di Alessandro Tettamanti
Dove si trova adesso L’Aquila? Chi sono diventati gli aquilani e le aquilane oggi?
P(i)azza L’Aquila vuole rispondere a queste domande che paiono solo in apparenza semplici, ma non lo sono affatto.
La città reale, quella che effettivamente è, forse è stata ancora raccontata troppo poco.
Nasce così l’idea di andarla a cercare, nei posti in cui è viva, magari vivace, per ascoltare le sue voci, osservare i suoi volti, comprendere le sue parole. Con allegria, cercando anche quel pizzico di follia, tratto dell’epressione comune nello spazio pubblico.
Insieme a Emanuel Ntawizera di ManuWeb TV, siamo andati come prima tappa al mercato di Piazza D’Armi e potremmo tornarci, ma andremo, si spera, anche altrove, dove la città si manifesta, cercando di raccontarla senza filtri.
Allo spettatore non sfuggirà una certa assonanza con il lavoro di Giuseppe Massari, al secolo Giò Kappa, per l’emittente TV Uno negli anni 90’.
E’ infatti proprio dalla potenza di quelle immagini e dal lavoro avanguardistico di Giò che è giunta l’ispirazione.
Le sue potentissime immagini nude e crude, oggi storicizzate, viste con lo sguardo contemporaneo, sono un documento unico di un’epoca della città, adesso cambiata più delle altre a causa della catastrofe del terremoto che ha stravolto spazi e di conseguenze le persone e il loro modo di relazionarsi.
Molto è accaduto nel frattempo.
Non si tratta ora di cercare un filo che congiunga le ere, ma piuttosto comprendere, nel contrasto, lo spessore del cambiamento, la sua portata e riaprire gli occhi su chi siamo oggi, come comunità e quindi come città, al di là delle tante narrazioni iperboliche che coprono con la loro retorica la vera essenza e che sono legate a svariati interessi.
Cosa resta? Cosa c’è di nuovo? Cosa è rimasto uguale a ieri, dove si è spostato?
Non si può che comprenderlo con un’analisi qualitativa dal basso, cercando tramite la telecamera di interagire con le persone e magari facendo diventare la telecamera stessa lo strumento per metterle in relazione.
Su questo Gio Kappa – il cui lavoro meriterebbe un’ampia retrospettiva – ci ha mostrato la strada svelando la realtà che va in scena con la sua capacità unica e inimitabile.
E quel “pazza” senza la “i” tra parentesi, corrisponde all’intenzione anche nostra di solleticare l’elemento nascosto, più personale, per metterlo in mostra nello spazio pubblico dove la rappresentazione della vita quotidiana avviene.
Non potevamo dunque non partire dal mercato, non più in Piazza Duomo ma d’Armi, luogo intorno al quale qualcosa di nuovo effettivamente sta nascendo tra tradizione e innovazione, dialetto e nuove lingue, identità locale e multiculturale.
Una L’Aquila più accessibile, non programmata e spontanea, senza insegne luminose, ma piena di umanità varia che cammina tra i marciapiedi stretti, si ritrova nei bar affollati, pulsa nel via vai delle fermate dei bus che entrano ed escono dall’autostrada o vanno verso le terre dell’Ovest.
Un crogiolo che è nuova piazza, in cui un pezzo di nuovi aquilani di origine straniera lavora, dando senso alle strade, aprendo sentieri in quello che da dieci anni dovrebbe essere il progetto del Parco di Piazza D’armi e andando a inventare, insieme a tutta la cittadinanza, una città nuova dove è possibile, perché c’è meno attenzione e controllo.
Spore di una nuova L’Aquila in nuce che probabilmente sarà quella futura.
La nostra volontà è quella di coglierla nel cambiamento e anche se la fotografia dovesse essere un po’ mossa continueremo a cercarla nei posti dove è viva.
La città (sur)reale che non è stata ancora raccontata.
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