SULMONA – «Il sindaco di Sulmona Luca Tirabassi dovrebbe prendere lezioni di democrazia dalla sindaca di Santhià Angela Ariotti». È il duro giudizio espresso da Mario Pizzola, del Movimento Nonviolento di Sulmona, che torna sulla contestata visita di Emanuele Filiberto di Savoia nel capoluogo peligno dello scorso 12 luglio, prendendo spunto da quanto accaduto nei giorni scorsi nel Comune piemontese di Santhià.
Il riferimento è alla cerimonia dei Premi del Capitanato di Santhià, organizzata dalla Pro Loco domenica 27 settembre, durante la quale è stato assegnato un riconoscimento speciale a Emanuele Filiberto di Savoia. L’iniziativa aveva provocato la protesta dell’Anpi per l’utilizzo, nelle locandine accompagnate dai simboli degli enti patrocinanti, dell’appellativo «S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto». La contestazione riguardava in particolare l’accostamento dei simboli delle istituzioni repubblicane a titoli di una dinastia che non riveste uno status istituzionale nell’attuale ordinamento.
La vicenda aveva portato anche all’intervento del Consiglio regionale del Piemonte, che aveva chiesto la rimozione delle locandine contestate. La sindaca di Santhià Angela Ariotti aveva invece deciso di non prendere parte alla cerimonia, spiegando di ritenere «eccessivo l’uso di appellativi riferiti a dinastie non più regnanti» e ricordando che l’Italia è una Repubblica da oltre ottant’anni.
Da qui il parallelo tracciato da Pizzola con quanto avvenuto a Sulmona. Il 10 luglio scorso Tirabassi aveva infatti invitato consiglieri e dirigenti comunali a partecipare alla «visita istituzionale di S.A.R. Principe Emanuele Filiberto di Savoia», programmata per il 12 luglio, sottolineando come la loro presenza sarebbe stata gradita quale testimonianza della vicinanza delle istituzioni cittadine. La visita era stata effettivamente presentata pubblicamente come un appuntamento istituzionale dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico ed economico del territorio.
Proprio questa impostazione era stata al centro delle proteste di una parte della cittadinanza. Pizzola ricorda oggi come, dopo le contestazioni, il sindaco avesse difeso la scelta sostenendo il principio secondo cui le persone non debbano essere giudicate per il proprio cognome. Tirabassi aveva inoltre ribadito il carattere repubblicano e costituzionale della città, spiegando che l’incontro nasceva dal desiderio di Emanuele Filiberto di visitare Sulmona.
Per l’esponente del Movimento Nonviolento, tuttavia, resta una contraddizione tra quelle spiegazioni e la definizione di «visita istituzionale» utilizzata nella comunicazione ufficiale del Comune. Nel documento diffuso oggi, Pizzola richiama inoltre il ruolo storico della monarchia durante il fascismo e le responsabilità di Vittorio Emanuele III, inserendo la polemica in una più ampia riflessione sul rapporto tra memoria storica e istituzioni repubblicane.
Il caso di Santhià riapre così, a distanza di oltre due mesi, il confronto sulla visita sulmonese di Emanuele Filiberto e sull’opportunità dell’utilizzo di titoli monarchici nell’ambito di iniziative presentate con carattere istituzionale.
Una polemica che Pizzola riassume contrapponendo le scelte dei due primi cittadini: da una parte Tirabassi, che a luglio accolse Emanuele Filiberto a Palazzo San Francesco; dall’altra Ariotti, che a Santhià ha scelto di non partecipare alla cerimonia dopo le contestazioni sorte intorno all’uso degli appellativi monarchici.
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