La classifica resta fuori dallo spogliatoio. Dentro ci sono il lavoro, la concorrenza per una maglia e un gruppo che Mattia Gasperoni descrive tornando più volte sulle stesse parole: «Volersi bene». Dopo il successo per 3-2 sul Foligno, l’esterno dell’Aquila, ospite della trasmissione 1927, racconta così la squadra rossoblù: capace di soffrire e di trovare risorse anche quando la partita sembra complicarsi.
«Abbiamo dimostrato di avere carattere, perché queste partite le vinci col carattere», spiega Gasperoni, autore del gol che ha aperto la sfida. Per raccontare ciò che tiene insieme la squadra, richiama una riflessione del capitano Mirko Gori: «Se non c’è un gruppo che si vuole bene veramente si fa fatica a portare a casa queste partite».
Contro il Foligno, del resto, il vantaggio iniziale non ha spianato la strada. Gasperoni riconosce il valore degli avversari e la qualità di una squadra capace di mettere in difficoltà L’Aquila attraverso il palleggio. «Ci sta soffrire», osserva. A fare la differenza, nella sua lettura, sono stati il carattere e le giocate individuali, sostenute però dalla fiducia collettiva.
Una fiducia che si vede anche nelle esultanze. Gasperoni ricorda l’abbraccio di Claudio Sparacello dopo il proprio gol, arrivato su passaggio di Curatolo, e sottolinea la gioia per le reti di Campagna e Chiarella. «Sono contentissimo perché sono due ragazzi che se lo meritano». Del primo evidenzia il lavoro per la squadra; del secondo il rientro dopo l’infortunio.
È lo stesso spirito con cui vive la concorrenza in attacco. Andreucci dispone di più soluzioni e Gasperoni rivendica la disponibilità a dare il proprio contributo, qualunque sia il minutaggio: «Il mister fa le scelte e siamo tutti a disposizione della squadra». La competizione quotidiana, assicura, non diventa insofferenza quando gioca un compagno: «Non c’è niente di tutto ciò ed è forse questo che fa star bene il gruppo».
Il gol al Foligno ha messo in mostra il suo sinistro, ma Gasperoni si riconosce anche nella capacità di servire gli altri. «Ti dico la verità, preferisco far fare gol a un compagno che farlo», racconta. L’intesa offensiva, aggiunge, sta crescendo con gli allenamenti: una squadra nuova ha bisogno di tempo per costruire automatismi, fraseggi e movimenti condivisi.
La libertà negli ultimi metri si accompagna a richieste precise quando il pallone è degli avversari. «Il mister ci chiede tanto lavoro anche in copertura, com’è giusto che sia, perché non difendono solo i difensori». Un compito che coinvolge gli esterni e che, per Gasperoni, deve convivere con la qualità: servono giocatori capaci di aiutarsi, di rimediare all’errore del compagno e di remare nella stessa direzione.
Anche per questo il primato non cambia il linguaggio dello spogliatoio. «Veramente non guardo la classifica», dice. «Nessuno in spogliatoio dice: “Siamo primi”». Il percorso è ancora lungo e il girone di ritorno, avverte, può diventare «come se fosse un altro campionato»: gli avversari ti conoscono, ti studiano, si rinforzano. La regola resta dimostrare il proprio valore ogni domenica, senza pensare che il nome sulla maglia basti a vincere.
Una consapevolezza maturata anche nell’ultima stagione a San Marino. I dodici gol personali convivono nel suo racconto con il rammarico per la retrocessione e con le difficoltà societarie. «Sono contento di come questa esperienza mi ha formato e mi ha cresciuto anche mentalmente». L’orgoglio per ciò che ha fatto non cancella il dispiacere di non essere riuscito a salvare il gruppo.
All’Aquila ha trovato in Alessandro Brunetti un riferimento importante. Il difensore gli ha parlato della piazza e della società, aiutandolo a conoscere la realtà rossoblù. Il resto lo sta scoprendo sul campo, davanti a un pubblico che sente vicino: «Ogni volta che mettiamo piede in campo mi viene quasi la pelle d’oca a vedere tutto il calore che c’è e il sostegno che riceviamo».
Ora l’obiettivo è dare continuità, passando dagli impegni di Coppa Italia al prossimo confronto di campionato con il Notaresco. Con una convinzione che attraversa tutta l’intervista: «Devi sempre dimostrare il tuo valore sul campo. Non conta più la domenica prima».
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