Il Tribunale marsicano riconosce il diritto all’identità basandosi sulla sola documentazione psicologica. L’avvocata Tiburzi: “Un provvedimento rivoluzionario che fa da apripista in Italia”
Una svolta significativa nel campo dei diritti civili arriva dal nostro Abruzzo. Il Tribunale di Avezzano ha emesso una sentenza destinata a fare giurisprudenza, autorizzando la rettifica del nome e del genere sul certificato di nascita per una persona non binaria senza la necessità di passare attraverso la terapia ormonale o interventi chirurgici.
Il caso riguarda un giovane studente universitario di Avezzano, nato biologicamente di sesso femminile, che ha intrapreso un percorso di riconoscimento della propria identità non binaria. Come spiegato dall’avvocata Silvia Tiburzi, che ha curato il ricorso, il richiedente non disconosce del tutto il genere femminile, ma avverte una forte propensione psicologica e comportamentale verso quello maschile. Proprio per questa natura “fluida” della propria identità, ha scelto di non sottoporsi a trattamenti medicalizzati.
La decisione del giudice rappresenta un elemento di grande novità: il Tribunale ha accolto la richiesta basandosi esclusivamente sulle relazioni psicologiche e psichiatriche prodotte, riconoscendo la libertà della persona di non assumere ormoni che potrebbero avere ripercussioni sulla salute.
Questa sentenza si aggiunge a pochissimi precedenti in Italia (si registrano casi simili solo a Roma e Mazara del Vallo) e pone l’Abruzzo all’avanguardia nella tutela delle identità non conformi. “Si tratta di una sentenza rivoluzionaria”, ha sottolineato la legale Tiburzi, evidenziando come il diritto all’identità debba essere svincolato da obblighi terapeutici invasivi quando non desiderati.
Purtroppo, la vicenda umana dietro il successo legale è stata segnata da episodi di intolleranza: il giovane, inizialmente orgoglioso di rendere pubblica la sua storia per aiutare altri, ha subito attacchi di bullismo sui social che lo hanno spinto a una maggiore riservatezza. Resta però la forza di un atto giuridico che traccia una nuova rotta per il riconoscimento della dignità personale.
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