“Teatro e spie” di Fabrizio Pompei al FLA di Pescara: l’archivio segreto del fascismo

“Teatro e spie” di Fabrizio Pompei al FLA di Pescara: l’archivio segreto del fascismo
06 Nov 2026

Di NM

Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Paola Borboni, Ettore Petrolini e i fratelli De Filippo: giganti assoluti della scena italiana che, dietro i riflettori del palcoscenico e il successo di pubblico, hanno condiviso per anni l’ombra ingombrante della sorveglianza di regime. Questo pomeriggio alle 18, nella gremita Sala Unione al Festival di Libri e Altrecose (FLA) di Pescara, è stato presentato il volume “Teatro e spie. L’archivio segreto della polizia politica”, firmato dal docente e regista aquilano Fabrizio Pompei ed edito da Textus nella collana diretta da Edoardo Puglielli.

Nel corso dell’incontro, che ha visto l’autore dialogare con lo storico Enzo Fimiani dell’Università di Chieti-Pescara e con il giornalista e scrittore Antonio Di Muzio, sono emerse con forza le trame di una rete capillare di informatori e spie dell’Ovra attiva dal 1927 fino al 1944. Attraverso la disamina meticolosa dei fascicoli riservati e di una vasta documentazione rimasta a lungo sepolta negli archivi, Pompei dimostra come l’ossessione del controllo da parte del potere fascista non risparmiasse alcuna figura del mondo dello spettacolo.

Dagli autori di primo piano ai registi, dagli attori ai cantanti, fino a toccare scenografi, costumisti e persino impresari, ogni ingranaggio della macchina teatrale veniva sottoposto a un vaglio sistematico voltato a intercettare qualsiasi segnale di dissenso. Il fascismo vedeva infatti nel teatro una cassa di risonanza fondamentale per la propaganda e l’unanimismo di facciata, ma ne temeva terribilmente la naturale vocazione alla critica e alla veicolazione di idee alternative.

Per questa ragione le indagini della polizia politica andavano ben oltre l’analisi delle opere scritte o delle messe in scena, finendo per violare e condizionare la sfera strettamente privata e intima degli artisti, pesando enormemente sulle carriere, sulle amicizie e sulle scelte espressive dell’epoca. Particolarmente illuminante si rivela l’indagine condotta sul meccanismo delle sovvenzioni pubbliche e dei sussidi statali: dietro la fredda burocrazia delle erogazioni amministrative si celavano precise direttive e sottili ricatti ideologici da parte del potere centrale.

Come emerso dal dibattito, il lavoro di riaffioramento documentale di Pompei supera dunque il semplice valore di ricostruzione storiografica, per trasformarsi in una riflessione aperta sul presente, chiamando in causa il ruolo attuale delle istituzioni sociali e l’importanza mai scontata di tutelare l’indipendenza e la libertà della creazione artistica.


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