Era attesa per domani 29 novembre la sentenza in Cassazione per il procedimento relativo alla strage di Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017, in cui persero la vita 29 persone a causa di una valanga. È stata rinviata invece al 3 dicembre.
Assolti in 22, i condannati rimangono 8 e oggi, nella seconda giornata di udienza in Cassazione, hanno parlato proprio le difese di questi ultimi.
Lo scorso febbraio in Corte d’Appello all’Aquila erano state confermate le condanne di primo grado. Oltre al riesame delle posizioni dell’allora Prefetto Francesco Provolo e della Dirigente della Prefettura Ida De Cesaris, per i quali l’accusa chiede un nuovo processo in appello per omicidio colposo (Provolo è stato comunque condannato a 1 anno e 8 mesi per omissione d’atti d’ufficio e falso).
I Dirigenti della Regione Pierluigi Caputi, Carlo Visca, Nicola Primavera, Vincenzo Antenucci, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio, assolti in secondo grado, dovranno rispondere della mancata attivazione della Carta Valanghe da parte della Regione Abruzzo.
Per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, già condannato in secondo grado, invece, si chiede un nuovo processo per disastro colposo: l’accusa teme infatti la prescrizione per questo capo d’imputazione.
Infine la procura spinge per la conferma di cinque condanne, quelle per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio (entrambi 3 anni e quattro mesi), l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso (6 mesi), l’allora sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico del Comune Enrico Colangeli (2 anni e otto mesi per entrambi).
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