Il giornalismo, lo sappiamo bene, non è un mestiere per deboli di cuore. Dietro ogni articolo, ogni inchiesta e ogni notizia si nasconde un lavoro fatto di impegno, ricerca e, sempre più spesso, di rischi. Questo è ciò che sta vivendo in prima persona Gianluca Lettieri, giornalista de ‘Il Centro’, che a seguito di un suo articolo sulle vicende del Chieti Calcio, si è trovato sommerso da un’ondata di minacce, insulti e intimidazioni sui social media.
Il suo “errore”? Aver semplicemente raccontato un fatto: la decisione della società di richiamare in dirigenza un ex dirigente precedentemente sottoposto a Daspo. Un’informazione che la stessa società aveva rivendicato e un fatto che rientrava pienamente nell’interesse pubblico. Eppure, questo è bastato per scatenare la furia di chi, nascosto dietro l’anonimato di una tastiera, ha deciso di trasformare il dissenso in un attacco personale e violento.
Le reazioni di solidarietà non si sono fatte attendere. L’Ordine dei Giornalisti, il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e diversi esponenti politici, da Silvio Paolucci (Pd) a Etelwardo Sigismondi (FdI), hanno condannato l’accaduto. Ma queste minacce non sono solo un attacco a un singolo giornalista. Sono un attacco a un pilastro fondamentale della nostra democrazia: la libertà di stampa.
Il giornalismo ha il compito di informare, di fare domande scomode, di sollevare questioni di interesse pubblico. Non è un megafono di opinioni, ma un mezzo per la ricerca della verità e per dare voce ai fatti. Quando un professionista viene intimidito per aver semplicemente svolto il suo lavoro, l’intera società ne risente. È un segnale pericoloso che tenta di silenziare non solo un individuo, ma la possibilità stessa di un’informazione libera e trasparente. Al collega giunga anche la solidarietà della redazione di Abruzzosera.
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