S.U.M.: “La riforma della Sanità Militare rischia nuove disparità. Necessario dialogo”

S.U.M.: “La riforma della Sanità Militare rischia nuove disparità. Necessario dialogo”
04 Dic 2025

Nei giorni scorsi il Gabinetto del Ministro della Difesa ha trasmesso alle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale Militare (APCSM) rappresentative la richiesta di parere, come previsto dalla normativa vigente, su due schemi di decreti legislativi destinati a trasformare profondamente l’organizzazione della Difesa e, in particolare, della Sanità militare.

Il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.) affronta da tempo questa tematica, attraverso iniziative del Direttivo Nazionale e delle sezioni regionali, volte sia ad ampliare il bacino di utenza del Servizio Sanitario Militare includendo le famiglie dei militari – spesso costrette a vivere lontano dalle regioni di origine – sia a valorizzare il personale in possesso di professionalità specifiche che non riesce tuttavia a impiegare appieno.

S.U.M. ha pertanto completato un’analisi approfondita dei provvedimenti e invierà le proprie osservazioni e proposte emendative ai Presidenti delle Commissioni Difesa di Camera e Senato.

In linea generale, il sindacato condivide le considerazioni del S.I.A.M.O. Esercito, con cui mantiene un consolidato rapporto di collaborazione: trattandosi di interventi destinati a incidere sulla vita professionale dei militari per i prossimi decenni, sarebbe stato infatti necessario un confronto ampio, trasparente e realmente partecipato.

Un principio espresso chiaramente anche dal Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto, che nella recente Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, durante un intervento presso il COVI, aveva sottolineato:
“Questa non deve essere la riforma del Ministro della Difesa, ma la riforma delle Forze Armate. Le cose da cambiare non le può conoscere solo il Ministro: devono emergere dalla base, da chi vive ogni giorno la realtà delle Forze Armate.”

Le modalità e i tempi adottati dal Gabinetto appaiono tuttavia in contrasto con tale dichiarata volontà di coinvolgimento.

Le criticità dei provvedimenti

Pur condividendo la necessità di razionalizzare un servizio essenziale come quello sanitario – esigenza resa evidente anche dalla recente pandemia da COVID-19 – S.U.M. non comprende la scelta di dar vita, di fatto, a una sorta di quinta Forza Armata, posta alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Dall’esame delle tabelle allegate emerge inoltre che:

  • la progressione di carriera del personale dirigente del Corpo Tecnico Logistico dell’Arma dei Carabinieri rimane invariata;

  • al contrario, si prevede l’accorpamento dei Ruoli Normali e Speciali degli Ufficiali dei Corpi Sanitari di Esercito, Marina e Aeronautica, penalizzando le aspettative di carriera – ad esempio – degli Ufficiali medici dell’Esercito, che dovranno concorrere per posizioni dirigenziali non più commisurate al loro ruolo di provenienza.

La riforma non affronta neppure la storica penalizzazione degli Ufficiali Psicologi, Odontoiatri e di altre specializzazioni, ancora una volta relegati al Ruolo Speciale, con progressioni rallentate. Da tempo S.U.M. auspica la creazione di un Ruolo Normale Unico del Corpo Sanitario.

Inoltre, viene ribadita l’importanza – come sostenuto dal S.I.A.M.O. Esercito – di garantire la progressione interna ed evitare che l’accesso a ruoli chiave avvenga tramite concorsi esterni che penalizzano volontari e graduati già impiegati nei reparti. Il riconoscimento dell’esperienza maturata in servizio è infatti essenziale per valorizzare professionalità e motivazione.

Una criticità molto sentita è la disparità dei limiti di età nei concorsi tra le varie Forze Armate, che impedisce a molti Graduati e Sottufficiali già abilitati alla professione di psicologo di partecipare ai bandi, nonostante competenze acquisite anche fuori servizio, con costi personali ed economici.

Incrementi organici e rischio di nuove disparità

Come già evidenziato dal Presidente S.U.M. durante il Convegno sulla previdenza dedicata svoltosi alla Camera il 26 novembre, il confronto tra le attuali tabelle del C.O.M. e quelle previste dalla riforma mostra un significativo aumento delle posizioni dirigenziali.

  • Il Ruolo Normale degli Ufficiali della Sanità Militare passa da una dotazione stimata di 1.008 unità a 1.443, con un incremento di 435 unità.

  • Crescono anche i ranghi più alti: +5 Brigadieri Generali e +25 Colonnelli.

Questi dati rendono difficile immaginare il rispetto della clausola di invarianza di spesa, soprattutto considerando la creazione di nuove strutture gerarchiche e comandi intermedi.

Se confermata, la riforma rischierebbe di creare nuove sperequazioni rispetto ai Corpi Logistici e, in particolare, al personale dell’Arma dei Trasporti e Materiali dell’Esercito.

La posizione del S.U.M.

In accordo con il pensiero del Ministro Crosetto, S.U.M. ribadisce:
SÌ alle riforme condivise. NO a riforme imposte senza contraddittorio.

Serve una Sanità Militare davvero unificata, razionalizzata e funzionale alle esigenze operative delle Forze Armate, efficiente e vicina alle famiglie dei militari, nel rispetto del principio di uguaglianza e valorizzazione di tutti i professionisti che ne fanno parte.

Un unico obiettivo: garantire cure migliori al personale militare e ai loro familiari.


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