“Sono giorni che mi interrogo sull’opportunità di aderire o meno alle manifestazioni del mondo agricolo, naturalmente nel pieno rispetto delle regole e con modalità civili. Le ragioni della protesta sono fondate: ci sono problemi che stanno mettendo in seria difficoltà l’intero settore primario. Ma credo sia necessario andare oltre la piazza e chiedersi come siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, cosa intendiamo fare per uscirne davvero”.
A dichiararlo è Daniele D’Angelo, consigliere comunale dell’Aquila del Gruppo Misto-Futuro Nazionale, che richiama l’attenzione sulla necessità di una strategia concreta e duratura per rilanciare l’agricoltura italiana.
“Nel secondo dopoguerra la politica aveva compreso il valore strategico della terra. La legge 841 del 1950, nell’ambito della riforma agraria avviata durante il governo De Gasperi, contribuì a trasformare il settore, favorendo la redistribuzione delle terre e lo sviluppo delle campagne. Basti pensare al Fucino, dove la trasformazione del territorio ha rappresentato una svolta per l’economia e l’agricoltura. Si investiva per sostenere le famiglie, migliorare le aziende e rendere produttivi i terreni, contribuendo anche alla cura del territorio e alla tutela dell’ambiente”.
“Negli anni, però, l’agricoltura è stata progressivamente relegata ai margini delle priorità politiche. Costi crescenti, burocrazia, vincoli e difficoltà di mercato mettono a rischio la sopravvivenza di tante aziende, soprattutto nelle aree interne, dove l’agricoltura rappresenta anche un presidio contro lo spopolamento e l’abbandono del territorio”.
“Non possiamo continuare a scendere in piazza, ottenere qualche promessa e ritrovarci, dopo pochi anni, con gli stessi problemi, se non peggiori. Le manifestazioni sono uno strumento legittimo per dare voce alle difficoltà degli agricoltori, ma devono rappresentare l’inizio di un percorso concreto, non l’ennesimo episodio destinato a esaurirsi senza risultati”.
Per D’Angelo, un ruolo decisivo spetta alle associazioni di categoria. “È arrivato il momento di superare divisioni e appartenenze politiche. Le associazioni devono fare fronte comune e battere i pugni sui tavoli istituzionali per ottenere risposte concrete. Servono rappresentanti capaci di comprendere il valore della terra e di riportare l’agricoltura al centro dell’agenda politica. Il futuro delle aziende non può dipendere da promesse elettorali, rapporti personali o aspettative di favori, ma da condizioni che consentano di lavorare, investire e guardare al futuro”.
Il consigliere richiama inoltre l’attenzione sulle politiche europee, sulla gestione del territorio e sulla concorrenza internazionale.
“La tutela dell’ambiente non può tradursi in vincoli che impediscono qualsiasi intervento. La gestione dei boschi, la manutenzione del territorio e il contenimento della fauna selvatica dannosa devono essere affrontati con equilibrio e responsabilità. Allo stesso modo, non possiamo pretendere dagli agricoltori italiani il rispetto di standard rigorosi in materia di sicurezza alimentare, fitofarmaci e tutela del lavoro, per poi esporli alla concorrenza di prodotti provenienti da Paesi con regole differenti. Servono controlli efficaci, trasparenza e condizioni concorrenziali eque”.
D’Angelo pone poi l’accento sulle scelte di spesa pubblica e sulla necessità di ridefinire le priorità del Paese.
“Occorre interrogarsi anche sull’impiego delle risorse pubbliche. Ritengo che si debba smettere di destinare ingenti somme al sostegno militare all’Ucraina e alla corsa agli armamenti, per investire maggiormente nella crescita economica del nostro Paese, a partire dalle aziende agricole. Quelle risorse potrebbero contribuire a sostenere gli investimenti, favorire l’innovazione, contenere i costi di produzione e garantire un futuro alle imprese, soprattutto nelle aree interne. La sicurezza di una nazione passa anche dalla sua autonomia alimentare e dalla capacità di produrre il cibo necessario ai propri cittadini. Non possiamo continuare a parlare di sovranità nazionale se non mettiamo nelle condizioni di sopravvivere proprio coloro che garantiscono ogni giorno le nostre produzioni agricole”.
Infine, D’Angelo invita la politica a una presa di responsabilità.
“Prima di arrivare all’ennesima manifestazione, dobbiamo avere il coraggio di farci un esame di coscienza. Gli agricoltori hanno diritto di protestare e chiedere condizioni sostenibili, le associazioni devono rappresentarli con determinazione e la politica, nazionale e regionale, deve rispondere con serietà e onestà”.
“Rilanciare l’agricoltura significa investire nelle aziende, semplificare le procedure, sostenere il ricambio generazionale, valorizzare le produzioni italiane e garantire strumenti adeguati a chi lavora la terra, soprattutto nelle aree interne. Il settore primario non può essere ricordato soltanto quando esplode una protesta. Se vogliamo difendere la nostra sovranità alimentare, il paesaggio e le nostre comunità, dobbiamo tornare a considerare l’agricoltura una priorità nazionale. Tutto il resto rischia di ridursi a chiacchiere e promesse destinate a durare il tempo di una manifestazione”.
Al via i lavori per il recupero dell'ultimo casale di Aragno. Il consigliere regionale Daniele D'Angelo: «Un progetto che valorizza la montagna aquilana, il turismo sostenibile e il patrimonio rurale».
Il Partito democratico aquilano pone alcuni interrogativi, ma un dato resta: oggi al momento dell'apertura delle vendite molti cittadini si sono collegati. Alle 15:05, appena tre minuti dopo, i biglietti risultavano già esauriti.
Si è concluso nel capoluogo abruzzese il Transnational Project Meeting del progetto Erasmus+, dedicato al pensiero critico, alla lotta alla disinformazione e alla cultura del dialogo. Coinvolti circa 36 studenti e 15 tra docenti e organizzatori.
Gli universitari: "Quanto accaduto riporta al centro un tema più generale di responsabilità politica e istituzionale che non può essere elusa: quella dell’Ateneo, di fronte a quella che la Corte Internazionale di Giustizia riconosce come genocidio. Su temi tanto delicati non possono esserci zone d'ombra".
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