di Alessandra Prospero
Israele torna alle urne per una delle consultazioni elettorali più delicate della sua storia recente. Oltre sette milioni di cittadini sono chiamati a eleggere i rappresentanti della Knesset, il Parlamento israeliano, e a determinare gli equilibri politici da cui nascerà il prossimo governo. È il primo appuntamento elettorale nazionale dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e il lungo conflitto che ha investito la Striscia di Gaza, estendendosi successivamente anche al Libano e all’Iran.
Al centro della competizione si colloca il confronto tra il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, intenzionato a conservare la guida del Paese, e Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e principale sfidante dell’attuale premier.
La consultazione si svolge in un clima segnato dalle conseguenze della guerra, dalle divisioni interne alla società israeliana e dalle richieste di accertare le responsabilità politiche e istituzionali per quanto accaduto il 7 ottobre. Il voto assume pertanto un significato che va ben oltre la tradizionale alternanza tra maggioranza e opposizione.
Netanyahu contro Eisenkot: il confronto politico
Netanyahu si presenta agli elettori alla guida del Likud, sostenuto da formazioni della destra nazionalista e religiosa, tra cui quelle rappresentate da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Il premier uscente ha impostato la propria campagna elettorale soprattutto sui temi della sicurezza nazionale, della difesa di Israele e della questione palestinese.
Sul fronte opposto, Eisenkot guida il partito Yashar e rappresenta il principale riferimento di uno schieramento che comprende anche gli ex primi ministri Yair Lapid e Naftali Bennett. Ex generale, Eisenkot aveva partecipato al Consiglio di guerra israeliano, abbandonandolo successivamente per divergenze con Netanyahu, in particolare sulla gestione della crisi degli ostaggi.
Tra i temi più controversi della campagna elettorale figura la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta indipendente sulle responsabilità politiche e militari legate agli attacchi del 7 ottobre. Una richiesta sostenuta dalle opposizioni e dai familiari delle vittime, sulla quale il governo uscente ha mantenuto una posizione contraria.
I primi dati sull’affluenza e il rischio di stallo
I seggi hanno aperto alle 7 del mattino, ora locale, corrispondenti alle 6 italiane, e resteranno operativi fino alle 22. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale israeliana e riportati da Sky TG24, alle 10 locali l’affluenza aveva raggiunto il 16,68%, contro il 15,9% registrato alla stessa ora nelle precedenti elezioni del 2022.
Gli ultimi sondaggi precedenti all’apertura delle urne indicavano una competizione particolarmente equilibrata, con il partito di Eisenkot in leggero vantaggio sul Likud. La formazione del prossimo governo appare tuttavia complessa: la Knesset conta 120 seggi e per ottenere la maggioranza ne occorrono almeno 61.
Nessuno dei due principali schieramenti risultava, secondo le rilevazioni, in grado di raggiungere autonomamente questa soglia. Un eventuale risultato senza una maggioranza definita potrebbe quindi aprire una lunga fase di negoziati tra le diverse forze politiche. Anche i partiti rappresentativi della minoranza araba israeliana potrebbero assumere un ruolo determinante nella costruzione dei futuri equilibri parlamentari.
Una giornata segnata dalle manifestazioni e dalle tensioni
La giornata elettorale è accompagnata anche dalla mobilitazione delle associazioni dei familiari degli ostaggi, che a Tel Aviv hanno invitato i cittadini a partecipare al voto chiedendo giustizia e cambiamento.
Il presidente israeliano Isaac Herzog, recatosi alle urne a Gerusalemme insieme alla moglie Michal, ha richiamato l’importanza della partecipazione democratica e della responsabilità collettiva, auspicando uno svolgimento sereno delle operazioni elettorali.
Intanto, mentre nel Paese si vota, le forze israeliane hanno avviato un’operazione militare nell’area di Nablus, in Cisgiordania, dichiarando di voler contrastare attività terroristiche e traffici di armi. Un ulteriore elemento che testimonia quanto la consultazione sia strettamente intrecciata alle tensioni ancora presenti nella regione.
Risultati attesi il 4 novembre: lo sguardo della comunità internazionale
I primi exit poll saranno diffusi subito dopo la chiusura delle urne, mentre la proclamazione dei risultati ufficiali è prevista per il 4 novembre. Le operazioni di scrutinio richiederanno infatti tempi più lunghi anche per il conteggio dei voti espressi da militari, diplomatici e cittadini che si trovano lontano dal proprio luogo di residenza.
L’attenzione internazionale resta alta. Il risultato delle elezioni potrebbe incidere sulle future scelte diplomatiche e militari di Israele, sulle prospettive della Striscia di Gaza, sui rapporti con gli Stati Uniti e sulle possibilità di stabilizzazione del Medio Oriente.
Al di là dell’esito numerico, il voto del 27 ottobre rappresenta un passaggio cruciale per una società profondamente segnata da tre anni di conflitti e chiamata a confrontarsi con interrogativi ancora aperti sulla sicurezza, sulla tenuta delle istituzioni democratiche e sul proprio futuro politico
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