Centro storico, Avellani e Tettamanti: “Visione di Biondi anacronistica, il centro ha bisogno di servizi di prossimità”

Centro storico, Avellani e Tettamanti: “Visione di Biondi anacronistica, il centro ha bisogno di servizi di prossimità”
25 Mar 2025

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Nello Avellani e Alessandro Tettamanti (Partito Democratico)

Con molta tristezza bisogna constatare che il Sindaco dell’Aquila è del tutto vittima dell’ideologia per cui i centri storici sono destinati a diventare, oramai, esclusivamente la scenografia per eventi sporadici, privi di vita per la maggior parte del tempo, per l’impossibilità di viverci una quotidianità degna di questo nome.

È ciò che ha ribadito qualche giorno fa durante il convegno “L’Aquila città universitaria”, ed è ciò a cui, secondo lui, dovremmo rassegnarci.

Riguardo le proposte che pure abbiamo avanzato, e tra le altre quella di riportare in centro storico le scuole, ovviamente un ciclo dall’asilo alle medie, dimensionate alle attuali esigenze, Biondi parla di “nostalgia” per un tempo che fu; non si rende conto che la sua visione, in realtà, è in controtendenza rispetto allo sforzo che stanno compiendo altre città, che provano ad invertire la rotta rispetto allo spopolamento dei centri storici investendo sui servizi di prossimità per attrarre nuove famiglie.

Biondi si arrende allo stato di cose, come se non fosse lui a governare la città, come se non fosse possibile fare altro.

Questa è la cifra del suo coraggio: zero. Questa la cifra della sua azione politica: zero.

Eppure, avrebbe a disposizione milioni di euro – come nessun altro territorio – per evitare che il nostro centro storico si spopoli e, così, condannare a morte la città territorio che, intorno al suo cuore antico, si è per secoli pensata e ripensata.

D’altra parte, già accade che la vita torni a reimpossessarsi comunque del centro – nonostante Biondi, la sua giunta e la loro misera ideologia. Una piazza spianata con l’obiettivo di renderla il terreno di grandi eventi diventa un campo da calcio per i più piccoli che, in barba alle paure del sindaco, posano gli zaini a terra per disegnare delle porte e giocano a calcio. Sta accadendo negli ultimi giorni, ne parlano anche i giornali.

Accadimenti che appartengono ad un altro tempo, secondo Biondi; così come dovremmo dimenticarci di accompagnare a piedi le nostre figlie e i nostri figli a scuola, così come dovremmo arrenderci all’idea di utilizzare l’automobile, che anche il trasporto pubblico locale, oramai, appartiene al passato. Dovremmo spiegare alle ragazze e ai ragazzi della città che persino passeggiare tranquillamente sotto i portici, magari sedendosi sui finestroni, appartiene ad un tempo che fu.

Una visione miope, tremendamente conservatrice, arretrata e pericolosa.

Sindaco, vogliamo dirle che un’altra visione è possibile, se solo lo voleste, se solo voi foste in grado di costruire le condizioni per realizzarla. A questo dovrebbe servire la politica e il Consiglio Comunale che lei tanto snobba. Lo dobbiamo ai giovani e alle giovani di questa città che hanno diritto a vivere pienamente lo spazio pubblico. Si parla di comunità educante d’altronde: la scuola, per fortuna, non finisce dentro le mure di un istituto.

No Sindaco, aprire le scuole in centro non significa che di colpo torneranno gli abitanti, come lei fa notare; il centro è un complesso ecosistema in cui l’apertura del ciclo scolastico per cui ci battiamo contribuirebbe però, di certo, a mettere uno dei tasselli che contribuirebbe al ritorno di una quotidianità possibile anche per giovani e bambini.

Sì, con le scuole in centro bisognerebbe far fronte a diversi problemi: la politica però serve a questo, a risolvere i problemi, non a nasconderli sotto il tappeto rinunciando a priori a ciò che desideriamo. È una questione di priorità: rivogliamo un centro storico vivo, in cui le scuole possano fare da ‘enzimi’ per una nuova visione urbanistica, immaginata intorno alla prossimità dei servizi da offrire ai cittadini, raggiungibili a piedi o con i mezzi pubblici.

Abbiamo dunque bisogno di una nuova concezione della mobilità cittadina, possibile iniziando ad attuare il PUMS ad esempio.

Ci vuole programmazione, capacità di attuare politiche e coraggio: quello che si richiede a chi amministra una città.


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