i ritardi

Le criticità riguardano anche gli investimenti per le infrastrutture idriche primarie, pensati per migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, aumentare la capacità di accumulo e trasporto dell’acqua e rendere le reti più resistenti alla siccità e agli eventi estremi.

La dotazione finanziaria è stata ridotta da 2 miliardi di euro a 1,62 miliardi, mentre l’obiettivo è passato da 50 a 45 sistemi idrici, di cui almeno 32 complessi. Secondo il governo, il target è stato superato con 80 interventi ultimati in 49 sistemi.

La relazione della Corte dei conti evidenzia però un quadro differente per i progetti sottoposti a controllo: a giugno risultavano ancora tutti in corso, con pagamenti inferiori al 27% del costo complessivo. In Molise non risultavano pagamenti, mentre per un intervento in Sardegna la conclusione dei lavori era prevista per ottobre 2027, oltre la scadenza del Piano.

Un’altra misura riguarda la resilienza dell’agrosistema irriguo, con un investimento di circa 880 milioni di euro per rendere più efficiente l’utilizzo dell’acqua in agricoltura. Gli interventi comprendono la modernizzazione dei sistemi di irrigazione, la riduzione delle perdite nelle reti e l’installazione di strumenti per misurare e controllare i consumi.

Anche in questo caso il governo ha dichiarato risultati superiori agli obiettivi, con 507mila ettari resi più efficienti. La Corte dei conti ha però approfondito cinque interventi in Calabria, per un valore complessivo di 53,5 milioni di euro: a giugno erano tutti in fase di collaudo, ma nessuno risultava concluso. Per un progetto, inoltre, i pagamenti si fermavano al 24,7% delle risorse previste.

Emilia-Romagna prima per risorse, ma meno della metà dei progetti conclusa

La distribuzione territoriale degli investimenti evidenzia differenze importanti. L’Emilia-Romagna è la regione con la maggiore quota di risorse assegnate, pari a circa 692,3 milioni di euro, seguita dalla Campania con 397,4 milioni, dalla Sicilia con 344,1 milioni e dal Piemonte con 301,5 milioni.

A livello nazionale, a giugno 2026 risultava concluso il 60,8% dei progetti. Le percentuali più elevate si registravano in Molise, con il 91,5%, Trentino-Alto Adige, con l’89%, Lombardia, con l’83,3%, e Friuli-Venezia Giulia, con il 76,2%.

All’estremo opposto figurava la Valle d’Aosta, dove nessuno dei tre progetti finanziati risultava terminato. In Puglia erano ancora in corso 18 interventi su 22. Quote elevate di progetti non conclusi si registravano anche in Veneto, Liguria, Toscana e Sardegna.

Il numero di opere finanziate incide sulla lettura dei dati. L’Emilia-Romagna conta 479 progetti, la Lombardia 342 e la Calabria 233. Se la Lombardia risultava a uno stadio avanzato e la Calabria aveva concluso il 73,4% degli interventi, l’Emilia-Romagna restava sotto il 50%, anche alla luce delle alluvioni che hanno colpito la regione e della conseguente riprogrammazione delle opere.

Pagamenti al 65,1%, ma resta la sfida di completare le opere

Un ulteriore indicatore riguarda le risorse effettivamente pagate. A giugno 2026, i pagamenti rappresentavano il 65,1% dei fondi Pnrr destinati al dissesto idrogeologico e alla gestione delle risorse idriche.

Le percentuali più alte si registravano in Valle d’Aosta, con il 96,2%, Trentino-Alto Adige, con il 92,4%, Friuli-Venezia Giulia, con l’89,8%, e Veneto, con l’87,6%. Sicilia, Campania e Molise presentavano invece una quota di pagamenti inferiore al 50%.

In Emilia-Romagna, a fronte di 692,3 milioni di euro assegnati, i pagamenti raggiungevano il 59,4% delle risorse. Un risultato inferiore alla media nazionale, ma superiore a quello registrato in Campania e Sicilia, le altre due regioni con maggiori finanziamenti.

I dati di Openpolis, aggiornati al 13 giugno 2026, precedono le più recenti comunicazioni governative. Restituiscono tuttavia un quadro che evidenzia una questione centrale: raggiungere gli obiettivi concordati con Bruxelles è importante, ma lo è altrettanto portare a termine tutte le opere finanziate. Interventi che, in molti territori, sono attesi da anni e che rappresentano uno strumento essenziale per ridurre la vulnerabilità del Paese di fronte a frane, alluvioni ed eventi meteorologici estremi.

Fonte: Openpolis


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