L’ombra del bracconaggio più vile torna a oscurare le montagne d’Abruzzo. Cinque lupi sono stati trovati senza vita nel territorio comunale di Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Una scoperta macabra che segue di pochissimi giorni un episodio identico avvenuto a Pescasseroli, dove altri cinque esemplari erano stati rinvenuti morti per presunto avvelenamento.
Il sospetto, che attende ora conferma ufficiale, è quello di una strategia deliberata e criminale: l’uso di esche avvelenate per eliminare i predatori. L’Ente Parco ha confermato che le carcasse e il materiale sospetto rinvenuto sul posto sono stati sottoposti a sequestro penale e messi a disposizione della Procura della Repubblica di Sulmona. Gli accertamenti tecnici sono stati affidati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale nella sede di Avezzano, che dovrà certificare le cause del decesso e la natura delle sostanze utilizzate.
Dall’Ente Parco arriva una nota durissima che definisce l’accaduto come un atto «gravissimo e inaccettabile». In un momento storico in cui il dibattito sulla gestione del lupo è quanto mai acceso, l’uso del veleno rappresenta non solo una forma di “giustizia fai da te” fuori dal tempo, ma un pericolo indiscriminato per l’intero ecosistema. A rischiare la vita per queste esche killer è anche l’Orso Marsicano, simbolo vulnerabile della nostra regione, che condivide gli stessi habitat.
Le indagini proseguiranno senza sosta, supportate dalle unità cinofile antiveleno, mentre le autorità invocano la collaborazione dei cittadini per individuare i responsabili di quello che appare come un vero e proprio attentato alla biodiversità.
Sull’episodio è intervenuto con forza Silvano Di Pirro, noto esponente di Rifondazione Comunista e ambientalista residente a Pescasseroli, che ha espresso una condanna senza appello: «Questo è un gesto esecrabile e violento che riporta le nostre comunità indietro di decenni», ha dichiarato Di Pirro. «Proietta un’immagine distorta e dannosa del nostro territorio, incrinando quella faticosa ricerca di equilibrio tra uomo e natura che portiamo avanti da un secolo».
Secondo l’esponente ambientalista, le ragioni della salvaguardia non possono essere condizionate da interessi privati che calpestano l’interesse generale: «Non è questo il sentiero che abbiamo percorso per cento anni. Il futuro non passa attraverso il veleno, ma si nutre di rispetto e di dialogo. Non in nostro nome. W il lupo».
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