L’AQUILA – E’ arrivata al 14esimo giorno l’acampada pro palestina davanti l’Università dell’Aquila. Un risultato importante per la Rete studentesca e cittadina che due settimana fa ha piantato le prime tende raggiungendo le decine e decine di Atenei in cui, in tutta Italia e non solo, da inizio maggio ormai divampa la protesta per dire “stop al genocidio del popolo Palestinese”.
“Chiediamo all’Università dell’Aquila tramite il suo Rettore, Edoardo Alesse, di avere una posizione più netta contro il genocidio che Israele sta perpetrando ai danni del popolo palestinese e di cessare i rapporti con Leonardo, una tra le maggiori industrie per esportazioni di armi che rifornisce anche l’esercito Israeliano”, affermano Cecilia Battibocca e Antonia Melaragni che oggi, in una conferenza stampa tenutasi tra le tende, si sono fatte portavoce della rete studentesca e cittadina dell’Aquila a sostegno della Palestina.
“Pensiamo – hanno continuato le due giovani donne – che il rapporto tra la ricerca universitaria e quella delle industrie belliche vada fortemente problematizzato. Oggi le università come UnivAq, che hanno rapporti di collaborazione con la Leonardo, si nascondono dietro l’alibi dell’utilizzo a scopo civile, ma noi sappiamo che non esiste nessuna tutela rispetto al fatto che queste ricerche vengano usate anche per scopi bellici, anzi molto spesso gli accordi permettono alle industrie belliche di avere la totale proprietà dei brevetti e di utilizzarli come meglio credono. La ricerca non può essere connessa a una industria che produce morte e distruzione, ogni tipo di collaborazione in tal senso, da parte delle università, legittima l’industria stessa a livello economico sociale e politico”.
Ma non finisce qui perché studenti e studentesse chiedono al Rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, di interrompere i rapporti con le università israeliane “perché non possiamo negare che oggi le università israeliane sono in stretto rapporto con l’esercito del loro Paese sopratutto in ambito di cyber sicurity e della difesa”.
Richieste radicali a fronte di una situazione sempre più drammatica che sembra non finire mai, con le nuove morti di diciassette civili avvenute solo ieri, per un nuovo raid israeliano sul campo profughi di Nuseirat.
“Anche oggi avevamo invitato il Rettore a venire a confrontarsi con noi e con la stampa, ma non è venuto. Ne prendiamo atto e rilanciamo con un corteo di studenti e cityadinzna che venerdì alle 17:30 inizierà da qui per snodarsi per il il centro cittadino”.
Intanto l’acampada, spazio politico e di relazioni aperto da tanti giovani che si sono ritagliati così protagonismo e assunti responsabilità – indispensabili per la loro formazione – continua.
Il servizio di Alessandro Tettamanti
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