“Un libro autobiografico, ma non autoreferenziale”. Con queste parole Giustino Parisse, decano del giornalismo abruzzese, ha introdotto l’incontro con Massimo Mapelli, giornalista de la7, che ha presentato a L’Aquila presso la libreria Colacchi il suo lavoro Ad alta voce.
Il volume, aperto da una prefazione di Enrico Mentana, racconta trent’anni di lavoro giornalistico, che ha incontrato anche la storia recente della città dell’Aquila, nei giorni drammatici che vanno dal terremoto del 2009 fino al G8 tenuto nel capoluogo abruzzese.
Mapelli, nelle prime ore del 7 aprile, era ad Onna a raccogliere testimonianze e speranze della comunità più colpita da quel sisma. E ripercorrere quelle ore, anche con l’ausilio dei servizi che il giornalista confezionò per la7, è stato un tuffo al cuore in un vissuto non ancora storicizzato.
Mapelli, come lui stesso ha tenuto a sottolineare, non ha voluto fare un manuale di giornalismo, ma un viaggio che racconta la storia recente del nostro Paese, in un volume diviso in capitoli, dove ciascuno di essi è legato agli altri ma è anche una narrazione autonoma.
Il titolo, ha svelato Mapelli, nasce da una sollecitazione di Sandro Curzi, suo direttore ai tempi di TeleMontecarlo, che lo invitava a conservare sempre un profilo di autonomia e indipendenza nel complicato mestiere del cronista.
Scrive Enrico Mentana nella prefazione al volume: “È allora di ristoro per quanti amano, sono interessati o studiano il giornalismo che è stato e ancora non è tramontato, leggere con attenzione la testimonianza di Massimo Mapelli. Perché poi il giornalismo altro non è che un lascito generazionale, un’esperienza fatta di scoperte e di errori, è soprattutto di lavoro, macinato per passione, per vivere, per raccontare”.
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