La scomparsa di Donatella Grosso, 28 anni senza giustizia

La scomparsa di Donatella Grosso, 28 anni senza giustizia
26 Lug 2024

Sono passati 28 anni dalla scomparsa di Donatella Grosso.
Era il 26 luglio 1996 infatti quando la ragazza, neolaureata in lingue a Pescara, scomparve dalla cittadina di Francavilla al mare, dove abitava.
Negli ultimi mesi prima della scomparsa, Grosso aveva conosciuto uno studente di cui si era invaghita e il ragazzo aveva iniziato a frequentarla, anche se già fidanzato con la figlia di un noto professionista di Pescara.
La sera del 26 luglio 1996 la ragazza uscì di casa intorno alle 23:30 con due grosse valigie. Ad attenderla il fidanzato, il quale sostenne di averla accompagnata all’ingresso della stazione di Pescara, dove però nessuno quella sera la vide. Da quel momento di lei non si ebbero più notizie.
Dopo diverse segnalazioni cadute nel vuoto, molte delle quali la localizzavano a Napoli, i genitori di Donatella rivolsero un nuovo appello, in particolare alla Procura Generale della Corte d’Appello dell’Aquila nella speranza che si potessero riaprire le indagini sulla scomparsa della loro figlia. La madre chiese inoltre che la persona che aveva telefonato a casa Grosso il 19 di febbraio, dicendo di aver visto Donatella il 16 gennaio, richiamasse al più presto per poter approfondire la segnalazione.

L’inchiesta sulla morte di Donatella Grosso vide indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere l’ex fidanzato. Il gip della Procura di Pescara dispose l’esame del Dna da eseguire sul francobollo incollato all’ultima lettera inviata dalla donna alla famiglia, partita da Pescara il giorno dopo la sua scomparsa. In quella lettera Donatella Grosso avvisava i genitori della sua partenza improvvisa, ma secondo l’accusa poteva servire all’ indagato come alibi per dimostrare che lei si era allontanata volontariamente. L’incidente probatorio, disposto per il 12 maggio del 2010, avrebbe dovuto accertare se sul retro del francobollo fossero presenti tracce di saliva e se fossero appartenute al fidanzato. L’indagine era stata già archiviata due volte dalla procura di Chieti e una da quella di Pescara.

Nel mentre la Procura di Pescara, in data 13 maggio 2010, aveva disposto l’esame oltre che sulla busta con il francobollo anche sull’intera lettera, rinviando così il nuovo incidente probatorio al 16 settembre 2010. In quella lettera Donatella Grosso avvisava i genitori della sua partenza improvvisa, ma secondo l’accusa poteva servire all’indagato come alibi per dimostrare che lei si era allontanata volontariamente.
Un amico del cosiddetto fidanzato della ragazza inoltre aveva confermato l’aggressività e l’acredine dell’imputato verso la scomparsa.

L’amico di Donatella Grosso rivelò che la ragazza in alcune lettere aveva scritto che sarebbe partita per un lungo viaggio con il cosiddetto fidanzato, viaggio che avrebbe dovuto rimanere segreto: infatti, per i genitori, Donatella sarebbe partita da sola. L’amico di Donatella Grosso insisteva poi nel sostenere che se la ragazza fosse transitata per la stazione di Pescara la notte della sua scomparsa, sicuramente qualcuno l’avrebbe notata. Infine in una lettera ad una amica Donatella Grosso aveva scritto: “sono sicura che mi perdonerai, sai quanto è importante per me e per questo lo seguo. Voglio fare questo ultimo tentativo.”

A settembre 2010 una vicina testimoniò di aver udito distintamente pochi giorni prima della scomparsa un violento litigio dall’appartamento della ragazza, un uomo che gridava e il rumore di percosse.

Nel marzo del 2013 furono riaperte le indagini. Il gip del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine accolse l’opposizione alla richiesta di archiviazione, avanzata dai genitori della donna. Il 31 gennaio si era tenuta, nel Tribunale di Pescara, l’udienza davanti al gip, al termine della quale l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale della famiglia Grosso, aveva spiegato di aver chiesto nell’opposizione di effettuare accertamenti più approfonditi. Il legale aveva inoltre annunciato di aver depositato una consulenza di Luciano Garofano riguardante “il famoso francobollo applicato sulla lettera che sarebbe stata, secondo la teoria, spedita da Donatella Grosso”.

Il 12 ottobre 2014 è morto Mario Grosso, il padre di Donatella, senza aver potuto vedere l’inizio di un processo per la scomparsa della figlia.

Il procedimento poi fu definitivamente archiviato nell’aprile del 2015 dal GIP di Pescara.

I coniugi Grosso hanno cercato la figlia per decenni, un calvario conclusosi con la dichiarazione di morta presunta di Donatella Grosso avvenuta nel gennaio 2019, dopo gli ultimi 4 anni di negligenze e varie vicissitudini che hanno portato il legale della famiglia a “ricostruire” il fascicolo scomparso, con l’aiuto di alcuni colleghi. Non essendovi e non essendo stati ritrovati resti su cui piangere, Tina Grosso ha ottenuto almeno questo, per poter sistemare le questioni pratiche prima di abbandonare questo mondo.


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