di Alessandra Prospero
L’AQUILA – Daniele Kihlgren aveva compiuto 60 anni lo scorso agosto. È morto nella mattinata del 7 ottobre, in seguito alle complicanze di una polmonite bilaterale acuta, assistito fino agli ultimi momenti dai suoi cari.
Con lui scompare l’ideatore e fondatore di Sextantio, ma soprattutto una delle figure che hanno contribuito a cambiare radicalmente il modo di guardare ai borghi, alle architetture vernacolari e a quel patrimonio storico cosiddetto “minore” che per Kihlgren non era affatto minore: rappresentava, al contrario, una risorsa da proteggere senza trasformarla in scenografia.
La notizia della sua morte ha suscitato profondo cordoglio in Abruzzo. Amministratori, istituzioni e rappresentanti del mondo economico ricordano l’imprenditore che a Santo Stefano di Sessanio seppe vedere una possibilità di futuro quando spopolamento e abbandono sembravano indicare una direzione opposta.
È proprio da Santo Stefano che nasce l’esperienza destinata a rendere Kihlgren conosciuto anche oltre i confini italiani: un modello di ospitalità costruito sul principio che sia l’ospitalità a doversi adattare al luogo, e non il luogo a essere trasformato per accogliere il turismo.
Ballone: «Una strada innovativa a livello internazionale»
La presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso, Antonella Ballone, ricorda Kihlgren come un pioniere capace di legare il proprio nome alla rinascita dei borghi abruzzesi.
«È con commozione che apprendo la notizia della scomparsa di Daniele Kihlgren, visionario imprenditore e autentico pioniere del turismo sostenibile, che ha legato in modo indissolubile il suo nome al nostro territorio e alla rinascita dei borghi abruzzesi. Ho sempre apprezzato la sua visione innovativa e la sua delicatezza d’animo.
A nome mio personale, della Giunta, del Consiglio e di tutto il sistema camerale della Camera di Commercio del Gran Sasso, desidero esprimere il più sentito cordoglio alla famiglia Kihlgren e a quanti gli hanno voluto bene.
Con la creazione dell’albergo diffuso Sextantio a Santo Stefano di Sessanio, Daniele Kihlgren non ha solo regalato un’intuizione brillante alla montagna dell’Aquila, ma ha tracciato una strada innovativa a livello internazionale: valorizzare il patrimonio storico e paesaggistico senza mai tradirlo, puntando al consumo di suolo zero e restituendo vita e prospettiva economica a un’intera comunità. Una visione illuminata che ha poi saputo replicare con successo anche nei Sassi di Matera e all’estero, abbinando sempre l’impresa al profondo valore della solidarietà sociale.
L’Abruzzo e il mondo dell’imprenditoria perdono oggi un uomo di straordinaria poliedricità, passione e generosità. La sua eredità culturale rimarrà un modello e un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo dei territori».
Biondi: «Un visionario che ha creduto nella nostra terra»
Al ricordo della presidente Ballone si aggiunge quello del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che sottolinea in particolare il rapporto costruito da Kihlgren con l’Abruzzo interno.
«Con la scomparsa di Daniele Kihlgren perdiamo un visionario, un uomo che ha saputo guardare alla nostra terra con occhi diversi, innamorarsene e intuirne le potenzialità insieme ad altri pochi, per quel periodo storico. A Santo Stefano di Sessanio ha tracciato un solco, dimostrando che il recupero dei paesi, la tutela della loro identità e un nuovo modo di fare turismo, più lento e attento al recupero della naturalità e del tempo, potevano diventare parti di uno stesso progetto».
Biondi prosegue:
«Ho avuto modo di conoscerlo e di confrontarmi con lui, apprezzandone la passione e una visione che talvolta poteva apparire persino fuori dagli schemi, ma che ha lasciato un segno profondo. Non ha abbandonato questo territorio neppure nei momenti più difficili, continuando a investire e a credere nella possibilità di farne un modello di rinascita. Alla sua famiglia e alla comunità di Santo Stefano di Sessanio, che in lui ha avuto un alleato appassionato e tenace, rivolgo il più sincero cordoglio, mio, e dell’intera città dell’Aquila».
Sospiri: «Un visionario innamorato dell’Abruzzo»
Al cordoglio si unisce anche il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Lorenzo Sospiri, che ricorda Kihlgren come un uomo capace di trasformare una visione in un modello concreto per il rilancio delle aree interne.
«La visione e il sogno sono orizzonti che alcuni uomini hanno coltivato e realizzato in vita. Un visionario è stato certamente Daniele Kihlgren, un italo-svedese innamorato dell’Abruzzo, con la mamma pescarese, che ha immaginato una nuova vita per il borgo di Santo Stefano di Sessanio. Ha progettato e realizzato “Sextantio”, uno straordinario esempio di albergo diffuso, che ha saputo fondere i più alti standard dell’ospitalità alberghiera con le pietre vive e antiche del borgo. Oggi perdiamo una persona che ha tracciato un percorso che ancora oggi riconosciamo valido e replicabile per il rilancio delle aree interne. Le mie più sentite condoglianze, espresse anche a nome dell’intera Assemblea Legislativa, vanno alla sua famiglia e ai suoi cari, nella certezza che la sua opera terrena rimarrà patrimonio inestimabile per la nostra regione».
Pezzopane: «A Daniele dobbiamo molto. Le radici erano la condizione stessa del futuro»
Anche l’onorevole Stefania Pezzopane affida a un ricordo personale il suo cordoglio per la scomparsa di Daniele Kihlgren, tornando agli anni in cui, da assessore regionale con delega ai Parchi, ebbe modo di conoscerlo prima ancora che acquistasse a Santo Stefano di Sessanio.
«Ho conosciuto Daniele Kihlgren prima che acquistasse a Santo Stefano di Sessanio. Ero assessore regionale con delega ai parchi. Voleva capire se esistessero un disegno e una strategia capaci di dare forma al suo sogno visionario: non limitarsi a recuperare un borgo, ma inserirlo in una visione più ampia, capace di restituire un futuro ai luoghi, alle comunità e alle loro radici.
Pensando a lui, mi vengono in mente i grandi progetti di un momento molto creativo e costruttivo in cui lui è stato compagno di viaggio; A.P.E. – Appennino Parco d’Europa, la legge per i borghi, i parchi nazionali e regionale e, soprattutto, un modo nuovo di guardare ai nostri territori.
Intelligente, ironico, visionario. Capace di vedere una possibilità là dove gli altri scorgevano soltanto una difficoltà, forse persino una follia. A Daniele dobbiamo molto. Ci ha insegnato che investire nelle radici dei nostri paesi, nella loro storia e nella loro bellezza non era un gesto nostalgico, ma una scelta di futuro. Che ciò che sembrava abbandonato poteva tornare a vivere. Santo Stefano non era, per lui, un’eccezione, ma la prova concreta che quel sogno poteva diventare realtà. Le radici non erano il passato: erano la condizione stessa del futuro.
Oggi, guardando Santo Stefano e gli altri luoghi che ha contribuito a farci riscoprire, comprendiamo la forza della sua intuizione. Non era follia. Era visione: una visione fondata su un disegno, sostenuta da una strategia e resa possibile dal coraggio di riconoscere il valore di ciò che avevamo sotto gli occhi e non sapevamo più vedere.
Grazie, Daniele, per averci insegnato che un luogo può rinascere quando qualcuno ha il coraggio di crederci. E che, investendo nelle radici, il futuro non soltanto può tornare: può mettere nuove radici. Mi dispiace molto, condoglianze alla famiglia».
Una testimonianza che aggiunge un tassello importante alla storia di Kihlgren e di Santo Stefano di Sessanio: prima dell’albergo diffuso e prima che quel modello diventasse conosciuto a livello internazionale, c’era già l’idea di inserire il recupero del borgo in una strategia più ampia per il futuro delle aree interne.
Masci: «Un uomo di una bontà infinita»
Particolarmente personale è il ricordo del sindaco di Pescara Carlo Masci, che racconta anche l’impegno di Kihlgren per gli animali e annuncia la volontà di legare il suo nome al nuovo canile intercomunale previsto a Spoltore.
«Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di Daniel Kihlgren. È stato un uomo geniale nella sua capacità di trasformare luoghi dimenticati, ruderi abbandonati, paesi senza futuro in mete iconiche e ricercate da tutti, dando loro un’anima e valorizzandone la storia. Per l’Abruzzo interno ha fatto veramente tantissimo, con la sua passione e il suo amore, creando a Santo Stefano di Sessanio quell’albergo diffuso entrato nell’anima di chiunque l’abbia visitato. Adesso era impegnato in un grande progetto turistico-solidale in Africa, di cui mi parlava sempre, per portare lavoro e far uscire dalla miseria popolazioni in gravi difficoltà, dando loro un’opportunita di sviluppo.
In questi anni ho avuto modo di conoscerlo bene, di diventargli amico e di apprezzarne le straordinarie qualità umane anche attraverso il progetto del canile di Pescara, al quale si era dedicato con grande sensibilità e generosità, dichiarando la sua piena disponibilità a donare al Comune di Pescara un suo terreno per realizzarlo. Daniele era un uomo di una bontà infinita, con una visione fuori dal comune e una sensibilità unica verso gli animali. Era sempre disponibile quando c’era da fare qualcosa per il loro benessere: un uomo pacifico, capace di ascoltare, di confrontarsi e soprattutto di cercare concretamente le soluzioni ai problemi. E quando serviva, era pronto anche a farsene carico personalmente pur di raggiungere l’obiettivo.
L’Abruzzo e Pescara perdono una persona speciale, che ha saputo lasciare un segno attraverso i suoi gesti, le sue idee, la sua generosità, le sue opere. Per questo voglio assumere fin da oggi un impegno: lavorerò affinché il nuovo canile inter-comunale che sorgerà a Spoltore, su cui ci siamo interfacciati con lui fino a qualche giorno fa, possa essere dedicato a Daniele Kihlgren.
Sarebbe un piccolo gesto di riconoscenza per un grande uomo e, soprattutto, un modo per legare per sempre il suo nome a quella attenzione e a quell’amore per gli animali che hanno contraddistinto la sua vita. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene rivolgo il mio più sincero e affettuoso cordoglio».
Fiorentino: «Ha saputo vedere un futuro là dove molti vedevano solo case abbandonate»
Anche Mario Fiorentino, coordinatore della Struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il coordinamento dei processi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, ricorda Kihlgren e il valore della sua esperienza a Santo Stefano di Sessanio.
Nella nota, Fiorentino sottolinea come Kihlgren, proveniente da una famiglia di imprenditori del cemento, abbia scelto una strada differente, fondata sulla pietra, sul recupero e sulla conservazione: «restaurare senza cancellare la memoria».
«Daniele ha avuto una capacità non comune di riuscire a osservare gli spazi al di là dell’orizzonte, oltre il giardino – ricorda Fiorentino – Ha saputo vedere un futuro là dove molti vedevano solo case abbandonate, pietre e un paese destinato lentamente a svuotarsi e a morire. E ha precorso i tempi, intuendo che i piccoli paesi dell’Abruzzo non avevano bisogno di essere trasformati in qualcosa di diverso per tornare a vivere: la loro forza poteva essere proprio ciò che erano riusciti a essere e conservare.
Daniele era, prima ancora che un imprenditore, un uomo capace di inseguire un’idea e progettare il futuro. Un uomo che ha avuto il coraggio di andare controcorrente, di allontanarsi, almeno in parte, dalla cultura che aveva segnato il suo stesso ambiente di provenienza e che per decenni aveva identificato nella crescita economica e nella modernizzazione del territorio una delle proprie espressioni più evidenti. Lui ha scelto un’altra strada: non costruire qualcosa di nuovo, ma riconoscere il valore di ciò che già esisteva; non sostituire, ma recuperare; non cancellare le tracce del tempo, ma farne la materia stessa di un progetto per il futuro.
È stato, in questo senso, un uomo capace di guardare oltre l’ostacolo e di trasformare un’intuizione in una visione. Ha scommesso su un luogo quando quella scommessa poteva apparire difficile da comprendere e ha dimostrato che un borgo apparentemente fuori dal tempo possa diventare il punto di partenza per una nuova idea di futuro. Non un futuro costruito contro la storia, ma dentro la storia.
Ho avuto modo di incontrarlo e scambiare idee più volte, l’ultima solo pochi giorni fa a Roma, e ho avuto il privilegio di conoscere un uomo che non aveva smesso di progettare, immaginare, cercare nuove strade e condividere, con grande generosità, le proprie. La sua esperienza ha anticipato una consapevolezza che oggi è centrale: ricostruire non significa solo ripristinare ciò che è stato perduto, ma restituire ai luoghi la possibilità di tornare a vivere senza cancellarne l’identità. Daniele Kihlgren ha guardato quelle pietre e ha visto una possibilità. Ha creduto che un borgo potesse tornare a vivere senza smettere di essere se stesso. E quella visione, oggi, appartiene non soltanto a Santo Stefano di Sessanio, ma a tutti quei luoghi dell’Abruzzo e del nostro Paese che cercano un futuro senza rinunciare alla propria identità».
Fiorentino assume anche un impegno per il futuro:
«Per questo vorrei che tra le pietre di Santo Stefano di Sessanio rimanesse anche un segno concreto, oltre il suo modello di ospitalità, della sua presenza, del suo lavoro e della sua generosità. Sarà mio impegno personale fare in modo che quel progetto possa diventare realtà, perché il modo più autentico di ricordarlo è lasciare che il luogo al quale ha dedicato gran parte della sua vita continui a parlare di lui come testimonianza per il futuro.
Resta Santo Stefano di Sessanio, resta Sextantio e resta il segno e il sogno che alcuni luoghi possano tornare a vivere senza smettere di essere ciò che sono stati».
Sextantio: «L’ospitalità deve adattarsi al luogo»
Nel ricordo diffuso da Sextantio, la vicenda umana di Kihlgren torna a intrecciarsi con la filosofia che ha guidato il suo lavoro.
Il progetto nasce dall’attenzione verso quella parte d’Italia spesso rimasta ai margini dei grandi circuiti di valorizzazione: borghi, architetture vernacolari, paesaggi e forme di vita, ciò che Kihlgren definiva “patrimonio storico minore”.
A Santo Stefano di Sessanio scelse di confrontarsi con un borgo medievale che proprio il progressivo spopolamento aveva contribuito, paradossalmente, a conservare. L’obiettivo non era ricostruire un passato idealizzato né modificare il paese in funzione del turismo, ma dare una funzione contemporanea a ciò che era sopravvissuto.
Da qui uno dei principi centrali della sua visione: l’ospitalità deve adattarsi al luogo, e non il luogo essere trasformato per accogliere l’ospitalità.
Il rispetto delle architetture, dei materiali, delle proporzioni, del paesaggio e delle tracce della vita quotidiana non era dunque una scelta esclusivamente estetica. Kihlgren la considerava il presupposto per restituire dignità e prospettiva economica a luoghi a lungo giudicati marginali.
Anche il non costruire, nella sua concezione, poteva diventare un modello di sviluppo: proteggere l’esistente anziché sostituirlo, generando al tempo stesso nuove economie e mantenendo vive le comunità.
La stessa impostazione trovò una seconda espressione a Matera, con Le Grotte della Civita, confrontandosi questa volta con il patrimonio dei Sassi e delle abitazioni rupestri, dove il rapporto tra roccia, architettura, paesaggio e storia dell’uomo è inscindibile.
Dalla memoria gastronomica all’impegno in Rwanda
La ricerca di Kihlgren non si limitò agli edifici. Si estese alla cultura immateriale, alle tradizioni, ai mestieri, alle conoscenze locali, alla cucina e alla memoria delle comunità.
Da questa attenzione nacque anche il lavoro sulla cultura gastronomica abruzzese realizzato insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, attraverso il recupero di oltre settanta ricette della tradizione, alcune delle quali non erano più utilizzate.
Dal 2008, attraverso la Fondazione Sextantio, Kihlgren sostenne inoltre in Rwanda un progetto rivolto a persone e famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità economica, contribuendo a garantire loro l’accesso alla copertura sanitaria di base.
Era un impegno diverso per contesto e finalità, ma coerente con una convinzione che aveva accompagnato il suo lavoro: l’iniziativa privata può assumersi una responsabilità nei confronti della società e delle comunità più fragili.
L’ultimo saluto tra Roma, Santo Stefano di Sessanio e Milano
La camera ardente sarà allestita venerdì 9 ottobre 2026, dalle ore 10 alle 12, presso la camera mortuaria dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, in via Cassia 600.
Nel pomeriggio dello stesso venerdì, a partire dalle ore 15, sarà possibile rendere omaggio al feretro a Santo Stefano di Sessanio, nella Chiesa delle Anime Sante.
I funerali si terranno lunedì a Milano, nella Chiesa di San Babila. Al termine delle esequie, Daniele Kihlgren sarà accompagnato nella cappella di famiglia a Lovere, sul Lago d’Iseo.
Resta soprattutto l’esperienza costruita in decenni di lavoro e quella convinzione, richiamata oggi da voci diverse, che sviluppo e tutela non debbano necessariamente essere termini contrapposti.
Sextantio continuerà a custodire questa impostazione nei luoghi, nelle architetture, nei paesaggi e nelle tradizioni che Daniele aveva scelto di riportare al centro dell’attenzione. E continuerà a perseguire quell’idea più ampia che ha attraversato tutta la sua esperienza: fare impresa senza separarla dalla responsabilità verso la cultura, il territorio e le persone.
Il modo più autentico per ricordare Daniele Kihlgren sarà continuare a proteggere ciò che aveva scelto di salvare con la sua visione, la sua ricerca e il suo lavoro.
E forse proprio Santo Stefano di Sessanio conserva la sintesi più concreta della sua eredità: un luogo al quale Daniele Kihlgren non chiese di diventare altro per poter avere un futuro.
Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.
In primo piano
L’Aquila, inaugurata la mostra su Piersanti Mattarella. Giovanni Grasso: il racconto di una vita, non soltanto di una morte
Giovanni Fontana, una vita oltre la pagina: all’Aquila il Premio alla carriera “Arte e Umanità” 2026
L’Aquila, inaugurata la mostra su Piersanti Mattarella. Giovanni Grasso: il racconto di una vita, non soltanto di una morte
Al Palazzo dell’Emiciclo circa 150 fotografie, molte delle quali inedite, ripercorrono la vicenda umana, familiare e politica del presidente della Regione Siciliana assassinato dalla mafia nel 1980. L’esposizione sarà visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre.
Giovanni Fontana, una vita oltre la pagina: all’Aquila il Premio alla carriera “Arte e Umanità” 2026
Il 24 ottobre al Palazzetto dei Nobili il riconoscimento nell’ambito del Premio Hombres Itinerante. Poliartista, poeta, performer e teorico della poesia epigenetica, Fontana è tra i protagonisti della ricerca poetica italiana e internazionale dagli anni Sessanta.
Case Ater L'Aquila, inquilini infuriati: vertice cruciale domani con il Difensore civico
Domani vertice tra Sunia, coordinamento ERP e il Difensore civico per sbloccare la ricostruzione dei 114 alloggi Ater all'Aquila.

